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Il transfer pricing nel mondo

Il transfer pricing nel mondo
di Nunzio Lanteri 

UN CONFRONTO TRA LE DIVERSE SOLUZIONI ADOTTATE DAI PAESI INDUSTRIALIZZATI E DA QUELLI IN VIA DI SVILUPPO PER CONTRASTARE QUESTO FENOMENO ELUSIVO. LA POSIZIONE DELL’ITALIA.

Ancora una volta nell’aprire un articolo di questo numero di Forum destinato ad approfondire alcuni aspetti della riforma fiscale entrata in vigore il 1° gennaio 2004 l’intenzione è quella di prendere le mosse da quanto previsto sull’argomento oggetto di approfondimento, in questo caso il “transfer pricing”, dalla versione aggiornata del TUIR.
Grande è quindi lo sconcerto quando appare evidente come il legislatore non abbia ancora ritenuto necessario affrontare il problema della congruità fiscale dei prezzi di trasferimento di beni e servizi, materiali e immateriali, fra società appartenenti ad un medesimo raggruppamento societario. Ciò è ancora più sorprendente ove si consideri l’obsolescenza e la sostanziale inefficacia della normativa oggi in vigore, l’ultimo aggiornamento risale infatti al 1980, nonché le numerose esperienze maturate dagli altri Paesi europei ed extraeuropei in questo settore. Proprio queste esperienze saranno oggetto di approfondimento nel proseguo – principalmente mediante una serie di tabelle riassuntive – nel tentativo di fornire una solida base di discussione al dibattito in materia di transfer pricing in corso nel nostro Paese in vista di una riforma della normativa in materia, oramai senza dubbio inevitabile.
In particolare le leggi sul “transfer price” pur avendo visto una certa diffusione tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, è solo negli ultimi tempi che hanno conosciuto uno sviluppo eccezionale sia su base territoriale, essendo state adottate da tutti i Paesi industrializzati e da una buona parte di quelli in via di sviluppo, sia in senso tecnico/applicativo essendo state oggetto di continui e repentini aggiornamenti da parte delle autorità fiscali delle Nazioni maggiormente coinvolte dal fenomeno.
Va innanzitutto evidenziato che la normativa riguardante il “transfer price” è stata per la prima volta adottata dagli Stati Uniti che, avendo sperimentato sulle proprie spalle gli effetti distorsivi sul mercato e negativi sulle entrate dell’erario delle manovre elusive basate sulla manipolazione dei prezzi di trasferimento di beni o servizi tra società collegate, hanno messo a punto una complessa e circostanziata normativa in materia già da parecchi anni acquisendo, in questo modo, una così vasta esperienza da poter essere considerati a pieno titolo dei veri e propri “esperti” della materia.

LEGISLAZIONE
PAESI OCSE NORMATIVA SUL “TRANSFER PRICING”
AUSTRALIA Si
AUSTRIA No, tuttavia vengono seguite le “Guidelines” dell’OCSE
BELGIO No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
CANADA Si
DANIMARCA Si
FRANCIA Si
GERMANIA Si
GIAPPONE Si
GRAN BRETAGNA Si
IRLANDA Si
ITALIA Si
LUSSEMBURGO No, tuttavia vengono seguite le “Guidelines” dell’OCSE
MESSICO Si
NORVEGIA No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
NUOVA ZELANDA Si
OLANDA No, tuttavia vengono seguite le “Guidelines” dell’OCSE
PORTOGALLO Si
SPAGNA Si
STATI UNITI Si
SVEZIA No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
SVIZZERA No
NAZIONI EMERGENTI
ARGENTINA No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
BRASILE No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
CILE No
CINA Si
COREA Si
HONG KONG No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
INDIA No
INDONESIA No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
MALAYSIA No
POLONIA No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
REPUBBLICA CECA No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
SINGAPORE No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
TAIWAN No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”
TAILANDIA No, in sostituzione vengono applicate le “anti abuse measures”

 

