Con l’avvio del nuovo biennio 2026-2027, torna sotto i riflettori il Concordato Preventivo Biennale (CPB). Questo strumento, introdotto dal legislatore con il Decreto Legislativo 12 febbraio 2024, n. 13, si inserisce in un più ampio percorso di riforma fiscale volto a favorire un rapporto più collaborativo tra contribuenti e Amministrazione Finanziaria.
L’obiettivo è superare la visione tradizionalmente autoritaria del rapporto tributario per approdare a un modello fondato sulla fiducia, sul dialogo e sulla prevenzione del contenzioso, come delineato dalla legge delega per la riforma fiscale e sottolineato dalla giurisprudenza costituzionale, che identifica nella correttezza reciproca il “presupposto di ogni civile convivenza”.
Dopo la prima applicazione relativa al biennio 2024-2025, il nuovo ciclo si presenta con alcune novità. Il quadro normativo risulta oggi più consolidato, non solo grazie all’esperienza maturata da imprese, professionisti e operatori del settore, ma anche per effetto di interventi correttivi mirati.
Cosa Resta Invariato
La struttura fondamentale del Concordato Preventivo Biennale rimane sostanzialmente la stessa. L’Agenzia delle Entrate, sulla base delle informazioni a sua disposizione, formula una proposta per la definizione biennale del reddito d’impresa o di lavoro autonomo e del valore della produzione netta, rilevanti rispettivamente ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP. Il contribuente, che deve essere un soggetto per cui si applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), può decidere se aderire.
In caso di accettazione, le imposte e i contributi previdenziali obbligatori vengono determinati sul reddito concordato per l’intero biennio, a prescindere da eventuali maggiori o minori redditi effettivamente conseguiti.
Questo meccanismo è il cuore del principale obiettivo dell’istituto: garantire maggiore certezza fiscale e ridurre il rischio di contenzioso, premiando al contempo i contribuenti che adottano comportamenti improntati alla compliance.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che l’adesione al CPB non esonera il contribuente dagli obblighi ordinari. Rimane infatti tenuto alla corretta tenuta delle scritture contabili, alla presentazione delle dichiarazioni annuali e alla comunicazione dei dati tramite i modelli ISA. L’accordo, inoltre, non è assoluto: la normativa prevede specifiche ipotesi di cessazione, come nel caso di “circostanze eccezionali” che determinino una riduzione del reddito effettivo superiore al 30% rispetto a quello concordato, o di decadenza.
La base imponibile concordata rileva anche ai fini dei contributi previdenziali obbligatori. La Circolare n. 18/E del 2024 ha chiarito che:
“Gli eventuali maggiori o minori redditi ordinariamente determinati, rispetto a quelli oggetto del concordato, non rilevano, ai fini della determinazione delle imposte sui redditi nonché dei contributi previdenziali obbligatori, […] ferma restando la possibilità per il contribuente di versare comunque i contributi sulla parte eccedente il reddito concordato.”.
Questa disposizione segna una differenza rispetto a precedenti forme di concordato, dove la giurisprudenza aveva evidenziato l’autonomia delle Casse di previdenza privatizzate nel determinare le proprie basi imponibili contributive.
Cosa Cambia: Le Principali Novità del Biennio 2026-2027
Tra gli interventi più rilevanti per il nuovo biennio vi è la volontà del legislatore di rendere le proposte formulate dall’Amministrazione Finanziaria maggiormente aderenti alla reale capacità contributiva dei soggetti. L’esperienza del primo biennio ha infatti evidenziato alcune criticità, con proposte talvolta percepite come onerose rispetto ai risultati economici effettivi. Le nuove disposizioni, anche tramite il “Decreto correttivo” (D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 81) menzionato dalla Circolare n. 9/E del 2025, mirano a favorire una maggiore sostenibilità dello strumento e a incentivarne l’utilizzo.
La grande differenza rispetto al primo biennio è la maggiore maturità dell’istituto. Se nel 2024 il CPB era una novità assoluta, per il biennio 2026-2027 i contribuenti possono contare sull’esperienza concreta e su una maggiore consapevolezza dei vantaggi e delle criticità.
Il processo di rinnovo è disciplinato dall’articolo 14 del D.Lgs. 13/2024, il quale stabilisce che, decorso il primo biennio e in presenza dei requisiti, l’Agenzia delle entrate formula una nuova proposta.
La Circolare n. 9/E del 2025 ha fornito dettagli operativi per l’adesione al biennio 2026-2027, specificando che i contribuenti che hanno aderito per il 2024-2025 potranno ricevere una nuova proposta per il biennio successivo.
Quando Conviene Valutare l’Adesione
Non esiste una risposta valida per tutti. La convenienza del CPB dipende da molteplici fattori: l’andamento storico e prospettico dell’attività, gli investimenti programmati e le caratteristiche del settore di riferimento.
Per le imprese che prevedono risultati stabili o in crescita, il concordato può rappresentare un efficace strumento di pianificazione e certezza fiscale, cristallizzando il carico impositivo e contributivo e mettendole al riparo da eventuali accertamenti sui redditi oggetto dell’accordo. Un ulteriore elemento di convenienza è rappresentato dal regime opzionale di imposizione sostitutiva, disciplinato dall’articolo 20-bis del D.Lgs. 13/2024. Tale regime consente di assoggettare la parte di reddito concordato che eccede quello dichiarato nell’anno precedente a un’imposta sostitutiva con aliquote agevolate e graduate in base al punteggio ISA del contribuente. In caso di rinnovo del concordato, il parametro per calcolare tale eccedenza è il reddito effettivo dichiarato nel periodo d’imposta antecedente al nuovo biennio.
In altri casi, soprattutto in presenza di mercati instabili o di previsioni incerte, effettuare una valutazione approfondita degli effetti economici dell’adesione resta essenziale. L’accettazione della proposta, infatti, vincola il contribuente per due periodi d’imposta.
Considerazioni Finali
Il Concordato Preventivo Biennale 2026-2027 conferma e rafforza il percorso avviato dal legislatore: promuovere una collaborazione sempre più stretta e proficua tra Fisco e contribuente. Questo approccio si fonda sul principio di legittimo affidamento e buona fede, che deve improntare i rapporti tra le parti e che trova la sua massima espressione in istituti deflattivi del contenzioso come il CPB. Le novità introdotte puntano a rendere lo strumento più equilibrato e aderente alla realtà economica delle imprese e dei professionisti. A restare immutata, in ogni caso, è la necessità di una valutazione attenta e personalizzata. Si tratta, infatti, di una decisione strategica che inciderà sulla pianificazione fiscale di un intero biennio.