skip to Main Content
Hai bisogno di una consulenza Chiama (+39) 063294777

Assicurazioni “captive”: un’efficace soluzione per gestire il rischio d’impresa

ASSICURAZIONI “CAPTIVE”:
UN’EFFICACE SOLUZIONE PER GESTIRE IL RISCHIO D’IMPRESA.

di Michele Santoro 

COME MIGLIORARE LA GESTIONE DEL RISCHIO D’IMPRESA CON UNA COMPAGNIA D’ASSICURAZIONI CAPTIVE.
Ancora relativamente poco diffuse nel nostro Paese le assicurazioni captive si sono da tempo affermate in altri Stati, ad esempio negli Stati Uniti, dove rappresentano il più efficace strumento utilizzato dalle imprese multinazionali per ottimizzare le proprie politiche di risk management.
La principale caratteristica distintiva di una struttura assicurativa captive è rappresentata dal fatto che questa presta la propria attività quasi esclusivamente a società industriali o commerciali che sono anche i propri azionisti di riferimento.
Strutture assicurative di questo tipo sono state largamente utilizzate già negli anni ’20 in Gran Bretagna proprio allo scopo di far fronte a rischi difficilmente assicurabili, quantomeno a prezzi concorrenziali, da parte delle normali compagnie di assicurazione. Nate in Gran Bretagna le assicurazioni captive hanno successivamente trovato negli Stati Uniti – a partire dagli anni ’50 – il terreno ideale di sviluppo. Almeno inizialmente sono state soprattutto le grandi imprese multinazionali a sfruttare le opportunità che una struttura societaria di questo tipo può offrire; queste sono state in seguito affiancate anche da un gran numero di imprese di medie e piccole dimensioni.

Partner ideale delle imprese statunitensi in questo processo di sviluppo delle società assicurative captive sono state le isole Bermuda, rapidamente affermatesi come centro privilegiato per la collocazione di compagnie assicurative di questo tipo.
Al favorevole regime impositivo, caratteristico di queste isole, si è affiancata una rigorosa disciplina degli aspetti contabili e normativi indispensabile per far sì che le coperture assicurative offerte possano essere effettivamente erogate in caso di sinistro, garanzia in mancanza della quale una compagnia d’assicurazione non avrebbe alcuna ragione d’esistere. Tornando ad esaminare le motivazioni che hanno portato alla nascita delle società assicurative captive è opportuno evidenziare come la possibilità di ottenere un vantaggio di ordine fiscale sia stato solo uno degli elementi determinanti nel favorirne l’affermazione.

Un ruolo fondamentale lo hanno infatti avuto anche, tanto l’opportunità di gestire rischi altrimenti non assicurabili, o assicurabili solo a fronte del pagamento di premi particolarmente elevati, quanto la possibilità offerta ad una captive di accedere direttamente al mercato della riassicurazione. A ciò si aggiunga che le spese d’esercizio di una captive sono in genere non superiori al 10/15% del valore del premio mentre per una normale struttura assicurativa questo valore è non di rado superiore al 40% – essendo evidentemente richiesta la predisposizione di un’apposita struttura che valuti l’opportunità di assumere determinati rischi – struttura della quale una captive, destinata esclusivamente ad assicurare i rischi delle società operative del gruppo e quindi ben noti nelle loro caratteristiche, non ha evidentemente alcuna necessità.

Da un punto di vista prettamente assicurativo il ricorso ad una captive può rivelarsi opportuno quando:
– i rischi assicurabili siano relativi ad attività estremamente pericolose o innovative e, come tali, poco conosciute anche dagli operatori del settore assicurativo; ne consegue che tali rischi possono non trovare adeguata copertura sul mercato e quindi, in assenza di soluzioni alternative, gravare interamente in capo all’azienda. La captive può di solito risolvere questo problema in modo assai più efficiente di quanto non sarebbe possibile fare con la semplice costituzione di un fondo interno di riserva;
– d’altre parte determinati rischi pur essendo assicurabili possono richiedere il pagamento di un premio di ammontare decisamente troppo elevato per essere economicamente sopportabile per l’azienda.
Anche in questo caso il ricorso ad una captive può essere una valida soluzione; esempio tipico di una captive di questo tipo è rappresentato dalle compagnie petrolifere che, avendo l’esigenza di assicurare la responsabilità civile da inquinamento, già da tempo fanno ricorso ad una struttura assicurativa captive da loro stesse partecipata;
– il ricorso ad una captive può essere motivato anche dall’esigenza di offrire una proposta assicurativa che possa rappresentare un servizio aggiuntivo per la clientela dell’azienda.
E’ il caso, ad esempio, di un azienda produttrice di lenti a contatto che allo scopo di offrire alla propria clientela una copertura assicurativa contro il rischio di perdita o rottura delle lenti ha dato vita ad una struttura assicurativa captive.
La decisione di usufruire di una captive può quindi essere motivata anche da una scelta strategica di diversificazione, giustificata sia dalla possibilità di affiancare i servizi o i prodotti offerti dalla casa madre con opportune garanzie assicurative a favore del cliente, utili sia per promuoverne una maggiore fidelizzazione che per realizzare dei veri e propri obiettivi di diversificazione nel settore assicurativo.