Diverso è invece il discorso per quanto riguarda l’OCSE; l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, in qualità di organismo sovranazionale, non ha predisposto una vera e propria normativa bensì ha fornito, nelle “Transfer Pricing Guidelines” del 1995, una serie di “consigli” che sono stati poi in larga parte recepiti in fase di predisposizione delle diverse normative da parte dei Paesi membri.
In una posizione intermedia tra la normativa statunitense ed i suggerimenti forniti dall’OCSE, si pongono invece una serie di Nazioni “emergenti” ed, in generale, i Paesi in via di sviluppo che non hanno dotato il loro quadro legislativo di una specifica normativa sul “transfer price” ma hanno preferito, sia per la totale mancanza di un’esperienza diretta sul campo sia a causa di determinate scelte “politiche”, regolamentare “indirettamente” la materia facendo rientrare le problematiche inerenti la determinazione dei prezzi di trasferimento nell’ambito di applicazione delle più generali misure antielusione.
Una situazione questa che potrebbe creare non pochi problemi agli imprenditori impegnati in un processo di internazionalizzazione. Basti pensare che, anche se la transazione di un determinato bene o servizio avviene tra due società collegate residenti in Nazioni dotate di una specifica normativa sul “transfer price”, le metodologie di determinazione del prezzo ad “arm’s lenght” il più delle volte differiscono da Paese a Paese portando a risultati che potrebbero essere sostanzialmente diversi. Ne discende che un eventuale effetto sanzionatorio, comminato dalle autorità fiscali attraverso la ripresa a tassazione di quella parte di costo, ovvero di ricavo, eccedente il limite dell’”arm’s lenght”, rischierebbe di far emergere fenomeni di doppia imposizione sui medesimi redditi in capo a soggetti diversi. Ad esempio il semplice fatto di non riconoscere la deducibilità fiscale, attraverso la ripresa a tassazione, di un costo scaturito in seguito all’acquisizione di un determinato bene in capo alla società acquirente non coincide, nella maggioranza dei casi, con la rettifica, sempre ai fini fiscali, dei ricavi che sono scaturiti in seguito alla cessione di quel determinato bene in capo alla società collegata residente in un Paese diverso da quello della società acquirente.

METODI ACCETTATI PER LA DETERMINAZIONE DEL PREZZO DI TRASFERIMENTO
PAESI OCSE CUP COST PLUS RESALE PRICE PROFIT SPLIT CPM/TNMM GLOBAL APPORT
AUSTRALIA Si Si Si Si Si No
AUSTRIA Si Si Si No No No
BELGIO Si Si Si No Si No
CANADA Si Si Si Si No No
DANIMARCA Si Si Si NON DEFINITO Si NON DEFINITO
FRANCIA Si Si Si Si No Si
GERMANIA Si Si Si Si Si No
GIAPPONE Si Si Si Si No No
GRAN BRETAGNA Si Si Si Si Si No
IRLANDA Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
ITALIA Si Si Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
LUSSEMBURGO Si Si Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
MESSICO Si Si Si No No Si
NORVEGIA Si Si Si No No No
NUOVA ZELANDA Si Si Si Si Si NON DEFINITO
OLANDA Si Si Si Si Si No
PORTOGALLO Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
SPAGNA Si Si Si Si No No
STATI UNITI Si Si Si Si Si No
SVEZIA  Si Si Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
