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Creatività

Creatività
di Maurizio Grandi

Per S. Agostino la creatività nasce dall’assunto “l’intuizione inonda l’animo come un lampo, ma il discorso è lento, lungo e molto distante da essa”. La definizione più semplice che mi viene in mente descrive la creatività come il bisogno di riflettere su nuovi pensieri.
Quando si lasciano “uscire” i risultati dei propri pensieri è perché si è deciso di mettere alla prova la propria Provvidenza: accetta questo rischio chiunque voglia applicare il concetto base di creatività.
Ecco che cosa caratterizza, in estrema sintesi, la creatività:
• integrazione – opposizione di due misure della sua affermazione: successo economico e successo sociale. Ovvero il risultato del valore aggiunto “creatività” è misurabile in una doppia dimensione: valore economico e valore sociale. L’impresa creativa li realizza entrambi.
• il campo di applicazione della creatività non può considerarsi limitato alla razionalità economica, ma esteso a risorse intangibili.
Risorse materiali e risorse immateriali sono entrambi suscettibili di creare valore; più è spinta la nostra creatività più possiamo misurare il valore espresso con criteri economici e con criteri sociali.
L’enfasi sulla creatività va messa – oggi più che mai – perché se è vero che nei due decenni prima delle crisi petrolifere l’economia mondiale ha sperimentato una crescita senza precedenti, ormai quei giorni sono passati, l’ambiente economico si è modificato in modo drastico e irreversibile; si è passati da una situazione ove:
• i mercati erano in rapida espansione
• i clienti erano orientati più alla quantità che alla qualità
• le risorse erano abbondanti e a basso costo
• si era convinti che il successo dei nuovi prodotti compensasse il mediocre rendimento delle attività tradizionali
• il management era più orientato ad aumentare le vendite che a ridurre i costi

alla nuova situazione caratterizzata da:
• rapidi aumenti nei costi dei materiali, dell’energia e del lavoro
• sovracapacità produttiva
• inasprimento della concorrenza tra le aziende che operano nei mercati saturi o in declino
• mutamenti nei valori dei consumatori e più impegnativi livelli di qualità
• esigenza di introdurre nuovi prodotti più rapidamente
• esigenza di abbassare il punto di pareggio
Non ci sarà progresso per la tua azienda se continui a fare le cose esattamente allo stesso modo.
Soichiho Honda sostiene che “dal punto di vista del cliente la qualità è qualcosa che un prodotto ha o non ha”.
Secondo me il problema della creatività viene spesso posto come se l’imprenditore dovesse essere l’unico che può proporsi per questo argomento; pensiamo che creatività può anche tradursi in interesse, desiderio di percorrere nuove strade, sperimentazione. Insomma per dirla come con Eric Berne, nel comportamento da bambino; porsi di fronte alle cose con l’ingenuità e la curiosità di chi le vede per la prima volta.
Ma il compito di PICUS è anche quello di suggerirti una metodologia di applicazione della creatività che, anche se sembra una contraddizione in termini, è da considerarsi un ulteriore stimolo di riflessione.

Ti proponiamo quindi di analizzare il seguente schema:

 

RESPONSABILE COLLABORATORI DIRETTI PERSONALE
Essere convinti che la creatività può essere una strategia aziendale Analizzare creativamente le operazioni produttive/funzionali essere disponibili a porle ed a porsi in discussione Sistema dei suggerimenti, anche non codificato, ma attivo
Avere la capacità di allocare risorse, tempo, alla creatività. Pensare “è un’attività” Pensare creativo nello svolgere le proprie attività Accettare i cambiamenti vivendoli positivamente
Costruire sistemi, procedure e strutture tendenti ad un approccio creativo Fissare preservare e migliorare gli standard … e poi cambiarli! Impegnarsi in un auto-sviluppo, per diventare sempre più soggetti

Agire con creatività vuol dire tenere sempre in movimento la ruota di Deming:

Secondo Deming questa ruota deve girare sul terreno di due concetti cruciali: il concetto della creatività ed il concetto della responsabilità; mediante questi concetti, che sottendono la qualità come risorsa, l’azienda conquista la fiducia del consumatore e prospera nel tempo.
Abbiamo cercato di “stimolare” il concetto di creatività come supporto alla gestione aziendale. Ora vorrei spendere qualche parola sulle aspettative di una gestione dove la creatività sia intesa come valore.