L’insieme dei costi e delle opportunità che il ricorso ad una struttura assicurativa captive comporta sono sintetizzate nella Tab. a) dalla quale emergono oltre ai vantaggi tipicamente assicurativi anche considerevoli opportunità in materia fiscale, finanziaria e gestionale.

TAB.A COSTI E OPPORTUNITA’ CORRELATI ALLA REALIZZAZIONE DI UNA ASSICURAZIONE CAPTIVE
COSTI OPPORTUNITA’
I – Costi di costituzione I – Vantaggi Assicurativi
a) Accesso diretto ai mercati riassicurativi
b) Maggior potere contrattuale verso l’assicuratore
c) Riduzione dei costi assicurativi
II – Costi amministrativi II – Vantaggi Finanziari
a) Miglioramento dei cash-flow
b) Veicolo finanziario flessibile e internazionale
c) Possibilità di operare come centro di profitto
III – Costi di relazione III – Vantaggi Manageriali
a) Controllo centralizzato a livello di gruppo
b) Incentivazione della cultura di Risk Management
IV – Costi di consulenza esterna IV – Vantaggi Fiscali

Con riferimento all’aspetto fiscale è necessario sottolineare come, negli ultimi anni, questo sia andato progressivamente perdendo d’importanza. La tradizionale collocazione delle società captive nei paradisi fiscali ha infatti un sempre minore rilievo pratico.
La causa è principalmente nel numero crescente di Paesi che si è dotato di una normativa in materia di Controlled Foreign Companies (CFC); questa, infatti, prevede l’automatico assoggettamento ad imposizione in capo alla casa madre dei redditi maturati da una propria controllata – nel caso specifico la struttura assicurativa captive – residente in un Paese considerato fiscalmente privilegiato.
Anche il nostro Paese sta predisponendo, sia pure con il consueto ritardo, una norma antielusiva di questo tipo, che rappresenta parte integrante del collegato alla finanziaria 2000 attualmente in discussione in Parlamento.
Che nel passato la variabile fiscale abbia rappresentato un elemento di fondamentale importanza nel condizionare le scelte di localizzazione delle strutture assicurative captive è tuttavia confermato da quanto riportato nella figura a), dalla quale appare chiaro come le principali collocazioni delle strutture societarie di questo tipo siano proprio i paradisi fiscali. Per il futuro è facile ipotizzare che la presenza di sempre più numerose ed efficaci CFC legislation farà, da un lato, diminuire sensibilmente il peso della variabile fiscale nella decisione di ricorrere ad una struttura assicurativa captive e, dall’altro, orienterà comunque le strutture societarie di questo tipo verso quei Paesi che possano offrire un quadro normativo idoneo e un regime tributario che sia più difficilmente contestabile da parte delle nuove normative antielusive.
Rappresenta un esempio significativo di questo nuovo orientamento la scelta dell’Irlanda di uniformare, entro il 1° gennaio 2003, l’aliquota dell’imposta sulle società al 12,5%; decisione questa che avrà senz’altro un peso notevole nel rafforzare la posizione di questo Paese quale meta ideale per la collocazione di una struttura assicurativa captive.

Come riportato nella Tab. a) un altro elemento di notevole importanza nel motivare la scelta di ricorrere ad una captive assicurativa è rappresentato dai vantaggi finanziari che questa scelta comporta. L’incasso dei premi avviene infatti in anticipo rispetto al sostenimento dei costi (eventuali) rappresentati dagli indennizzi che dovranno essere pagati; la compagnia si trova così a disporre, per periodi di tempo anche non trascurabili, di un volume rilevante di mezzi finanziari, accantonati sotto forma di riserve, il cui investimento consente il recupero di margini positivi anche quando il rapporto sinistri premi raggiunge il 100%.
Queste disponibilità finanziarie potranno essere utilizzate anche per operazioni finanziarie infragruppo oppure per dare all’attività assicurativa una propria autonomia in modo da farla diventare un ulteriore centro di profitto del gruppo al quale appartiene, ad esempio fornendo servizi assicurativi anche a soggetti non appartenenti alla propria compagine sociale. Il ricorso ad una captive assicurativa consente inoltre di centralizzare la gestione del rischio a livello di gruppo con notevoli benefici in termini di uniformità delle coperture, e più in generale del livello di sicurezza.

Ulteriori vantaggi sono inoltre legati alla maggiore responsabilizzazione del management al problema della prevenzione. Nella scelta del Paese ove collocare una captive particolare rilievo, oltre al fattore fiscale, ha la possibilità di operare direttamente nei Paesi ove sono presenti le diverse società del gruppo alla quale questa deve prestare i propri servizi assicurativi. Con riferimento all’Italia la materia è regolamentata, per quanto riguarda l’attività di riassicurazione, dalla Direttiva 64/225 CE che prevede possano svolgere tale attività sia le compagnie assicurative comunitarie che extracomunitarie.
La Direttiva 88/357 CE che disciplina l’attività di assicurazione prevede, invece, che tale attività possa essere svolta liberamente solo da società operanti nell’ambito dell’Unione Europea. Si evidenzia quindi una sostanziale differenza rispetto alla riassicurazione; mentre quest’ultima risulta di fatto possibile anche con società residenti al di fuori dell’Unione Europea l’attività assicurativa nei confronti dell’utente finale è consentita esclusivamente a società residenti nei Paesi dell’UE.