SVIZZERA Si Si Si Si Si Si
NAZIONI EMERGENTI
ARGENTINA Si NON DEFINITO NON DEFINITO No No No
BRASILE Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
CILE Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
CINA Si Si Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
COREA Si Si Si Si Si No
HONG KONG Si Si Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
INDIA Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
INDONESIA Si Si Si Si Si Si
MALAYSIA Si Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
POLONIA Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
REPUBBLICA CECA Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
SINGAPORE Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
TAILANDIA Si Si No No No No
TAIWAN Si Si Si NON DEFINITO NON DEFINITO NON DEFINITO
NOTE:
CUP: “Comparable Uncontrolled Price Method” o metodo del confronto del prezzo secondo il quale il prezzo ad “arm’s length”, o valore normale, per le transazioni di beni materiali tra società collegate deve corrispondere al prezzo fissato per transazione comparabile tra imprese indipendenti (cd. uncontrolled transaction).
COST PLUS: detto anche metodo del costo maggiorato è basato sulla comparabilità con una “uncontrolled transaction” al fine di verificare il valore normale dell’incremento di profitto lordo necessario per coprire i costi delle funzioni di produzione relative al prodotto in esame, tenendo conto anche dell’ammontare di capitale investito e del rischio connesso.
RESALE PRICE: detto anche metodo del prezzo di rivendita si basa su un’accurata misurazione del margine lordo di profitto realizzato nell’ambito di una “uncontrolled transaction” comparabile.
PROFIT SPLIT: o metodo della ripartizione dei profitti in base al quale si cerca di stabilire il valore di mercato attraverso il confronto tra l’allocazione che gli utili subiscono in seguito ad una transazione tra imprese collegate, con la eventuale ripartizione che tali utili avrebbero invece subito se la medesima transazione fosse intercorsa tra imprese indipendenti.
CPM: “Comparable Profits Method” o metodo del confronto dei profitti lordi attraverso il quali si cerca di determinare il prezzo ad “arm’s length” sui trasferimenti di beni materiali mediante l’applicazione dei cosiddetti “Profit Level Indicators” che tengano conto degli indici di redditività relativi a società indipendenti coinvolte in una transazione comparabile.
TNMM: “Transactional Net Margin Method” o metodo del confronto dei profitti netti. E’ del tutto simile al CPM con l’unica differenza che il raffronto tra “controlled” e “uncontrolled transaction” avviene sulla base dei profitti netti e non su quelli lordi.
GLOBAL APPORT: “Global Formulary Apportionment Method” o metodo dell’allocazione dei profitti totali attraverso il quale si cerca di determinare il valore normale di un bene attraverso l’analisi della diversa ripartizione tra le “subsidiary” non residenti dei profitti totali maturati in seguito alla transazione. L’analisi di tale ripartizione è basata su una formula predeterminata le cui variabili sono rappresentate il più delle volte dal giro di affari, dalle quantità vendute e dalle spese sostenute per salari.

 

Un problema che, almeno nell’ambito dell’Unione Europea, è stato in parte risolto con la Convenzione Comunitaria nr. 436 del 23 luglio 1990 relativa proprio all’eliminazione delle doppie imposizioni che potrebbero verificarsi in caso di rettifica da parte delle autorità fiscali dei Paesi membri dei redditi maturati in capo ad imprese appartenenti al medesimo gruppo societario.
In particolare quando un’impresa reputi che uno Stato membro dell’UE non abbia rispettato i principi sanciti dalla Convenzione per la determinazione dei prezzi di trasferimento di beni o servizi fra imprese collegate – in materia la Convenzione detta solo dei principi generali – e sia stata quindi sottoposta ad un accertamento dal quale può derivare un fenomeno di doppia imposizione sui medesimi redditi, può rivolgersi entro i tre anni successivi al ricevimento dell’avviso di accertamento all’autorità competente del proprio Paese di residenza.

 

DOCUMENTAZIONE RICHIESTA E ACCORDI PRELIMINARI
PAESI OCSE DOCUMENTAZIONE RICHIESTA IN CASO DI VERIFICA SUL PREZZO DI TRASFERIMENTO POSSIBILITA’ PER IL CONTRIBUENTE DI RICHIEDERE UN “ADVANCE PRICE AGREEMENT”
AUSTRALIA Documentazione attestante le politiche di prezzo seguite, l’elenco delle transazioni utilizzate come termine di paragone, le analisi funzionali ed i calcoli eseguiti per la determinazione del prezzo applicato. Si
AUSTRIA Nessuna No
BELGIO Nessuna No, tuttavia è possibile ricorrere all’istituto dell’”advance ruling”.
CANADA Lista delle transazioni similari, analisi funzionali, calcoli eseguiti per la determinazione del prezzo e lista dettagliata dei prezzi applicati nelle transazioni intercorse con società collegate. Si
DANIMARCA Nessuna No, tuttavia è possibile ricorrere all’istituto dell’”advance ruling”.
FRANCIA Nessuna No
GERMANIA Nessuna in particolare. Tuttavia possono essere richieste le prove documentali che giustifichino le politiche di prezzo seguite. Si. Tuttavia l’applicazione dell’APA è limitata ad alcuni casi particolari.
GIAPPONE Nessuna Si
IRLANDA Nessuna No
ITALIA Nessuna No
LUSSEMBURGO Nessuna No, tuttavia è possibile ricorrere all’istituto dell’”advance ruling”.
MESSICO Nessuna No, tuttavia è possibile ricorrere all’istituto dell’”advance ruling”.
NORVEGIA Nessuna No
NUOVA ZELANDA Non specificato Si, ma a partire dal 1997.
OLANDA Nessuna No, tuttavia è possibile ricorrere all’istituto dell’”advance ruling”.
PORTOGALLO Nessuna No
REGNO UNITO Nessuna Si
SPAGNA Nessuna Si
STATI UNITI Documentazione attestante le politiche di prezzo seguite, l’elenco delle transazioni utilizzate come termine di paragone, le analisi funzionali ed i calcoli eseguiti per la determinazione del prezzo applicato, descrizione della struttura del gruppo e analisi economiche seguite per giungere alla determinazione del prezzo di trasferimento applicato. Si
SVEZIA  Nessuna No
SVIZZERA Nessuna No, tuttavia è possibile ricorrere all’istituto dell’”advance ruling”.
NAZIONI EMERGENTI
ARGENTINA Nessuna No
BRASILE Nessuna Non specificato
CILE Nessuna Non specificato
CINA Rendiconto annuale sulle transazioni effettuate con imprese domiciliate in territorio straniero. No
COREA Documentazione attestante le politiche di prezzo seguite nelle transazioni infragruppo, elenco delle transazioni utilizzate come termine di paragone, prove documentali attestanti le funzioni svolte ed i rischi assunti nella transazione dalle società collegate e lista delle società appartenenti al medesimo gruppo. Si, ma solo a partire dal 1997.
HONG KONG Nessuna No, tuttavia è possibile ricorrere all’istituto dell’”advance ruling”.
INDIA Nessuna No, tuttavia è possibile ricorrere all’istituto dell’”advance ruling”.
INDONESIA Bilancio finanziario certificato, dettaglio del fatturato ottenuto nel corso dell’anno, dettaglio delle spese sostenute dall’”head office” (sede centrale) e ripartizione di tali spese tra le “subsidiary” e le “branch” del gruppo. No
MALAYSIA Nessuna No, tuttavia è possibile ricorrere all’istituto dell’”advance ruling”.
POLONIA Nessuna No
REPUBBLICA CECA Nessuna No
SINGAPORE Nessuna No
TAILANDIA Nessuna No
TAIWAN Nessuna No

 

Le autorità interpellate, qualora dovessero ritenere fondate le motivazioni addotte dal contribuente e non riuscissero a trovare da sole una soluzione soddisfacente, potranno rivolgersi alle autorità fiscali degli altri Paesi interessati al fine di evitare, adottando una procedura amichevole, l’insorgere di fenomeni di doppia imposizione.
Qualora le autorità interpellate, entro i due anni successivi a quello nel quale è stata loro sottoposta per la prima volta la questione, non riescano ad addivenire ad una soluzione, possono istituire una commissione consultiva il cui compito consiste non nel fornire una soluzione al problema della doppia imposizione bensì unicamente nel fornire un “parere” qualificato. E’ bene tuttavia sottolineare che il fatto che sia stata istituita una commissione consultiva non impedisce ai Paesi membri di avviare o continuare, per la medesima fattispecie sottoposta alla commissione, azioni giudiziarie o procedure per l’applicazione delle sanzioni amministrative.
La commissione consultiva dovrà fornire il suo parere entro i sei mesi successivi al momento in cui è stata interpellata.

