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TUNISIA: la “perla” del Mediterraneo

TUNISIA: la “perla” del Mediterraneo
di Maurizio Nisticò 

La ricca offerta di opportunità per le imprese straniere unita ad un invidiabile apparato amministrativo fa di questo Paese una scelta da valutare attentamente sulla strada della globalizzazione delle imprese italiane.

Paese di antichissima civiltà e vero incrocio di diverse civiltà la Tunisia è stata prima punica, romana, bizantina, arabo-musulmana, ottomana, quindi protettorato francese ed infine indipendente a partire dal 1955. Ed è proprio a partire dall’indipendenza che questo Paese ha vissuto una storia di sviluppo economico e sociale che l’ha portato a primeggiare nel continente africano, nel quale, tra l’altro, si distingue per la moderazione nei sentimenti religiosi, fatto questo che evita dirompenti conflitti interni e favorisce una rispettosa convivenza fra le diverse religioni ed etnie presenti nel Paese.
A ciò si aggiunga l’elevata alfabetizzazione pari, nel 2004, al 77,1% della popolazione adulta, favorita da un obbligo scolastico che arriva ai 16 anni e che ha favorito sia un’estesa conoscenza delle lingue straniere che un’elevata preparazione della popolazione alle sfide proposte dalla globalizzazione.
Sfide alle quali la Tunisia si presenta molto ben preparata, forte di un accordo di Associazione con l’Unione Europea del 1995, entrato in vigore nel 1996, che permette il libero accesso, in franchigia totale dalle imposte doganali, ai prodotti industriali tunisini sul mercato europeo. Si consideri, inoltre, che nel 2004 la Tunisia ha firmato un accordo di libero scambio con i Paesi dell’EFTA (European Free Trade Association). Il Paese gode, inoltre, di sostanziali riduzioni tariffarie per i prodotti manifatturieri, agricoli ed artigianali diretti verso il Giappone, il Canada, gli Stati Uniti, la Svizzera e l’Australia.
Anche con riferimento ai principali indicatori economici la situazione presenta caratteristiche di particolare interesse: nel 2005 la crescita economica è stata del 4,2%, le esportazioni sono cresciute del 8,6%, l’inflazione si è fermata al 2% a fronte di un deficit limitato al 3,1% del PIL, con un reddito pro capite annuo (espresso in potere d’acquisto) pari a 6.850 Dollari statunitensi.
A ciò si aggiunga che la Tunisia è la prima destinazione turistica nell’area sud del Mediterraneo, primo esportatore mondiale di datteri, secondo esportatore mondiale di acido fosforico, secondo esportatore mondiale di olio d’oliva dopo l’Unione Europea e vanta una consistente presenza di industrie attive nel settore elettrico, in quello elettronico, dei componenti automobilistici, dei componenti plastici, dell’imballaggio, del tessile, del cuoio, dell’agroalimentare, dell’industria farmaceutica, ecc.
D’altra parte la situazione si presenta assai favorevole anche per ciò che concerne più direttamente gli elementi che condizionano le scelte di allocazione di una nuova unita produttiva. Il costo di un operaio qualificato, infatti, è di almeno quattro volte inferiore rispetto ad un’analoga figura professionale italiana, non molto diversa è la situazione con riferimento ad un tecnico qualificato o ad un ingegnere.
Si consideri anche il fatto che il Paese è distante solo un’ora di volo e poche ore di navigazione dall’Italia, un elemento che non può certo essere trascurato nell’ambito di una scelta di delocalizzazione, soprattutto se l’alternativa più interessante è rappresentata dalla Cina.
Da non trascurare il costo dell’energia pari alla metà di quello italiano, la presenza di ben 106 zone industriali specificatamente destinate all’insediamento di nuove iniziative imprenditoriali con formalità fortemente ridotte ed una sostanziale libertà nella scelta dell’oggetto e delle modalità dell’investimento ma soprattutto un mercato valutario che consente il libero trasferimento di utili e capitali, grazie anche alla convertibilità del dinaro tunisino. Direttamente connessa alla vivacità dell’economia tunisina è la presenza di numerosi organismi finanziari panarabi, principalmente privati, fortemente propensi a sostenere finanziariamente iniziative imprenditoriali straniere nel Paese, con l’applicazione di tassi di interesse particolarmente concorrenziali.
Insomma un Paese che vede oggi oltre 2700 imprese straniere di grandi, piccole e medie dimensioni presenti sul proprio territorio provenienti principalmente da Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Paesi Arabi e Stati Uniti.
Esaurita questa sintetica presa di contatto con il “pianeta Tunisia” passiamo ad esaminare in dettaglio quelli che sono i fattori più direttamente connessi alle scelte di investimento delle imprese straniere, in primis la fiscalità diretta sulle imprese.
L’aliquota “normale” dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche è fissata al 35%, un valore che, tuttavia, il nuovo Codice degli Investimenti deroga ampiamente in funzione del settore e della tipologia dell’attività svolta dall’impresa.
In particolare è prevista l’esenzione totale dalle imposte per i primi 10 anni dall’avvio dell’attività per:
– i redditi da esportazione;
– i progetti di sviluppo agricolo;
– i progetti di sviluppo regionale.
Un’ulteriore riduzione dell’imposta del 50% è prevista per:
– altri 10 anni per i progetti di sviluppo regionale;
– per i redditi da esportazione per un periodo illimitato a partire dall’undicesimo anno.
Per quanto riguarda gli ulteriori incentivi di carattere fiscale le società totalmente esportatrici possono realizzare, a seconda del settore di attività, una percentuale di vendite sul territorio tunisino non superiore al 20% del totale delle stesse (30% in materia agricola) senza perdere il diritto al regime impositivo di favore.
Insomma un quadro tributario di particolare attrattiva principalmente per le imprese export oriented che possono trovare in questo Paese una vera “mecca” considerato anche il fatto che la Tunisia non è assolutamente considerata un “paradiso fiscale”, non rientra infatti in alcuna “black list italiana”, e che i benefici impositivi sono legati esclusivamente alla tipologia dell’attività svolta e non risultano identificabili come tali in via preliminare. La Tunisia, inoltre, vede, disciplinati i rapporti fiscali con l’Italia da una Convenzione contro le doppie imposizioni firmata a Tunisi il 16 maggio 1979.
Un regime impositivo analogo a quello delle imprese totalmente esportatrici è applicabile a quelle società che prestano i propri servizi esclusivamente alle società totalmente esportatrici o che sono collocate nelle “zone franche” (per la verità limitate solo a due in tutta la Tunisia) così come agli istituti bancari che prestano la propria opera principalmente a favore dei non residenti. Tali strutture societarie, così dette “offshore”, possono importare in regime di esonero totale dei diritti di dogana e di IVA tutti i beni strumentali, le materie prime, i mezzi di trasporto, i semi lavorati, nonché fare acquisti dello stesso tipo in esenzione di IVA sul mercato locale.
Con riferimento alle imposte indirette si consideri che è in vigore un Imposta sul Valore Aggiunto non troppo dissimile da quella in vigore nell’Unione Europea: l’aliquota base è del 18%, applicata sull’85% dei prodotti. Come di consueto esistono delle aliquote agevolate per i prodotti di largo consumo o socialmente utili.
Di particolare interesse, in materia di diritto del lavoro, è il fatto che pur esistendo, come nella maggior parte dei Paesi europei, una contrattazione collettiva è sempre possibile derogarvi per effetto della libera negoziazione tra le parti con l’unico limite rappresentato dal rispetto del salario minimo fissato per legge.
L’adesione della Tunisia all’Accordo di Ginevra del 25 aprile 1979 sull’eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio e il fatto che oltre il 97% delle importazioni è sostanzialmente liberalizzato comportano che l’unico ostacolo alle importazioni è di natura economica, ossia rappresentato dai dazi doganali il cui valore oscilla fra il 10 e il 43%; sui beni di lusso l’imposta daziaria può arrivare invece fino al 200%. D’altra parte l’aliquota del 10% trova applicazione, insieme all’esenzione dall’IVA, sull’import di attrezzature ad uso industriale se non esistenti in loco.
Per quanto riguarda i rapporti commerciali con l’Unione Europea l’accordo di associazione del luglio 1995 prevede la completa eliminazione dei dazi doganali entro il 2008, peraltro ad oggi la maggior parte dei residui dazi hanno aliquote non lontane dallo zero, essendo stata la riduzione fissata con un criterio di progressività, e riguardano unicamente i beni di consumo ed i prodotti finiti, essendo già venuta meno ogni barriera daziaria per le impostazioni di macchinari industriali e prodotti semilavorati.
Dal punto di vista societario il Codice del commercio tunisino prevede le seguenti forme societarie:
– Società Anonima (S.A.);
– Società a Responsabilità Limitata (S.A.R.L.);
– Società in Nome Collettivo (S.N.C.);
– Società in Accomandita Semplice (S.C.S.);
– Società in Accomandita per Azioni (S.C.A.);
– Società Unipersonale a Responsabilità Limitata (S.U.A.R.L.).
Ispirato all’analoga disciplina francese il Codice del Commercio tunisino non si rivela troppo dissimile dall’analoga disciplina in vigore nei Paesi di Civil Law risultando quindi agevolmente comprensibile per l’imprenditore italiano. In ogni caso è tecnicamente possibile oltre che vivamente consigliato prevedere la clausola arbitrale in tutti i rapporti contrattuali e societari sorti in Tunisia in modo da evitare il ricorso ad un sistema giudiziario che, inevitabilmente, potrà risultare di difficile comprensibilità per lo straniero.
Insomma un sistema Paese, quello tunisino, che qualunque progetto di espansione all’estero da parte di un’impresa italiana o europea dovrebbe considerare attentamente fra le proprie opzioni di sviluppo, non fosse altro per la vicinanza geografica che non potrà non riflettersi positivamente sugli oneri di viaggio e più in generale di insediamento, nonché sui costi, sempre crescenti, di trasporto delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti finiti.

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