FIG.A PRINCIPALI PAESI SEDI DI ASSICURAZIONI CAPTIVE
Da queste considerazioni appare evidente come le caratteristiche del quadro normativo siano di importanza determinante nel condizionare la scelta sull’effettiva collocazione di una captive. Di questa disciplina normativa si sono avvantaggiati alcuni Paesi, il Lussemburgo nel passato e oggi soprattutto l’Irlanda, che ad un quadro regolamentare di particolare interesse affiancano, in particolare l’Irlanda, un regime impositivo di assoluto favore, che dal 2003 è destinato a diventare il regime impositivo standard per tutte le società residenti. Di particolare importanza nel definire le modalità con le quali fare ricorso ad una struttura assicurativa captive sono inoltre il gran numero di autorizzazioni che i diversi Paesi richiedono per consentire l’esercizio dell’attività assicurativa. In questo caso la soluzione per accedere al mercato assicurativo di un Paese per il quale non si ritiene utile sottostare a tutte le pratiche autorizzative richieste può essere rappresentato dal ricorso, nella realtà assai frequente, ad una “captive di riassicurazione” che provveda alla copertura dei rischi delle società appartenenti al proprio gruppo, ma in modo indiretto.

In pratica una captive di riassicurazione potrà operare come segue:
a) una qualsiasi compagnia assicurativa residente nel Paese nel quale sia problematico accedere emette una polizza per la copertura di determinati rischi di una società operativa residente;
b) la compagnia assicurativa, sulla base di un accordo di “fronting” provvede a riassicurare in tutto o in parte il rischio della società operativa con una captive di riassicurazione che fa capo allo stesso assicurato;
c) la captive di riassicurazione recupera, tramite il fronting, i premi versati dalla società assicurata, al netto di una commissione dovuta all’assicuratore;
d) la captive di riassicurazione può quindi riassicurare in tutto o in parte i rischi assunti presso altre compagnie di riassicurazione.
D’altra parte non sempre le captive devono far capo ad un’unica compagine societaria; spesso, infatti, per un’unica azienda può non esservi una reale convenienza a costituire una propria captive. In questi casi può quindi essere utile prevedere il ricorso ad una struttura assicurativa captive che sia partecipata da una molteplicità di piccole imprese e che abbia lo scopo esclusivo di soddisfare le comuni esigenze assicurative delle proprie controllanti. Per le imprese di minori dimensioni un’ulteriore soluzione frequentemente utilizzata per usufruire di una compagnia di assicurazione captive può essere rappresentata dal ricorso ad una Protected Cell Company (PCC) o, più semplicemente, dall’affitto di una società assicurativa.

Una PCC è una normale entità societaria, nata ed affermatasi a Guernsey, che ha la caratteristica di essere strutturata in “celle” ciascuna delle quali patrimonialmente distinta dalle altre. In pratica ciò significa che nell’ambito di una struttura societaria unitaria, ad esempio una compagnia assicurativa, per le attività connesse a ciascuna cella questa sarà chiamata a risponderne unicamente nei limiti della quota di capitale ad essa attribuibile; per le obbligazioni contratte da ciascuna cella i relativi creditori potranno, quindi, rivalersi unicamente sul patrimonio di quest’ultima.
Anche il capitale della società sarà evidentemente diviso in celle, ciascuna delle quali, a seconda dei risultati economici maturati, potrà dare diritto ad un dividendo che considerata la completa autonomia patrimoniale delle diverse celle potrà anche coesistere con un risultato economico negativo in un’altra cella. Una quota del capitale, oltre alla parte ripartita in celle, resterà comunque di proprietà dei fondatori che avranno il compito di fornire a tutte le celle i servizi amministrativi e gestionali.
Ciascuna cella potrà inoltre essere concessa autonomamente in locazione rendendo in tal modo accessibile il mercato delle assicurazioni captive anche alle imprese di minori dimensioni.
Una possibile alternativa al ricorso ad una PCC può essere, infine, rappresentata dall’affitto di una struttura assicurativa captive la quale può essere concessa in locazione interamente ad una singola azienda oppure a più aziende diverse; in quest’ultimo caso saranno evidentemente necessari dei particolari accordi contrattuali tra i diversi affittuari diretti ad evitare il trasferirsi delle responsabilità contratte da ciascuno nei confronti degli altri utenti della struttura assicurativa captive.
Da queste considerazioni un dato emerge con chiarezza: numerose sono oggi le possibili soluzioni per accedere ad una struttura assicurativa captive che in tal modo diventa facilmente accessibile anche a soggetti, quali ad esempio le aziende italiane di piccole e medie dimensioni, altrimenti impossibilitati ad accedere a questo moderno ed efficace strumento di ottimizzazione delle politiche di gestione del rischio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *