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Il bilancio consolidato e i gruppi multinazionali

IL BILANCIO CONSOLIDATO E I GRUPPI MULTINAZIONALI:
TENDENZE EVOLUTIVE
di Cinzia Guerra

La lettura dei dati consolidati costituisce un’importante strumento di visualizzazione della situazione economica patrimoniale e finanziaria di un gruppo di imprese.
La rappresentazione contabile dei fatti di gestione trova infatti nel bilancio consolidato la sua espressione più compiuta in quanto riferita non ad una singola entità societaria, ma al gruppo nella sua unità economica ed ai rapporti che intercorrono tra questo ed il mondo esterno.
Non a caso i “tecnici” del settore guardano al bilancio consolidato come al “vero” bilancio cui far riferimento per ricavare informazioni attendibili sulla reale situazione di una struttura aziendale.

Le tecniche di aggregazione che soggiacciono alla redazione del bilancio consolidato consentono di ottenere informazioni di gran lunga più dettagliate e rappresentative di quelle fornite dal semplice bilancio della casa madre; in questo, infatti, le informazioni sugli investimenti nelle altre imprese del gruppo sono sinteticamente rappresentati nella voce partecipazioni.
La fondamentale funzione informativa che viene svolta dal bilancio consolidato è rivolta in primo luogo a beneficio degli azionisti della capogruppo, ma è di cruciale importanza anche per tutti coloro che interagiscono con la capogruppo (terzi creditori, dipendenti, clienti, finanziatori) o con le società da questa controllate (per i terzi che devono valutare la possibilità di intrattenere rapporti con una società patrimonialmente solida e con capacità di reddito è senz’altro rilevante sapere se la medesima società è inserita in un gruppo che realizza forti perdite).

In Italia il quadro normativo relativo al bilancio consolidato è stato definito con il decreto legislativo 9 aprile 1991, n. 127 con il quale è stata recepita nell’ordinamento nazionale la VII Direttiva CEE (n. 83/349) in materia societaria.
Tale provvedimento delinea negli articoli da 25 a 46 le finalità e le modalità di redazione del bilancio consolidato e recepisce in larga misura quanto anticipato dalla migliore prassi e dottrina contabile. In tal senso una breve parentesi è necessaria per sottolineare che la presenza di una norma tesa a disciplinare la formazione ed il contenuto dei documenti contabili non sminuisce, ma anzi rafforza, il ruolo e l’utilità dei principi formulati dagli ordini professionali.
Gli stessi esprimono infatti i postulati da cui lo stesso legislatore ha tratto ispirazione nella formulazione della legge e guidano gli utenti nella soluzione degli aspetti più lacunosi o controversi da questa lasciati aperti. Le fasi “critiche” del consolidato Il consolidamento dei bilanci delle società controllate non viene attuato attraverso una semplice aggregazione aritmetica degli stessi ma richiede il compimento di numerose operazioni di “depurazione” e di rettifica propedeutiche alla redazione del bilancio consolidato (per una descrizione sintetica v. tab. A).

Questo si propone infatti di esporre la situazione patrimoniale e finanziaria del gruppo considerato come un’unica entità e di individuare il risultato economico generato dall’attività del gruppo nei confronti dei terzi: a tal fine è pertanto indispensabile procedere all’eliminazione di tutte le poste riconducibili ad operazioni infragruppo dalle risultanze contabili delle singole società comprese nell’area di consolidamento. Le operazioni compiute tra le società del gruppo non hanno generalmente rilevanza esterna e costituiscono perciò un mero trasferimento di risorse all’interno del gruppo.

Qualora tali operazioni non venissero eliminate, i saldi consolidati risulterebbero indebitamente accresciuti.
Il principio contabile n. 17 in materia di bilancio consolidato cita quali esempi di operazioni infragruppo le vendite di merci o prodotti, le alienazioni di cespiti e beni immateriali, le operazioni di finanziamento, le prestazioni di servizi da cui originano provvigioni, la corresponsione di royalties per l’utilizzo di marchi, licenze, ecc.. In relazione a tali categorie di operazioni devono essere eliminate in sede di consolidamento le partite debitorie/creditorie tra le società incluse nell’area di consolidamento, nonché i proventi e gli oneri relativi ad operazioni infragruppo.
Nell’eliminazione dei saldi intersocietari occorre prestare particolare attenzione a quelle operazioni che producono effetti non soltanto sul risultato economico e sul patrimonio netto delle singole società (come, ad esempio, i crediti ed i debiti di natura commerciale o finanziaria), ma anche sul reddito e sul patrimonio netto consolidati.
Costituiscono esemplificazioni di questa seconda categoria di operazioni la vendita di partite di merci o prodotti con realizzazione di utili/perdite o il trasferimento di cespiti con realizzazione di plusvalenze/minusvalenze. Ad esempio, della cessione di un capannone commerciale dalla capogruppo ad una controllata con realizzazione di una plusvalenza da parte della prima (cessione che è presente nel bilancio di entrambe, con evidenza della plusvalenza in capo alla controllante e con diminuzione/aumento dell’attivo patrimoniale di entrambe le società) non rimarrà traccia nel bilancio consolidato: questo rileverà semplicemente la presenza del capannone tra le immobilizzazioni materiali, ma non la posta economica conseguente all’operazione di cessione, che dovrà essere opportunamente rettificata in sede di consolidamento.
Il caso di cessione infragruppo di un bene strumentale comporta tuttavia un ulteriore problema: oltre ad eliminare il margine della cessione dal conto economico consolidato è necessario altresì rettificare la quota del predetto margine inclusa nell’ammortamento economico imputato dalla controllante.

Tabella A: LE TAPPE DEL CONSOLIDATO

TIPO DI OPERAZIONE DESCRIZIONE
1. Definizione dell’area di consolidamento Selezione delle società controllate (in base alle norme di legge ed alla ricorrenza di eventuali cause di esclusione) da includere nel consolidamento.
2. Definizione della data di riferimento del bilancio Di regola coincide con la data di chiusura del bilancio della controllante. In alternativa si può assumere la data di chiusura della maggior parte delle imprese consolidate dandone motivazione in nota integrativa.
3. Predisposizione dei bilanci annuali intermedi riferiti alla data del bilancio consolidato Nel caso in cui una o più società controllate abbiano un esercizio sociale sfasato di oltre 3 mesi rispetto a quello della casa madre.
4. Armonizzazione dei piani dei conti delle società incluse nell’area di consolidamento
5. Armonizzazione dei criteri di valutazione delle singole poste di bilancio Gli elementi dell’attivo e del passivo di tutte le società incluse nell’area di consolidamento devono essere valutati con i criteri propri del bilancio consolidato.
6. Prospetti di riclassificazione contabile dei bilanci delle società estere
7. Conversione dei bilanci espressi in valute estere Il principio contabile n.17 contempla lo svolgimento di questa operazione dopo le rettifiche operate sui bilanci delle partecipate. Sono contemplati diversi procedimenti di traduzione a seconda che si tratti di società operativamente e finanziariamente autonome o di filiali e stabili organizzazioni.
8. Riconciliazione ed eliminazione di partite infragruppo Eliminazione delle posizioni debitorie/creditorie reciproche; eliminazione di utili/perdite e dividendi infragruppo;sostituzione della voce partecipazioni con i patrimoni netti delle controllate, ecc.

