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Il sostegno finanziario pubblico all’internazionalizzazione delle imprese

IL SOSTEGNO FINANZIARIO PUBBLICO ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE
di Maurizio Nisticò

UN ESAME DELLE PRINCIPALI NORMATIVE DESTINATE A FAVORIRE L’ESPANSIONE ALL’ESTERO DELLE AZIENDE ITALIANE

Il processo di globalizzazione ha compiuto negli ultimi anni decisi passi in avanti e nei prossimi esercizi è destinato ad incidere sia sullo sviluppo che sulla sopravvivenza di molte imprese.
L’impresa, infatti, per poter far fronte alla sempre più pressante competizione internazionale dovrà combinare i fattori produttivi e di mercato in un ottica sempre più ampia, avviando un processo di internazionalizzazione che le consenta di approvvigionarsi, produrre, comprare e vendere oltre i confini nazionali. Il processo di internazionalizzazione dell’azienda si attua ponendo in essere una serie di azioni, singolarmente o combinate, che consistono prevalentemente nel:
· vendere all’estero i propri prodotti;
· produrre all’estero;
· stringere alleanze con partner stranieri;
· ricorrere ad apporti di capitale di azionisti stranieri;
· approvvigionarsi da fornitori stranieri;
· affrontare la competizione con concorrenti stranieri;
· realizzare unità di produzione e vendita in paesi stranieri.
Le motivazioni che inducono un’impresa a porre in essere queste azioni sono riconducibili essenzialmente ai seguenti fattori:
· messa a punto di un prodotto che si ritiene adatto per uno o più mercati esteri;
· sviluppo di una tecnologia innovativa;
· esistenza di opportunità di business particolarmente allettanti;
· contatti con clienti e fornitori esteri;
· contatti con potenziali partner per la produzione e per gli apporti finanziari;
· necessità di approvvigionamento presso fornitori esteri;
· pressioni competitive
· ricerca di condizioni vantaggiose per ridurre i costi (minore pressione fiscale, minore costo del lavoro, ecc.).

Nel recente passato le aziende italiane si sono affermate sui mercati internazionali confidando su una molteplicità di fattori critici di successo tra cui la concorrenzialità dei prezzi e soprattutto la creatività e qualità dei beni prodotti. Nel corso degli anni novanta il vantaggio competitivo, determinato dai predetti punti di forza, è andato progressivamente assottigliandosi in quanto si sono verificati una serie di mutamenti che hanno modificato profondamente lo scenario competitivo internazionale.
Gli effetti più evidenti di questo mutamento sono ascrivibili principalmente ad un quadro congiunturale negativo ed alla sempre maggiore presenza di paesi di nuova industrializzazione. Per avere un successo stabile e duraturo all’estero non è sufficiente raggiungere elevati livelli di efficienza ed aver messo a punto un buon prodotto o una tecnologia innovativa, ne tantomeno ritenere che l’attività commerciale con l’estero si risolva in una mera operazione commerciale ma viceversa occorre considerare una varietà di problemi di natura commerciale, legale, fiscale, finanziaria, ecc.; occorre cioè sviluppare un progetto di internazionalizzazione coerente, finalizzato a ridurre i rischi di un Investimento all’estero e che rilevi l’effettiva fattibilità ed utilità dello stesso.

Tra i vari elementi che un imprenditore dovrà considerare nel redigere un progetto di internazionalizzazione vi sono una serie di attività che a nostro parere sono da considerarsi propedeutiche e che possiamo riepilogare come segue:
1) studio ed analisi dei mercati esteri di interesse: in questa fase è necessario acquisire informazioni attendibili sulle potenzialità di mercato, sulle caratteristiche della domanda e sulla situazione competitiva;
2) studio e valutazione delle alternative di penetrazione commerciale: in questa fase occorre esaminare ed individuare il canale di distribuzione idoneo a consentire la collocazione dei prodotti nel mercato di interesse;
3) studio e valutazione di un eventuale decentramento produttivo e/o forme di collaborazione più complesse (joint venture, franchising, cessioni di know-how, ecc.): tale fase si rende necessaria quando un esportatore per vendere in un paese estero affronta costi elevati, una concorrenza agguerrita, problemi di trasporto, dazi e barriere doganali; ovvero riscontra condizioni vantaggiose per ridurre i costi (minore pressione fiscale, minore costo del lavoro, ecc.).
In tali circostanze l’imprenditore può prendere in considerazione l’opportunità di cedere una licenza di produzione ad un operatore locale o di porre in essere forme di collaborazione più complesse.
L’Italia è un paese dalla forte vocazione all’internazionalizzazione e dalla buona propensione all’esportazione, suffragata da una quota di mercato che, per il 1999, si attesta intorno al 4% del commercio internazionale. Al riguardo è tuttavia utile ribadire che oggi l’internazionalizzazione dell’impresa deve essere basata su politiche di offerta adeguate alle caratteristiche dei singoli mercati.

Il legislatore italiano, al fine di sostenere e promuovere le attività di internazionalizzazione in maniera funzionale, ha istituito una serie di provvedimenti, gestiti da diversi enti (SIMEST, ICE, SACE), aventi le seguenti finalità:
– promozionali (ICE);
– finanziarie (SIMEST);
– assicurative (SACE).
Per agevolare il processo di internazionalizzazione dell’impresa e ridurre il rischio finanziario connesso allo svolgimento delle attività di attuazione e valutazione che sono alla base della scelta di esportare è possibile ricorrere agli strumenti finanziari gestiti dalla SIMEST che consistono in agevolazioni pubbliche destinate a sostenere:
· le esportazioni italiane (D.Lgs. 143/98, capo II°, ex legge 227/97);
· gli investimenti all’estero (L. 100/90 e L. 317/90 art. 14);
· la presenza commerciale all’estero (L. 394/81).

La SIMEST è una finanziaria a partecipazione pubblica (Ministero del Commercio con l’estero e Mediocredito Centrale) e privata istituita dalla L. 100/90.
Ha per oggetto la partecipazione ad imprese e società estere promosse o partecipate da imprese italiane ovvero da imprese aventi stabile organizzazione in uno Stato dell’Unione europea a loro volta controllate da imprese italiane, nonché la promozione e il sostegno finanziario, tecnico-economico ed organizzativo di specifiche iniziative di investimento e di collaborazione commerciale ed industriale all’estero da parte di imprese italiane, con preferenza per quelle di piccole e medie dimensioni.
Nel seguito vengono evidenziate le peculiarità dei provvedimenti normativi idonei a supportare l’impresa, da un punto di vista finanziario, nel processo di internazionalizzazione. Infatti la debolezza finanziaria di molte P.M.I. italiane è una delle principali cause di impedimento nell’affrontare le operazioni di investimento all’estero. Dall’esposizione dei singoli provvedimenti normativi si evince che il supporto finanziario messo a disposizione dal Legislatore per il tramite della SIMEST consente di fornire all’impresa che intende operare all’estero un’adeguata copertura finanziaria in tutte le fasi dei processo di internazionalizzazione, sia che si tratti di uno studio di mercato o dell’acquisizione di una azienda estera, agevolando la realizzazione di un progetto coerente che rilevi l’effettiva fattibilità dello stesso e finalizzato a ridurre i rischi connessi ad un investimento all’estero.

 

A) Agevolazioni alle esportazioni (D.Lgs.143/98).

Nelle pagine precedenti abbiamo premesso che un’attività propedeutica al processo di internazionalizzazione è lo studio e l’analisi del mercato obiettivo al fine di testare l’attitudine del mercato di interesse ad assorbire il proprio prodotto o servizio nonché la conoscenza del quadro competitivo generale al fine di individuare i metodi di commercializzazione più idonei, identificando al contempo i punti di forza e di debolezza della propria impresa. Il D.Lgs 143/98 si propone di sostenere, sotto il profilo finanziario, le aziende che al fine di avviare processi di internazionalizzazione affrontano spese per:
1) studi di fattibilità collegati a esportazioni o investimenti all’estero;
2) studi di prefattibilità e fattibilità relativi a commesse all’estero;
3) studi di fattibilità relativi a programmi di assistenza tecnica post-vendita. Possono beneficiare degli aiuti tutte le imprese italiane e i loro consorzi e associazioni che puntano a conquistare i mercati extraeuropei.
In posizione privilegiata sono soprattutto le piccole e medie imprese, comprese quelle agricole, che dunque a parità di condizioni saranno preferite alle aziende di grandi dimensioni.

 