1. effetto di lungo termine ed emozionante
2. velocità a grandi passi
3. periodo di tempo Intermittente ed in aumento
4. cambiamento Improvviso e da gestire
5. coinvolgimento Tutti
6. approccio Individualismo sistematico
7. modalità Smantellamento e ricostruzione
8. catalizzatore Progressi tecnologici, nuovi mercati, nuove teorie
9. esigenze pratiche notevoli sforzi per progredire nel miglioramento
10. orientamento dello sforzo alle persone
11. criterio di valutazione risultati e profitti
12. vantaggi buon funzionamento in una economia a crescita veloce

Creatività vuol dire “stabilire” modi nuovi di essere sul mercato, di agire come imprenditori, di essere, insomma, soggetti attivi dell’evoluzione.
Il “Time” ha scritto di Giorgio Armani: “Spostò i bottoni, abbassò i revers, inclinò le spalle e cambiò strategicamente la struttura interna … Armani è stato per la moda ciò che Picasso è stato per la pittura: l’ha emancipata, rivoluzionata ed ha stabilito linee di comportamento del tutto nuove ed audaci, è stato creativo!”
Cosa potremmo ancora dire sulla creatività per aiutarti a riflettere?

Le componenti di una azione creativa sono sostanzialmente tre:

ethos
pathos
logos

• ethos, ossia la coerenza e la credibilità di chi si pone nel concetto base di creatività. Quindi coerenza tra quello che predica e le azioni che si mettono in atto; un ethos elevato si ha quando i comportamenti sono dettati da principi etici (valori creativi).
• pathos, ovvero stimolo di interessi veri e credibili, orientamento alle emozioni, ricerca dei fattori motivanti; si trasmette pathos quando si riesce a far trasparire il proprio credo con forza emotiva
• logos, implica l’ordinamento delle ragioni, la consequenzialità, l’intrinseca evidenza di ciò che si propone anche attraverso la scelta delle parole giuste, del mezzo di comunicazione più adeguato.
Attraverso una costante azione creativa l’impresa deve dare corpo alla credibilità ed al prestigio dell’idea imprenditoriale.

La credibilità conferisce all’impresa il rispetto altrui; si fonda, in via principale, sulla assicurazione e sulle garanzie date sulla qualità, sulla funzionalità e sull’innovazione offerte dal prodotto/servizio.
Il prestigio consente, invece, all’impresa di allargare l’affermazione della propria personalità in ambienti alternativi a quelli connessi all’acquisto o al consumo dei prodotti/servizi e mira a rendere nota la propria personalità imprenditoriale, non di solo produttore, in quanto qualitativamente rilevante, affermata socialmente e non solo economicamente, ed a distinguerla da quella dei concorrenti.
Da quanto esposto è evidente che la creatività, considerata una leva strategica di primo piano, non è un’utopia, ma trae origine e forza da una visione, da uno stato desiderato futuro che si intende realizzare.
Per riuscire in questo intento occorre che l’imprenditore ed i suoi più stretti collaboratori, passino dal bisogno al desiderio, dalla logica delle probabilità all’intenzione delle possibilità.
Occorre quindi creare, diffondere e far condividere una visione creativa ispiratrice; armonizzare la nuova strategia aziendale con la cultura presente (o tendere a modificare la cultura); creare entusiasmo e motivazione attraverso il coinvolgimento al nuovo come sfida e non come imposizione; conseguire piena fiducia e credibilità.
Creatività vuol dire superare l’essenza del management se quest’ultima consiste nel trarre le idee dal vertice per farle poi realizzare alla base.
La mentalità attualmente dominante è spesso di taglio ingegneristico/tecnico, mentre ci si dovrebbe ispirare al direttore d’orchestra che abilmente sa coordinare la sezione degli archi con quella dei fiati ed infine le percussioni, per produrre un risultato che è sempre maggiore della somma delle parti.
Tutto ciò premesso prova a riflettere e rispondi a questa domanda:
• quante volte hai modificato i tuoi pensieri?
È certo che la risposta sarà “molto spesso” altrimenti difficilmente avresti raggiunto obiettivi significativi.
• Cosa ti spinge a modificare i tuoi pensieri?
La necessità di prendere delle decisioni, ed è importante che nel fare ciò tu ricerchi il maggior numero di alternative possibili.
Fai attenzione ad ogni “operazione aziendale” che tu attui; se è ripetitiva non è creativa, più è ripetitiva più è attaccabile, se è attaccabile modificala. Attento alla risposta che darai alla domanda:
• “faccio ciò che faccio in questo modo perché lo ritengo il modo migliore od il più comodo?”
Da quanto tempo non hai ravvisato la necessità di fare modifiche

