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Non è raro che, nella vita di una S.r.l., i soci maturino l'esigenza di ripartire gli utili in misura diversa dalle rispettive quote di partecipazione. Le ragioni possono essere le più diverse: un socio che ha contribuito in modo più significativo ai risultati aziendali, la volontà di premiare l'apporto operativo di alcuni rispetto ad altri, o più semplicemente dinamiche familiari che suggeriscono una distribuzione asimmetrica.
Con la riapertura dei termini per il biennio 2026-2027, molti imprenditori e professionisti si trovano a doversi riporre la stessa domanda che ha accompagnato le ultime due annualità: conviene accettare la proposta di reddito formulata dall'Agenzia delle Entrate, o è più prudente restarne fuori?
Chi si appresta a vendere o acquisire un'azienda, o a partecipare a un'operazione di fusione o conferimento, si trova prima o poi davanti alla stessa domanda: cos'è esattamente la due diligence e perché è così determinante per l'esito dell'operazione? In termini semplici, è l'indagine conoscitiva che precede la firma e che consente di verificare se la realtà dell'azienda coincide con quanto rappresentato - sul piano legale, fiscale, contabile e giuslavoristico.
C'è un momento nella vita di un'impresa in cui i risultati economici, pur rappresentando un elemento essenziale, non sono più sufficienti a raccontarne l'identità. La crescita si misura anche attraverso le scelte compiute, il modo in cui vengono costruite le relazioni con clienti e collaboratori, l'attenzione alla governance, la capacità di innovare e la volontà di generare un impatto positivo e duraturo.
Con l'avvio del nuovo biennio 2026-2027, torna sotto i riflettori il Concordato Preventivo Biennale (CPB). Questo strumento, introdotto dal legislatore con il Decreto Legislativo 12 febbraio 2024, n. 13, si inserisce in un più ampio percorso di riforma fiscale volto a favorire un rapporto più collaborativo tra contribuenti e Amministrazione Finanziaria.
Bilanci, garanzie, affidamenti, patrimonio. Per anni la cantilena descrittiva del rapporto tra impresa e banca ha riguardato sempre gli stessi elementi. Oggi, però, questo schema non è più sufficiente. Il sistema finanziario osserva l’impresa in modo molto più ampio. È un dato di fatto. Le banche valutano la qualità dei flussi, la continuità aziendale, la governance, l’ordine gestionale, la sostenibilità fiscale e le capacità di pianificazione.

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