Criteri di appartenenza alle PMI
Per definire l’appartenenza o meno dell’impresa alla categoria delle PMI si indicano qui di seguito i requisiti richiesti dall’attuale disciplina comunitaria (G.U.C.E. n. C21 3 del 23.7.1996).
Dipendenti:
meno di 250 (a tal fine il numero delle persone occupate corrisponde al numero di unità lavorative-anno, ULA, cioè al numero medio mensile di dipendenti occupati a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli stagionali rappresentano frazioni di ULA.
L’anno da prendere in considerazione è quello dell’ultimo esercizio contabile approvato. Per dipendenti occupati si intendono quelli a tempo determinato o indeterminato iscritti nel libro matricola, fatta eccezione per quelli posti in cassa integrazione straordinaria).
Fatturato o totale di bilancio annuo:
fatturato non superiore a 40 milioni di EURO o un totale di bilancio non superiore a 27 milioni di EURO. (il fatturato e il totale di bilancio sono quelli dell’ultimo esercizio contabile approvato prima della presentazione della domanda di agevolazione; per le imprese esonerate dalla tenuta della contabilità ordinaria e/o dalla redazione del bilancio i dati sono desunti dall’ultima dichiarazione dei redditi presentata. In particolare per fatturato, corrispondente alla voce A.1 del conto economico redatto secondo le vigenti norme del codice civile, si intende l’importo netto del volume di affari che comprende gli importi provenienti dalla vendita di prodotti e dalla prestazione di servizi rientranti nell’attività ordinaria dell’impresa, diminuiti degli sconti concessi sulle vendite, nonché dell’imposta sul valore aggiunto e delle altre imposte direttamente connesse con il volume di affari).
Requisito di indipendenza:
il capitale o i diritti di voto dell’impresa, quali risultanti alla data di presentazione della domanda di agevolazione, non devono essere detenuti per il 25% o più da un’altra impresa oppure congiuntamente da più imprese non conformi alla definizione di piccola e media impresa.
Tale limite può essere superato nei seguenti casi:
– se l’impresa è detenuta da società di investimenti pubblici, società di capitali di rischio o investitori istituzionali, a condizione che questi non esercitino alcun controllo individuale o congiunto sull’impresa;
– se il capitale è disperso in modo tale che sia impossibile determinare da chi è detenuto e se l’impresa dichiara di poter legittimamente presumere la sussistenza delle condizioni di indipendenza.
N.B. Nel caso in cui l’impresa detenga anche indirettamente (cioè per il tramite di una o più imprese di cui essa detenga il capitale o i diritti di voto per il 25% o più) il 25% o più del capitale o dei diritti di voto di una o più imprese, per la verifica dei limiti riguardanti il numero di dipendenti e l’ammontare dei fatturato o del totale di bilancio annuo si dovrà considerare la somma dei valori riferiti a ciascuna delle predette imprese.

1. Le agevolazioni previste per le spese relative agli “studi di fattibilità” connessi alle esportazioni ed agli investimenti italiani all’estero – D.Lgs n. 143/98. 
L’agevolazione viene riconosciuta a fronte delle spese sostenute per gli studi di “fattibilità’ in mercati non appartenenti all’Unione Europea. In particolare quest’attività è da intendersi come analisi, indagini e valutazioni effettuate per elaborare un progetto orientato all’esportazione di beni o servizi, alla realizzazione di investimenti all’estero oppure al trasferimento all’estero di tecnologia.
L’importo agevolabile è pari al 100% del valore complessivo delle spese previste dal progetto di fattibilità sostenute nell’arco dei 12 mesi successivi alla delibera di concessione del finanziamento.
In particolare le spese oggetto di contributo possono riferirsi a:
· salari dei dipendenti impegnati nello studio di fattibilità;
· compensi dovuti a consulenti o ad esperti, sempre relativi allo studio di fattibilità;
· viaggi del personale impegnato nello studio; v studi, test e spese tecniche purché strettamente connessi allo studio di fattibilità. L’agevolazione consiste nell’erogazione di un finanziamento a tasso agevolato, per un importo massimo di 700 milioni di lire, avente una durata non superiore a 3 anni e 6 mesi da calcolarsi a partire dalla data di stipula dei contratto a valere sul 100% delle spese inserite nel progetto.

Su tale finanziamento viene applicato, per tutta la durata, un tasso di interesse pari al 25% dei tasso di riferimento per le operazioni di credito all’esportazione vigente alla stipula del contratto di finanziamento. Il finanziamento deve essere restituito in 6 rate semestrali posticipate, con la prima rata scadente 12 mesi dopo la stipula del contratto di finanziamento.
In attuazione delle regola comunitaria del “de minimis” le agevolazioni non possono superare il limite massimo di 100.000 Euro per cui l’azienda in sede di presentazione della domanda deve dichiarare di non aver usufruito nell’ultimo triennio di un ammontare di agevolazioni (aiuti) pari a 100.000 Euro. Il finanziamento viene erogato in un’unica soluzione e deve essere garantito mediante polizza bancaria o assicurativa oppure attraverso il rilascio di una fideiussione dei Consorzi di Garanzia Fidi oppure, ancora, mediante pegno su titoli pari all’intero importo del finanziamento. Nel caso di piccole e medie imprese le garanzie devono coprire il 50% dell’importo del finanziamento per capitale erogato, interessi, ed altri oneri accessori. La richiesta di finanziamento deve essere presentata alla SIMEST, unitamente ad una serie di informazioni che descrivano l’attività svolta dall’azienda richiedente, la situazione economico-finanziaria dell’impresa, nonché le spese che si intende sostenere. SIMEST effettuerà la verifica sia dei parametri economico-finanziari della società che delle singole voci di spesa proposte per verificarne l’effettiva ammissibilità per poi trasmettere la propria valutazione ad un apposito Comitato che delibererà la concessione del finanziamento. L’importo del finanziamento viene erogato per intero su richiesta dell’azienda beneficiaria che deve attivare la relativa domanda di erogazione entro 2 mesi dalla stipula del contratto di finanziamento.

