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Il voto ISA del 2026 si decide adesso, non in dichiarazione

Chi scopre il proprio punteggio a dichiarazione impostata ha già perso la parte più rilevante del vantaggio. Il voto si forma nella contabilità dell’esercizio in corso, e la chiusura del 2026 è a dieci settimane.

Mentre si chiudono le dichiarazioni relative al 2025, il voto che conterà davvero nei prossimi anni non è quello che compare oggi nei modelli. È quello del 2026, che si sta formando adesso, nelle scritture di questi mesi e nelle scelte di chiusura che verranno fatte a dicembre. I benefici più rilevanti del regime premiale sono infatti ancorati anche alla media del biennio: il punteggio 2026 sarà il secondo termine della media 2025-2026 e il primo di quella 2026-2027. Un esercizio governato male pesa due volte; uno governato bene rende due volte.

Tre domande, e la risposta dovrebbe essere immediata

Il punto di partenza è una verifica che ogni imprenditore dovrebbe poter fare in pochi minuti. Quale punteggio ho ottenuto negli ultimi due esercizi? Quale media biennale ne risulta, e a quale soglia mi colloca? In sede di chiusura qualcuno verifica la coerenza tra i dati contabili e quelli che alimentano gli indicatori, oppure il voto viene scoperto quando la dichiarazione è già impostata? Se le risposte non arrivano immediate, il problema non è il punteggio: è che la variabile non è mai stata governata.

Che cosa vale ogni soglia

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 123160 del 10 aprile 2026 ha confermato l’impianto del regime premiale per il periodo d’imposta 2025, e la sua architettura a soglie rende il ritorno misurabile. Con un voto almeno pari a 8 il contribuente è esonerato dal visto di conformità per la compensazione di crediti IVA fino a 50.000 euro annui e di crediti per imposte dirette e IRAP fino a 20.000 euro, e i termini di decadenza dell’accertamento si riducono di un anno per il periodo cui il voto si riferisce. Con un voto almeno pari a 8,5, o con una media biennale almeno pari a 9, gli uffici non possono procedere ad accertamenti fondati su presunzioni semplici. Con un voto almeno pari a 9, nell’anno o come media del biennio, le soglie di esonero dal visto salgono a 70.000 euro per l’IVA e a 50.000 euro per le imposte dirette e l’IRAP, l’impresa esce dalla disciplina delle società non operative, profilo decisivo per le società di gestione immobiliare, e resta esclusa dall’accertamento sintetico, a condizione che il reddito accertabile non ecceda di due terzi quello dichiarato.

All’estremo opposto, un voto inferiore a 6, tanto più se accompagnato dalla mancata adesione al concordato preventivo biennale, è il profilo che l’Agenzia ha indicato come prioritario nelle proprie attività di controllo. Tra le due estremità non esiste una zona neutra: ogni decimo di punto sposta l’impresa verso la tutela o verso l’attenzione degli uffici.

Che cosa rende davvero pericoloso un voto basso

Da solo, un voto basso è un indizio, non una prova. Lo diventa quando si somma ad altri elementi, come rimanenze poco credibili, ricarichi lontani da quelli del settore, perdite ripetute o una base sociale ristretta, perché è in quella combinazione che l’ufficio trova lo spazio per superare le scritture contabili. La protezione, quindi, non sta nel contestare l’indicatore a posteriori, ma nel poter spiegare lo scostamento con documenti formati quando i fatti accadevano: una giustificazione ricostruita a distanza di anni convince poco.

Il presidio appartiene alla chiusura d’esercizio

Il presidio, di conseguenza, appartiene alla chiusura d’esercizio e non alla dichiarazione, e le settimane che restano fino a dicembre vanno usate in tre tempi. Subito, una proiezione del voto 2026 sui dati contabili disponibili, per capire dove si collocherà l’impresa e quanto la separa dalla soglia successiva. Prima del 31 dicembre, le scelte che incidono sugli indicatori e che sono ancora possibili: la corretta rilevazione delle rimanenze, la competenza di costi e ricavi, la documentazione delle cause oggettive di un risultato debole, come un cantiere sospeso, la perdita di un cliente rilevante o un investimento non ancora a regime, finché sono ancora dimostrabili. In sede di bilancio e di dichiarazione, la verifica delle cause di esclusione prima di rassegnarsi al voto e la valutazione dell’adeguamento come calcolo di convenienza, confrontando il costo fiscale dei maggiori componenti dichiarati con il valore delle soglie che consente di raggiungere. Nessuno di questi passaggi è recuperabile dopo.

Il limite del regime premiale

Su un punto occorre essere espliciti, perché è lì che l’aspettativa si allontana di più dalla realtà: un punteggio costruito su dati non veritieri non protegge nulla. L’Amministrazione incrocia i dati degli indicatori con quelli dell’anagrafe tributaria e della fatturazione elettronica, e l’incoerenza che ne emerge è essa stessa un indicatore di anomalia. Il regime premiale preclude alcune modalità di accertamento; non copre i fatti gestionali sottostanti. L’obiettivo non è un voto alto a ogni costo, ma un voto che rappresenti fedelmente un’impresa ben gestita.

Chi altro legge il voto

Il voto, inoltre, non resta confinato al rapporto con il Fisco. Incide sulla convenienza del concordato preventivo biennale, la cui proposta si costruisce sugli stessi dati che alimentano gli indicatori e la cui adesione estende all’impresa i benefici del regime premiale. E viene letto, sempre più spesso, da chi valuta l’impresa dall’esterno: in una cessione d’azienda, nell’ingresso di un socio, in un passaggio generazionale, lo storico dei punteggi è uno dei primi segnali del rischio fiscale che si eredita. Un’impresa con una serie di voti alti e coerenti ha una storia fiscale che si spiega da sola; una con voti oscillanti deve spiegarla, e la valutazione ne risente.

Perché è una posizione

È in questo senso che il voto ISA è una posizione e non un adempimento. Si forma nella contabilità, condiziona le scelte di pianificazione, l’esposizione ai controlli e il valore stesso dell’impresa, e il momento in cui genera valore precede la dichiarazione. Chi lo affronta per compartimenti separati, la contabilità da una parte e la strategia fiscale dall’altra, lo scopre sempre troppo tardi. Il voto del 2026 è ancora aperto: è l’ultimo momento in cui lo si può decidere, anziché subirlo.

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