SANZIONI PECUNIARIE
PAESI OCSE SANZIONI PREVISTE
AUSTRALIA Nel caso in cui venga accertata una finalità elusiva la pena pecuniaria varia dal 25 al 50% delle imposte dovute. In tutti gli altri casi la sanzione applicabile non supera il 25% delle maggiori imposte accertate.
AUSTRIA Nessuna a meno che non venga accertata una manovra fraudolenta.
BELGIO Dal 10 al 200% delle maggiori imposte dovute.
CANADA Nessuna. Vengono tuttavia applicati gli interessi di mora previsti nei casi di ritardato pagamento delle imposte sui redditi.
DANIMARCA Nessuna
FRANCIA Nessuna. Tuttavia viene applicato un interesse di ritardato pagamento pari alllo 0,75% del maggiore reddito dichiarato; tali redditi vengono inoltre considerati alla stessa stregua dei dividendi e come tali assoggettati a ritenuta alla fonte del 25% in sede di distribuzione.
GERMANIA Nessuna. Vengono tuttavia applicate le medesime sanzioni previste in caso di ritardato pagamento.
GIAPPONE Vengono applicate le medesime sanzioni, dal 5 al 10%, previste in caso di ritardato pagamento. Viene inoltre applicata sui redditi evasi una sovraimposta (delinquency tax) pari al 14,6% per anno.
IRLANDA Interesse mensile pari all’1,25% delle maggiori imposte dovute.
ITALIA Dal 100 al 200% delle maggiori imposte dovute.
LUSSEMBURGO Nessuna a meno che non venga accertata una manovra fraudolenta.
MESSICO Fino al 100% delle maggiori imposte dovute più gli interessi di mora. Sono possibili anche ulteriori aggiustamenti per adeguare il pagamenta all’elevato tasso di inflazione.
NORVEGIA Vengono applicate le medesime sanzioni (fino al 30%) previste per i casi di errata indicazione dei redditi nella dichiarazione annuale. Tale sanzione può essere però elevata, in casi eccezionali, al 60%.
NUOVA ZELANDA Dal 20 al 100% delle maggiori imposte accertate più gli interessi di mora.
OLANDA Vengono applicate le medesime sanzioni previste nel caso di inesatta indicazione dei redditi nella dichiarazione annuale. La sanzione, in taluni casi, può essere però elevata al 100% delle maggiori imposte accertate.
PORTOGALLO Viene applicato un tasso normale la cui aliquota è pari al tasso di sconto fissato dalla Banca del Portogallo più il 5%.
REGNO UNITO Nel caso in cui venga accertata una manovra fraudolenta la sanzione è pari al 100% delle maggiori imposte dovute. Nessuna sanzione negli altri casi; vengono tuttavia applicati gli interessi per ritardaro pagamento.
SPAGNA La sanzione è pari al 35% del maggior reddito non dichiarato, cui bisogna aggiungere dal 35 al 150% delle maggiori imposte dovute su tali redditi più gli interessi di mora per ritardato pagamento.
STATI UNITI Dal 20 al 40% delle maggiori imposte accertate. La misura della sanzione varia in funzione della gravità dell’evasione commessa.
SVEZIA  La sanzione è pari al 40% delle maggiori imposte accertate.
SVIZZERA Nessuna a meno che non venga accertata una manovra fraudolenta.
NAZIONI EMERGENTI
ARGENTINA Non espressamente specificate dalla normativa locale.
BRASILE Non espressamente specificate dalla normativa locale.
CILE Non espressamente specificate dalla normativa locale.
CINA Qualora i pagamenti effettuati a seguito di una transazione tra società collegate eccedano il valore normale (o “arm’s length”), tali pagamenti verranno considerati alla stessa stregua della distribuzione di dividendi ed assoggettati a ritenuta alla fonte piena.
COREA Qualora venga accertato un reddito imponibile superiore a quello dichiarato, la sovrattassa sarà pari al 10% delle maggiori imposte dovute; alla sovrattassa così determinata bisognerà sommare gli interessi di mora nella misura dello 0,04% per giorno di ritardo (0,02% dopo i primi 2 anni). Nel caso in cui invece il contribuente, in seguito a specifica richiesta, non trasmetta alle autorità competenti i documenti che attestino le metodologie utilizzate per la determinazione del prezzo di trasferimento, la sanzione pecuniaria applicabile è di 40.000 US$.
HONG KONG Sovrattassa pari al 300% delle maggiori imposte dovute
INDIA Nessuna
INDONESIA Interessi di mora per ritardato pagamento pari al 2% mensile delle maggiori imposte dovute. Nei casi di esplicita evasione fiscale però il contribuente può incorrere in sanzioni ben più gravi: da uno a sei anni di reclusione e da due a quattro volte le maggiori imposte dovute.
MALAYSIA La sanzione può variare dal 100 al 300% delle maggiori imposte dovute.
POLONIA Interessi di mora pari allo 0,14% per giorno di ritardato pagamento.
REPUBBLICA CECA Interessi di mora pari allo 0,2% per giorno di ritardato pagamento.
SINGAPORE La sanzione può variare da una a tre volte le maggiori imposte accertate ed il contribuente può essere condannato fino a tre anni di reclusione ed al pagamento di una somma aggiuntiva che, a seconda della gravità del caso, varia da un minimo di 5.000 ad un massimo di 10.000 US$.
TAILANDIA Sovrattassa del 200% delle maggiori imposte accertate più 1,5% per interessi di mora per ogni mese di ritardato pagamento.
TAIWAN Nessuna a patto che non venga accertato l’intento elusivo.