 

Il principio generale di eliminazione degli utili e delle perdite infragruppo può essere in alcuni casi derogato. Ad esempio, quando l’utile o la perdita sono di importo talmente esiguo da non produrre effetti rilevanti sul risultato economico d’esercizio (ma il motivo della mancata eliminazione deve essere indicato in nota integrativa); o ancora, quando l’utile o la perdita derivano da operazioni concluse a normali condizioni di mercato la cui eliminazione comporterebbe dei costi sproporzionati rispetto ai costi globali del consolidamento.
Infine, nel caso dei lavori in corso relativi ad opere commissionate da terzi estranei al gruppo e valutati con il metodo della percentuale di completamento, gli utili rilevati in base agli stati di avanzamento approvati dal committente sono da considerarsi “realizzati” e non devono mai essere eliminati, nemmeno quando l’impresa appaltante si avvale della collaborazione di altre imprese consociate in qualità di subappaltatrici.
In questo caso, infatti, la somma degli utili contabilizzati da ciascuna impresa partecipante alla realizzazione dell’opera coincide con l’utile complessivo che il gruppo ha maturato in relazione allo specifico stato di avanzamento. Un’altra categoria di operazioni propedeutiche alla redazione del bilancio consolidato è rappresentata dalle rettifiche che devono essere effettuate per eliminare dai bilanci delle affiliate le eventuali interferenze fiscali, vale a dire gli effetti di quelle rettifiche di valore e di quegli accantonamenti effettuati esclusivamente in applicazione di norme tributarie. E’ il caso, ad esempio, degli ammortamenti anticipati imputati al conto economico, in aggiunta a quelli ordinari.
Tale impostazione, per quanto consentita, non costituisce tuttavia una tecnica “raccomandata” dalla migliore prassi contabile (il principio contabile n. 25 dei CNDCeR in materia di imposte sul reddito suggerisce in questo caso di evidenziare in nota integrativa l’effetto che lo stanziamento degli ammortamenti anticipati produce sia sui valori delle immobilizzazioni, del patrimonio netto e del risultato d’esercizio, sia sulle imposte).

E’ invece ritenuto preferibile che gli ammortamenti anticipati siano attribuiti ad un’apposita riserva di patrimonio netto in sede di destinazione dell’utile d’esercizio, con rilevazione della fiscalità differita relativa alle differenze temporanee di valore tra il valore del cespite ai fini civilistici ed il valore che lo stesso assume ai fini fiscali. In realtà, in base alle modifiche normative apportate all’articolo 31 del D.Lgs. 127/91, a partire dai bilanci consolidati del 1994 le rettifiche fiscali costituiscono una facoltà e non più un obbligo. Nel testo del provvedimento non è infatti possibile rintracciare alcun esplicito riferimento alla necessità di contabilizzare le imposte differite o anticipate conseguenti a questo genere di rettifiche.
Tuttavia, ai fini di una rappresentazione veritiera e corretta del bilancio consolidato, il principio contabile n. 17 raccomanda di procedere comunque all’eliminazione delle poste contabilizzate esclusivamente in applicazione di norme tributarie, con contestuale rilevazione dell’effetto fiscale.

E’ infine necessario apportare le opportune correzioni per rendere omogenei i criteri di valutazione in base ai quali sono stati redatti i bilanci delle singole società incluse nell’area di consolidamento con quelli propri del bilancio consolidato. Secondo quanto stabilito dall’articolo 34 del decreto legislativo n. 127/91, un’eventuale difformità nei criteri di valutazione può essere tollerata unicamente se le differenze che ne scaturiscono sono irrilevanti o se il loro mantenimento è comunque funzionale ad una rappresentazione veritiera e corretta dei fatti gestionali.
Il bilancio consolidato nei gruppi multinazionali Quello dell’omogeneità dei criteri di valutazione e degli schemi di bilancio costituisce un aspetto particolarmente delicato nel caso di gruppi a struttura multinazionale.
Esistono infatti differenze talora anche molto accentuate tra uno Stato e l’altro, sia a livello normativo che di prassi contabile ed amministrativa. Differenze che il più delle volte comportano una sostanziale incomparabilità dei contenuti di bilancio anche nei casi di società residenti in Paesi dotati di una rigorosa normativa in materia societaria (basti pensare ai bilanci delle società statunitensi redatti secondo gli U.S. Gaap che sono spesso distanti dagli standard contabili impiegati dalle principali Nazioni europee).