di struttura
di prodotto
di mercato

• Il cambiamento è un punto focale nel tua sistema di lavoro?
Solamente se ciò avviene con continuità potrai dire di perseguire la competitività perché essere competitivi significa rinnovarsi costantemente, proiettarsi nel futuro senza timori.
È certo che non è molto facile attivare una cultura della creatività che consiste anche nell’attuare il cambiamento e, di conseguenza, percorrere la strada della competitività; occorre essere determinati nel realizzare una “visione”, costantemente ispirati da una causa definendo i valori guida e traducendoli in azioni coerenti.
Perché vi sia creatività competitiva, privilegiate il pull contro il push, sviluppate una leadership che sia d’esempio: pretendete che nel vostro sistema azienda vi siano elevati livelli di energia fisica, emotiva, mentale e spirituale.
In una economia globalizzante non si può competere, se non si sviluppano competenze distintive forti che vanno, quindi, costantemente perseguite.
Competitività nella creatività del cambiamento dove il protagonista è l’uomo: Goethe affermò “tratta un uomo come egli è ed egli resterà com’è; tratta un uomo come potrebbe e dovrebbe essere ed egli diventerà come potrebbe e dovrebbe”.

Ricordatevi che il 20% delle persone può ottenere l’80% del cambiamento: date potere alle persone, incoraggiate chi sa assumere rischi, pianificate miglioramenti visibili.

Ricordate che ogni volta che si vuole ottenere una cosa occorre anche esaminare attentamente il suo opposto; se si vuol restringere occorre innanzi tutto ampliare. Se vogliamo indebolire vediamo dove si può rafforzare ma non teniamo “la testa nel sacco

SCHEMA OPERATIVO

1 Creatività non vuol dire non tenere conto delle situazioni in essere, vuol dire, eventualmente, analizzare queste situazioni per cercare le più aderenti alle nostre esigenze.
2 Anche il mercato ci fornisce le sue informazioni, sappiamole interpretare; non poniamoci barriere all’ingresso oltre a quelle che “crede” di aver attivato il nostro concorrente.
3 Obiettivi aziendali: devono essere chiari!
Strategie e politiche devono essere congruenti e vanno costantemente…
5 monitorate sul territorio perché ogni modificazione di mercato e/o ambientale ed economica non ci colga impreparati.
6 Gestiamo quindi il cambiamento che ne consegue
7 Abbiamo messo in atto la nostra capacità di essere creativi ed attraverso:
il pensiero innovativo
l’evoluzione dei processi
l’evoluzione dei prodotti
la rapidità di intervento
l’analisi dei risultati…
8 …abbiamo attivato il cambiamento.
9 Ovviamente il ciclo è virtuoso per cui la creatività deve essere costante.

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