 

Le autorità competenti, dal momento in cui la commissione ha espresso il suo parere, hanno ulteriori sei mesi di tempo per prendere una decisione in merito al problema della doppia imposizione. Tuttavia tale decisione può anche prescindere dal parere della commissione consultiva; il parere diventa infatti vincolante per le autorità fiscali dei Paesi interessati solo nel momento in cui non si riesce a raggiungere una soluzione amichevole per l’eliminazione della doppia imposizione.
Si può facilmente notare come una procedura di questo tipo, pur rappresentando il primo passo verso l’armonizzazione delle diverse normative sul “transfer price” adottate dai Paesi membri, è ben lungi dal rappresentare, sia per la complessità sia per i lunghi tempi che una procedura di questo tipo richiede, una soluzione idonea a risolvere definitivamente l’ampio ventaglio di problemi relativi alla determinazione “univoca” dei prezzi di trasferimento.
Ma non è solo l’Unione Europea a trovarsi in queste condizioni; è infatti tutto il mondo industrializzato a risentire del problema dello scarso, se non inesistente, coordinamento delle norme in materia di “transfer price”. E in una situazione del genere chi ha tutto da perdere e nulla da guadagnare è unicamente l’imprenditore. Ecco perché noi, nel nostro piccolo, vogliamo offrire un contributo dando un quadro generale delle normative adottate sia dai Paesi maggiormente industrializzati che da quelli in via di sviluppo al fine di fornire all’operatore economico uno strumento utile per orientarsi nel difficile ed intricato mondo del “transfer pricing” (vedi tabelle allegate).
Attenzione però; il nostro intento non è quello di individuare la normativa “migliore”. Se non altro, proprio perché non esiste una normativa “migliore” delle altre!
Non è allo stesso modo possibile fornire una scala gerarchica ordinata per grado di efficacia operativa dato che tutte le normative prese in esame presentano dei punti di forza e di debolezza che dipendono dal contesto politico ed economico nel quale sono state inserite; se da una parte infatti nessuno si sognerebbe di poter insegnare qualcosa agli statunitensi, che in materia sono dei veri e propri “maestri”, dall’altra nemmeno gli Stati Uniti potrebbero insegnare ai Paesi in via di sviluppo regole comportamentali per affrontare con efficacia il problema.
Una cosa però è certa; è assolutamente necessaria un’azione di concerto delle autorità fiscali dei Paesi maggiormente interessati dal fenomeno per giungere, se non alla totale armonizzazione, che allo stato attuale sembra peraltro impossibile, ad una soluzione che non penalizzi troppo le società dotate di un elevato grado di internazionalizzazione.
Ed in effetti qualcosa da alcuni anni si sta muovendo; basti pensare ai cosiddetti “Advance Pricing Agreement” (APA), ossia accordi preventivi tra l’investitore e le autorità fiscali al fine di determinare un prezzo di trasferimento che sia ritenuto equo e ragionevole da entrambe le parti ed evitare quindi la rettifica ai fini fiscali del costo sostenuto o del ricavo conseguito ad operazione già fatta. Accordi questi che stanno trovando un’ampia diffusione nei Paesi industrializzati e che, forse, un domani saranno l’unico mezzo per giungere ad una soluzione che non scontenti né l’operatore economico né l’erario.
A conferma che l’APA può davvero rappresentare il futuro delle politiche di contrasto al fenomeno del transfer pricing il 19 luglio 2003 la Commissione Europea al termine di una indagine dalla quale è risultato che oltre il 60% delle transazioni internazionali è rappresentata da scambi infragruppo ha nominato un comitato di dieci esperti incaricati di individuare soluzioni che, cercando di evitare interventi legislativi sempre difficili da adottare a livello comunitario, consentano di promuovere un maggior ricorso agli Advance Pricing Agreement, nonché una maggior uniformità nella documentazione richiesta in materia di contrasto alle politiche di transfer pricing.

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