L’impossibilità di redigere i bilanci di gruppo con un linguaggio contabile unico e generalmente condiviso implica sostanzialmente due ordini di conseguenze. Da un lato, limita l’utilizzo delle informazioni di bilancio da parte di tutti i soggetti che sono interessati ai dati economici e finanziari in esso espressi, ma che non sono in grado di leggere la “lingua” in cui è scritto (si pensi, ad esempio, alle oggettive difficoltà che può incontrare una banca italiana nel valutare la solvibilità di una società statunitense sulla base dei dati consolidati da questa forniti).
Dall’altro, determina un aggravio di oneri per le imprese che si rivolgono ai mercati finanziari stranieri per la quotazione ai listini borsistici o per il collocamento di prestiti: basta pensare al fatto che una società che intenda quotarsi al NYSE deve fornire alla Security Exchange Commission (l’organo di vigilanza dei mercati finanziari statunitensi) dati contabili opportunamente riconvertiti in base agli US Gaap. Esistono inoltre Paesi (tradizionalmente quelli economicamente meno avanzati) in cui persino l’idea di criterio di valutazione costituisce una mera utopia ed in cui l’assenza di un sistema codificato di regole per la redazione dei bilanci annuali rende priva di significato la nozione di omogeneità dei principi di redazione.

Proprio al fine di garantire una migliore comparabilità dei bilanci, da molti anni i principali organismi internazionali (Onu, Ocse, Commissione europea) e lo IOSCO (International Organization of Securities Commission, un organismo di risonanza mondiale in quanto riunisce gli organi di vigilanza sui mercati finanziari di un numero molto elevato di nazioni) sono al lavoro per valutare le possibili ipotesi di convergenza internazionale intorno ad un corpus di regole standard per la determinazione del valore delle singole poste di bilancio; regole che possano godere in tutto il mondo dello status di accepted accounting principles e possano essere gradatamente estese anche agli Stati privi di una prassi contabile accreditata. Oggi, sull’onda dell’integrazione dei mercati finanziari e delle pressanti esigenze manifestate in tutto il mondo dagli operatori economici e dagli investitori istituzionali, tese ad ottenere una maggiore trasparenza contabile ed una più efficace informativa dei bilanci di gruppo, gli sforzi di convergenza intorno ad una prassi internazionalmente accettata sono pervenuti ad un primo risultato tangibile.
E’ stato infatti raggiunto un ampio consenso affinché gli IAS (ossia i principi contabili elaborati dall’International Accounting Standards Committee), già ampiamente diffusi a livello europeo, assurgano al ruolo di principi comuni a livello mondiale.

Tale riconoscimento è venuto agli IAS sia dal meeting IOSCO che ha avuto luogo a Sidney nel maggio dello scorso anno sia dal Comitato di Basilea (l’organizzazione internazionale degli organi di vigilanza delle banche). Ma è a livello di Unione europea che si sono avuti i risultati più concreti. La Commissione europea, infatti, non solo ha definitivamente riconosciuto agli IAS il ruolo di generally accepted principles in Europa, ma ha altresì presentato una proposta di regolamento che prevede l’obbligo a partire dal 2005 per tutte le società quotate residenti in Stati appartenenti all’Unione di redigere i bilanci consolidati in base agli IAS, con facoltà lasciata ai singoli paesi membri di estendere tale obbligo anche alle società non quotate.
Ha inoltre stabilito che entro la fine del 2001 dovrà essere portato a compimento il lavoro di aggiornamento delle direttive in materia di bilanci, eliminando i potenziali conflitti tra quanto attualmente previsto dalle direttive e i trattamenti contabili consigliati dagli IAS.

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