2. Le agevolazioni previste per le spese relative agli “studi di prefattibilità e fattibilità” connessi all’aggiudicazione di commesse all’estero. 
Le linee di intervento in questo caso riguardano gli studi di prefattibilità e fattibilità connessi all’aggiudicazione di commesse all’estero e finanziano il 50% delle spese sostenute dall’impresa e indicate nel preventivo sottoscritto dal legale rappresentante. Sono ammesse al finanziamento le spese relative ai salari, agli emolumenti dovuti ai consulenti o esperti, viaggi, studi di supporto, test e altre spese di natura tecnica.
L’agevolazione consiste nell’erogazione di un finanziamento a tasso agevolato per un importo massimo di 700 milioni di lire, avente una durata massima di 3 anni e 6 mesi da calcolarsi a partire dalla data di stipula del contratto, a valere sul 50% delle spese inserite nel progetto sostenute nell’arco dei 6 mesi successivi alla delibera di concessione del finanziamento. Tempi e modalità per il conseguimento dell’agevolazione sono analoghe a quelle indicate nel paragrafo precedente.

3. Le agevolazioni previste per le spese sostenute a fronte di programmi di “assistenza tecnica” – D.Lgs. n. 143/98.
Questa normativa interviene a favore delle imprese che effettuino “programmi di assistenza tecnica”, da intendersi come l’insieme organico di interventi finalizzati alla valorizzazione del prodotto, al trasferimento di know-how, all’organizzazione di processi produttivi o distributivi e alla formazione professionale, aventi l’obiettivo di promuovere gli investimenti o le esportazioni. Le tipologie di spese ammissibili sostenute dall’impresa che richiede l’agevolazione – disciplinate dall’art. 2 del Decreto n. 136 del 23 marzo 2000 (che ha reso operativo il D.Lgs. n. 143/98) – debbono risultare strettamente inerenti al programma di assistenza e possono essere schematizzate come segue: · installazione e messa in opera di macchinari o impianti; · spese relative all’addestramento e alla formazione; · viaggi e soggiorni nel paese di destinazione del programma di assistenza tecnica. Le spese inerenti il progetto di assistenza tecnica risultano finanziabili al 100% purché inserite nel preventivo sottoscritto dal legale rappresentante della società. Un aspetto molto importante è dato dalla finanziabilità anche delle spese sostenute prima della data di presentazione della domanda e precisamente entro i 6 mesi antecedenti e di quelle che verranno sostenute nell’arco dei 12 mesi successivi alla delibera di concessione del finanziamento. L’agevolazione, soggetta alla regola comunitaria del “de minimis”, consiste nella concessione di un finanziamento a tasso agevolato pari al 25% del tasso di riferimento applicabile alle operazioni di credito all’esportazione vigente alla data di stipula del contratto di finanziamento.
Il finanziamento riconoscibile può essere al massimo pari ad 1 miliardo di lire e può avere una durata non superiore a 4 anni, a partire dalla data di stipula del contratto, comprensivo di un periodo di preammortamento di 12 mesi.
La restituzione deve avvenire con rate semestrali posticipate ed a quote costanti di capitale più gli interessi sul debito residuo. Una volta presentata la domanda alla SIMEST questa verificherà il rispetto dei parametri economico-finanziari dell’impresa e del progetto per poi inoltrare la propria delibera ad un apposito Comitato il quale entro 90 giorni dalla data di presentazione della domanda autorizzerà la concessione del finanziamento. L’importo del finanziamento è erogato in due tranches: v la prima, pari al 70% dei finanziamento, entro due mesi dalla stipula; v la seconda, dopo la presentazione del consuntivo delle spese sostenute, entro i 2 mesi successivi alla scadenza del periodo di realizzazione ossia ad un anno dalla data di delibera della concessione del finanziamento. Il finanziamento deve essere garantito mediante polizza bancaria o assicurativa oppure attraverso il rilascio di una fideiussione dei Consorzi di Garanzia Fidi oppure ancora mediante pegno su titoli pari all’intero importo dei finanziamento. Nel caso di piccole e medie imprese le garanzie devono coprire il 50% dell’importo del finanziamento per capitale erogato, interessi, ed altri oneri accessori.

 

B) L’intervento previsto per la “costituzione di insediamenti commerciali durevoli” – Legge n.394/81.

Usualmente il processo di internazionalizzazione dell’impresa avviene attraverso il compimento di operazioni spot (esportazioni causali, contatti frequenti con grossisti, consolidamento delle forniture) nei confronti delle realtà verso le quali l’impresa intende muoversi.
Il compimento di queste operazioni consente all’impresa di acquisire importanti informazioni sulle potenzialità del mercato e sulle capacità dell’azienda di rispondere alle richieste dei clienti finali in termini di gamma di prodotti, delle loro caratteristiche, dei tempi di consegna, dei metodi di imballaggio, delle condizioni di pagamento e così via. Per aiutare le imprese a realizzare strutture commerciali durevoli, passando quindi da operazioni spot a veri e propri programmi di penetrazione commerciale nei paesi extracomunitari il Legislatore ha previsto, con la Legge 29 luglio 1981 n. 394, un apposito sistema di incentivi. L’intervento agevolativo previsto da questa normativa risulta essere uno strumento particolarmente interessante laddove l’azienda intenda consolidare la propria presenza, direttamente o attraverso partner locali. Possono infatti concorrere ai benefici previsti dalla Legge n. 394/81 le imprese esportatrici, sia singolarmente che in forma associata.
La normativa in materia, che non prescrive specifiche scadenze per la presentazione del progetto salvo il fatto che verranno riconosciute come agevolabili solo le spese sostenute successivamente all’approvazione del progetto da parte dell’apposito Comitato, è stata recentemente rivista in funzione di una maggiore efficienza.

1.1 Tipologia degli investimenti agevolabili. 
Sono ammissibili al contributo gli investimenti che vengono realizzati con la finalità di costituire o di sviluppare un insediamento durevole in uno o due Paesi extracomunitari appartenenti alla medesima area geoeconomica, purché sostenuti a partire dalla data di approvazione del progetto. Il progetto deve essere impostato in modo tale da prevedere gli investimenti che la società intende effettuare all’estero, in un arco di tempo non superiore ai 24 mesi, con l’intento di sviluppare le proprie potenzialità commerciali.

In particolare sono ammissibili i seguenti costi:
· costi di rappresentanze permanenti;
· costi per il funzionamento di rappresentanze e permanenti;
· campionamenti promozionali e/o dimostrativi;
· merci in conto deposito;
· studi di mercato;
· spese di dimostrazione;
· spese di pubblicità.
Vediamo ora in dettaglio le principali voci di spesa che possono essere inserite in un progetto predisposto ai sensi della Legge n. 394/81:

Fabbricato – Il fabbricato risulta ammissibile al finanziamento sia nell’ipotesi in cui venga acquistato che nel caso in cui venga preso in affitto o si faccia ricorso ad una operazione di leasing.
E’ riconosciuto il costo per l’immobile indipendentemente dalla funzionalità specifica cui è destinato: può in sostanza trattarsi di fabbricato destinato ad ospitare soli uffici, a stoccare la merce, oppure ad accogliere le attrezzature e i macchinari per l’attività produttiva.
Sono finanziabili anche le spese che vengono sostenute dall’impresa per la ristrutturazione dell’immobile nonché per l’installazione di impianti di riscaldamento, aria condizionata, acqua, gas, ed elettricità. Mobili ed attrezzature. Sono riconosciute anche le spese sostenute per l’acquisto delle attrezzature sia “amministrative” (mobili d’ufficio, personal computer, fax, stampanti ecc.) che commerciali ed industriali (scaffalature, muletti da destinare alla movimentazione delle merci in magazzino, camion destinati al trasporto merci, vetture da dedicare al personale commerciale o amministrativo, ecc.).

Personale assunto presso l’insediamento durevole – Sono riconosciute le spese sostenute per il personale assunto all’estero: in particolare sono finanziabili le spese per retribuzioni, oneri sociali, previdenziali ed assicurativi relative al personale adibito al programma ed operante in via esclusiva all’estero.

Personale dipendente della società italiana – Entro certi limiti percentuali rispetto al valore complessivo dell’investimento sono ammissibili le spese sostenute per il personale dipendente della società italiana che intende costituire un insediamento durevole all’estero. In particolare sono riconosciute le spese per retribuzioni, oneri sociali, previdenziali ed assicurativi relative alle persone adibite al programma, nonché le spese per viaggi, missioni (soggiorni e trasferte) e per gli spostamenti tra l’Italia ed il paese in cui si intende investire.

Consulenze continuative – Entro certi limiti percentuali rispetto al valore complessivo del progetto sono ammissibili ai finanziamento anche le spese sostenute per consulenze continuative (eventuali servizi esternalizzati quali l’assistenza fiscale, contabile, per la predisposizione delle paghe, ecc.) purché sia dimostrabile che siano strettamente inerenti l’attività svolta per lo sviluppo dell’insediamento durevole. Spese commerciali. Sono riconosciute le spese di viaggio e di soggiorno di clienti esteri in Italia, le spese per l’omologazione e la registrazione dei prodotti, l’acquisto di un avviamento commerciale o di marchi e, entro certi massimali percentuali, i costi relativi a studi ed analisi di mercato affidati a soggetti esterni, le spese per fiere, show-room (affitto stand, allestimento, interpreti, personale, buffet, materiale da esposizione. ecc.) nonché per incontri promozionali gestiti in proprio (spese per l’organizzazione in proprio di incontri, convegni, seminari, simposi, quali: l’affitto dei locali, gli allestimenti, gli interpreti, il personale, il buffet, ecc.). Sono inoltre ammesse le spese di pubblicità effettuate tramite mass-media (giornali, riviste, televisione, cinema, ecc.), sponsorizzazioni di avvenimenti sportivi, culturali, artistici, oppure attraverso depliant, manifesti, listini prezzi, omaggi, mailing list. Spese varie di gestione. Rientrano in questa categoria le spese di gestione (canoni, fax, telefono, telex, elettricità, acqua e gas), i costi per corrispondenza, taxi, corrieri, riscaldamento, condominio, manutenzione, pulizie, vigilanza, assicurazioni sugli immobili e sugli automezzi, nonché l’acquisto di cancelleria, abbonamenti (riviste, pubblicazioni, giornali), carburanti, materiali ed attrezzature.

Spese amministrative – La normativa prevede la possibilità di includere nel finanziamento agevolato anche le spese per consulenze, quali traduzioni, registrazioni di atti, spese legali, tecniche, contrattuali, amministrative, finanziarie, anche se relative alla predisposizione del progetto.

Campionario – Sono riconosciute le spese per campionamenti promozionali e/o dimostrativi comprensive delle spese di trasporto, doganali e assicurative. Restano invece escluse le spese di progettazione e creazione di stampi. Affinché il campionario sia finanziabile occorre che non venga destinato alla vendita bensì alla distribuzione gratuita, all’esportazione e a dimostrazioni.

Merci in conto deposito – E’ riconosciuta l’ammissibilità delle spese sostenute per la costituzione di depositi e di scorte di merci: è quindi ammesso il valore della merce spedita presso l’insediamento durevole e destinata alla vendita, con il limite dei 20% del valore complessivo dei progetto.

1.2. Caratteristiche dei beneficiari. 
Questa normativa interviene a favore degli investimenti realizzati da imprese esportatrici di beni e servizi, con priorità nell’assegnazione dei fondi alle piccole e medie imprese, i loro consorzi e raggruppamenti, nonché le società a prevalente capitale pubblico che operano per la commercializzazione all’estero dei prodotti delle PMI del mezzogiorno.

1.3. Tipologie dei contributi erogabili.
L’agevolazione è concessa in forma di finanziamento ad un tasso agevolato, dietro rilascio di garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa, oppure dietro pegno su titoli. L’importo del finanziamento è pari all’85% delle spese previste dal programma di penetrazione, con un massimo di 4 miliardi.
Il tasso applicato è fisso ed è pari al 40% del tasso all’esportazione. Il finanziamento può avere una durata massima di 7 anni di cui 2 di preammortamento e deve essere restituito in rate semestrali posticipate a quote costanti.
L’erogazione avviene con le seguenti modalità:
· anticipo del 10% entro due mesi dall’approvazione del progetto;
· il residuo, a richiesta, sulla scorta delle spese sostenute.

 

C) Gli investimenti all’estero (L. 100/90 e L. 317/90 art.14).

Le recessioni di settore e le crisi economiche che hanno interessato negli anni ’90 buona parte dell’industria nazionale hanno aumentato la propensione di molte imprese italiane a delocalizzare le attività produttive in paesi extra comunitari. Il dinamismo dimostrato da molte imprese italiane ha ridotto il gap tra la posizione del nostro paese come esportatore (4° in Europa, 6° nel mondo) e come investitore (6° in Europa e 8° nel mondo sulla base dei dati stock forniti dall’UNCTAD). Le motivazioni che hanno indotto molte aziende ad attuare questa strategia competitiva sono essenzialmente riconducibili ai seguenti fattori:
· sviluppo di nuovi mercati (Paesi dell’Est Europeo e del Sud Est Asiatico);
· localizzazione di unità produttive in Paesi a basso costo della manodopera;
· attuazione di strategie internazionali basate sulla differenziazione del ciclo di vita del prodotto. In linea con le tendenze dimostrate dalle aziende italiane verso l’internazionalizzazione per la costituzione di società all’estero il Legislatore ha predisposto uno strumento agevolativo particolarmente interessante: si tratta della Legge 24 aprile 1990 n.100 che prevede “norme sulla promozione della partecipazione a società ed imprese miste all’estero”, normativa quest’ultima recentemente rivista con il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n.143 e con il Decreto dei Ministero del Tesoro, del Bilancio e della programmazione economica n.113 del 10 marzo 2000. Le forme di intervento attivabili attraverso il ricorso alla Legge n.100/90 risultano essere sostanzialmente le seguenti:
1. partecipazione al capitale sociale della società estera da parte di un Ente di emanazione pubblica;
2. sottoscrizione di obbligazioni convertibili in azioni della società estera da parte di un Ente di emanazione pubblica;
3. partecipazione al capitale sociale della società italiana che investe all’estero da parte di un Ente di emanazione pubblica;
4. concessione di finanziamenti agevolati alla società italiana che investe all’estero;
5. concessione di finanziamenti alla società estera partecipata dalla società italiana.

1. Agevolazioni previste per la formazione del capitale sociale della società estera. 
Per quanto concerne le agevolazioni previste per la “formazione del capitale sociale della società estera” la Legge n.100/90 consente all’impresa italiana di operare all’estero attraverso società locali che possono essere supportate finanziariamente sia direttamente che indirettamente. La società italiana nel momento in cui decide di capitalizzare direttamente la società estera nella quale intende detenere una quota di partecipazione societaria, può infatti contare sull’intervento da parte di un Ente di emanazione pubblica: la SIMEST S.p.A.. Laddove invece la società italiana detenga una partecipazione in una società di diritto comunitario ed intenda sottoscrivere una quota del capitale sociale della società estera attraverso questa sua controllata, l’intervento all’estero sarà definito indiretto. Anche in questa ipotesi, grazie alle recenti modifiche apportate ai criteri di intervento della Legge n.100/90 l’impresa italiana può tuttavia contare sull’agevolazione pubblica.

1.1. Operatività dell’agevolazione. 
Inizialmente la legge prevedeva la possibilità dell’intervento di SIMEST nel capitale sociale della società estera a cui era interessata l’azienda italiana a condizione:
· che la partecipazione nel capitale sociale dell’impresa estera da parte di SIMEST fosse limitata ad un massimo del 15%;
· che la società estera in cui SIMEST partecipava fosse di carattere misto, ossia che vedesse la compartecipazione della società italiana e di un partner locale. Entrambe le condizioni risultavano particolarmente vincolanti per una buona operatività della norma: il limite del 15% è infatti risultato spesso insufficiente poiché doveva essere parametrato ad un capitale sociale generalmente poco consistente; il vincolo di poter partecipare solo in presenza di joint ventures, poi, escludeva di fatto dall’intervento previsto dalla Legge n. 100/90 un gran numero di iniziative avviate dalle imprese italiane sui mercati esteri.
Con il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n.143:
· è stato eliminato il vincolo in capo a SIMEST di poter partecipare soltanto a società miste estere con ciò dando la possibilità di attivare gli interventi previsti dalla Legge n. 100/90 anche nell’ipotesi di costituzione autonoma di società all’estero da parte dell’impresa italiana;
· è stata introdotta la possibilità di intervento della Legge n. 100/90 anche nell’ipotesi in cui la società italiana effettui l’operazione di capitalizzazione della società estera non direttamente, bensì attraverso una propria partecipata comunitaria;
· è stato portato al 25% il limite massimo di intervento da parte della SIMEST nel capitale sociale dell’impresa estera. Con riguardo alla percentuale del 25%, lo stesso Decreto Legislativo ha disposto che il CIPE debba definire con propria delibera adottata su proposta del Ministro del commercio con l’estero, di concerto con il Ministro del tesoro del bilancio e della programmazione economica, le ipotesi in cui tale limite possa essere aumentato. Con delibera del 9 giugno 1999 n. 87 il CIPE ha quindi fissato le ipotesi in cui il limite del 25% può essere superato, fermo restando l’obbligo imposto a SIMEST di detenere una partecipazione minoritaria nella società estera per:
· favorire l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane entro il limite massimo di 500 milioni per singola partecipazione;
· favorire gli investimenti italiani nei Paesi di interesse strategico per l’Italia, la cui lista viene elaborata periodicamente di comune intesa dai ministri partecipanti alla Commissione permanente per il coordinamento e l’indirizzo strategico della politica commerciale con l’estero;
· favorire la partecipazione di imprese italiane al processo di privatizzazione in atto in molti Paesi.
Tale deroga all’operatività ordinaria ha valore esclusivamente transitorio con il vincolo per la SIMEST di dismettere appena i tempi tecnici dell’operazione lo renderanno possibile, e comunque prima del termine ordinario di otto anni, l’eccedenza di partecipazione rispetto al limite ordinario del 25% del capitale o fondo sociale dell’impresa partecipata.
La medesima Delibera del CIPE ha inoltre stabilito che non si applica il limite massimo ordinario di partecipazione del 25% qualora la SIMEST utilizzi risorse proprie unitamente a fondi affidati in gestione da terzi, quali Regioni, Provincie ed Enti territoriali. In ogni caso la partecipazione pubblica complessiva non potrà eccedere il 49% del capitale o del fondo sociale di ciascuna partecipata estera. In particolare l’ingresso della finanziaria pubblica deve coincidere con l’aumento del capitale sociale della società estera.
Inoltre si deve considerare che la partecipazione di SIMEST ha in genere una durata massima di 8 anni entro i quali viene concordato con il partner italiano il momento di riacquisto della quota detenuta da SIMEST. L’ingresso di SIMEST è subordinato all’impegno, assistito da garanzia, prestato dagli altri azionisti della società estera o da parte di terzi per il riscatto della partecipazione finanziaria al maggior valore tra il valore di sottoscrizione iniziale ed il valore del patrimonio netto della società estera all’atto del riscatto, oppure, in presenza di azioni quotate, al valore di queste all’atto del riscatto.

1.2. Caratteristiche dei beneficiari.
L’intervento in oggetto può essere attivato a favore delle imprese indipendentemente dal settore in cui operano, manifatturiero, commerciale oppure di servizi. Gli indirizzi di sviluppo economico prediligono comunque l’attivazione di azioni relative ad imprese estere attive nello stesso settore di attività dell’impresa italiana richiedente, oppure in settori situati a monte o a valle del processo produttivo. Anche sotto il profilo delle caratteristiche giuridiche dell’impresa richiedente non sussistono vincoli particolari poiché le agevolazioni previste dalla Legge n. 100/90 possono essere attivate indifferentemente a favore di società di capitali, società di persone, cooperative, consorzi, associazioni d’imprese, fermo restando la priorità assegnata alle proposte delle piccole e medie imprese e dei loro consorzi. Per il conseguimento dell’agevolazione prevista dalla Legge n. 100/90 risulta determinante un esame da parte di SIMEST di una serie di informazioni sulle:
· caratteristiche dell’impresa proponente sotto il profilo dell’affidabilità, delle qualità competitive, dell’esperienza pregressa maturata nel settore ed eventualmente nel paese in cui intende operare;
· informazioni in merito alla società estera per la costruzione di un quadro di carattere strategico ed economico prospettico connesso all’investimento previsto presso la società estera nella quale l’impresa italiana intende investire;
· caratteristiche del programma di sviluppo della società estera;
· caratteristiche dei partners coinvolti.

2) Agevolazioni previste per la formazione del capitale sociale della società italiana che investe all’estero – Legge n. 100/90.
Con Decreto Legislativo n. 143/98 è stata disciplinata la possibilità di espandere la partecipazione da parte di SIMEST in occasione di aumenti di capitale sociale delle società italiane interamente finalizzati a consentire l’acquisizione di partecipazioni di imprese all’estero, rinviando al CIPE il compito di definire le relative condizioni di applicazione. Il CIPE con propria delibera del 9 giugno 1999 ha quindi dato definitiva operatività al nuovo metodo di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese italiane consentendo alla SIMEST di partecipare ad aumenti di capitale sociale della stessa azienda italiana e non quindi soltanto della società estera.

3) Concessione di finanziamento alla società italiana che investe all’estero – Legge n. 100/90.
Ulteriore strumento previsto per favorire la partecipazione delle imprese italiane in società estere non appartenenti all’Unione Europea è costituito dalla possibilità di ottenere un finanziamento a tasso agevolato a fronte della quota di capitale di rischio investito nella società estera. Agevolazione questa che potrà comunque essere attivata solo laddove sia stata prevista la partecipazione di SIMEST al capitale sociale della società estera.
La Legge prevede la possibilità di ricorrere a questa forma di finanziamento agevolato nell’ipotesi in cui la società italiana investa nella società estera – di nuova costituzione o già costituita – acquisendone quote di capitale di rischio. L’agevolazione consiste nella concessione di un finanziamento a tasso agevolato a favore dell’impresa italiana a fronte dell’aumento di capitale sociale da essa effettuato con specifica destinazione dei fondi alla realizzazione di investimenti presso la società estera partecipata da SIMEST.
Il tasso di contribuzione è fisso per tutta la durata dell’agevolazione ed è pari al 50% del tasso di riferimento previsto dal DPR 902/76 vigente alla data di stipula del contratto di finanziamento. Effettuata quindi la libera contrattazione con la propria banca di riferimento alle migliori condizioni ottenibili l’azienda italiana che ricorra all’agevolazione prevista dalla Legge n. 100/90 ha la possibilità di ottenere un abbattimento del costo di tale finanziamento pari al 50% del tasso di riferimento ex DPR 902/76. Nella previsione iniziale di questo intervento era stato stabilito che l’agevolazione coprisse al massimo il 70% del controvalore in lire del capitale di rischio investito nella partecipata estera.
Con Decreto del Ministero del Tesoro del bilancio e della programmazione economica del 1° marzo 2000 n. 113, entrato in vigore il 25 maggio 2000, è stata prevista la possibilità di richiedere il finanziamento agevolato fino al 90% del controvalore in lire o in Euro della quota di partecipazione italiana al capitale dell’impresa estera, nel limite del 51% del capitale di quest’ultima. In sostanza, laddove la quota di partecipazione della società italiana superi complessivamente il 51%, l’importo agevolabile del finanziamento è limitato al 90% del 51 % del capitale dell’impresa estera.

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