1995: NUMERO 6

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PANAMA
IL FASCINO FISCALE TRA LE DUE AMERICHE

di Nunzio Lanteri

LA NUOVA LEGGE SUGLI INCENTIVI RENDE SEMPRE PIU' APPETIBILE IL BUSINESS IN AMERICA LATINA

Situata tra la Repubblica di Costa Rica e la Colombia, la Repubblica di Panama, pur essendo relativamente giovane - risale infatti al 1903 la dichiarazione di indipendenza - occupa una posizione geograficamente e politicamente molto importante grazie anche al fatto che rappresenta il ponte di collegamento tra i Paesi dell'America centrale e quelli del sud.

Ma non è certamente questo l'unico punto di forza di Panama. Pur avendo infatti una storia relativamente recente la Repubblica di Panama è da molto tempo considerata un centro di notevole rilevanza da un punto di vista strategico per la localizzazione delle società "offshore"; risale infatti al 1916, a pochi anni quindi dalla dichiarazione d'indipendenza, l'emanazione del primo "fiscal code" che esentava da qualsiasi imposizione le persone fisiche e giuridiche che, pur essendo residenti nel Paese, svolgevano la propria attività al di fuori dei confini nazionali.

Tuttavia la crescente propensione delle imprese a ricercare nuove strategie di risparmio fiscale da una parte, e la continua rincorsa delle amministrazioni fiscali dei vari Paesi ad offrire nuovi strumenti normativi che attirassero capitali freschi dall'altra, hanno fatto sì che anche Panama adeguasse, con l'emanazione di nuove norme, il proprio sistema impositivo alle mutate esigenze della nuova classe imprenditoriale al fine di mantenere immutato il proprio "fascino fiscale" agli occhi degli imprenditori stranieri.

Presto detto, presto fatto ! In questo ambito l'ultima novità da parte delle autorità panamensi è rappresentata dalla "Legge per l'Universalizzazione degli Incentivi" il cui iter legislativo è stato purtroppo caratterizzato, prima dell'approvazione, dal continuo susseguirsi di emendamenti (soprattutto da parte dei grandi gruppi industriali che detenevano in pratica il monopolio di determinati prodotti) che, pur non stravolgendone il significato, hanno apportato sostanziali modifiche rispetto alla versione originariamente proposta. Gli aspetti più controversi, e che di conseguenza sono stati eliminati nella versione finale della legge, erano quelli che riguardavano l'abolizione totale del sistema impositivo sui redditi societari ad aliquote progressive per classi di reddito (la versione originaria della legge prevedeva per tutte le società l'applicazione di un'aliquota unica del 25%) e l'abolizione della ritenuta alla fonte del 10% sulla distribuzione di dividendi. Nella versione finale della legge è stato quindi eliminato il paragrafo che prevedeva l'esenzione da ritenuta alla fonte sui dividendi mentre è stata mantenuta, con una leggera modifica, la clausola che sancisce il passaggio dal sistema delle aliquote proporzionali a quello dell'aliquota unica del 30% per qualsiasi scaglione di reddito.

Tuttavia, pur essendo state eliminate in sede di approvazione della versione definitiva della legge le agevolazioni di maggior rilievo, le nuove norme prevedono una serie di incentivi di ordine fiscale di notevole importanza che, secondo il parere delle autorità governative, rinforzeranno la già solida posizione di Panama nell'ambito dei Paesi più appetibili sotto il profilo tributario.

Innanzitutto è bene sottolineare che le nuove norme non intaccano minimamente il regime impositivo previsto per le cosiddette "società offshore". Infatti, secondo il sistema fiscale panamense, i redditi maturati in capo a società residenti, come anche i dividendi che ne scaturiscono, ma derivanti da attività svolte al di fuori dei confini nazionali non sono assoggettati ad alcuna imposizione. Fermo restando quindi che tali norme continueranno a rimanere in vigore, la "Legge per l'Universalizzazione degli Incentivi" inserisce nel quadro normativo panamense una serie di agevolazioni sia per le società che svolgono la loro attività in determinati settori produttivi che per le imprese "export oriented".

A cominciare dalla concessione di un credito d'imposta, con modalità simili a quelle previste dalla nostra Legge Tremonti, sugli investimenti effettuati dalle imprese che, svolgendo la loro attività in particolari settori, non ricadrebbero nel campo di applicazione delle tradizionali norme agevolative previste dal Codice Fiscale panamense. Ne consegue che queste imprese potranno usufruire, a partire dal 1 luglio 1995 fino al 31 dicembre 2001, di uno "sconto" pari al 25% delle imposte da pagare per ogni anno fiscale a patto che tutte le seguenti condizioni siano contemporaneamente soddisfatte:

a) la società interessata non possa comunque usufruire, in virtù dell'attività svolta, di ulteriori benefici correlati all'applicazione di altre norme agevolative;

b) l'investimento sia effettuato in uno dei settori previsti dalla legge in oggetto quale, ad esempio, quello della ricerca e sviluppo, ovvero l'investimento abbia come oggetto l'acquisizione di nuove tecnologie, la costruzione di infrastrutture necessarie allo sfruttamento dell'energia idrica e l'espansione della capacità produttiva dell'azienda interessata;

c) l'investimento venga effettuato entro il 31 dicembre 2001, data di scadenza della norma agevolativa.

In ogni caso è bene specificare che la detassazione del 25% annuo è concessa fino ad un ammontare massimo del 100% della quota di capitale investita.

Di gran lunga più consistenti sono invece le agevolazioni che riguardano le imprese "export oriented" o comunque le imprese la cui attività è indissolubilmente legata all'importazione di materie prime o semilavorati; in questo caso però le agevolazioni si sostanziano fondamentalmente nell'abbattimento quasi totale dei dazi doganali sia per le merci in entrata che per i prodotti finiti destinati ad essere immessi in circuiti stranieri. In tal senso la "Legge per l'Universalizzazione degli Incentivi" ha inserito nel quadro normativo panamense quattro nuove procedure atte a facilitare il rimborso dei dazi doganali scontati in sede di importazione delle materie prime a condizione però che tali materie vengano utilizzate nel confezionamento di prodotti finiti destinati ad essere esportati. Le quattro nuove procedure inserite dalla legge in oggetto sono rappresentate da:

1) "sistema del rimborso", attraverso il quale la società esportatrice può ottenere il rimborso dei dazi doganali scontati in sede di importazione delle materie prime utilizzate nel processo produttivo;

2) "sistema della sostituzione", che permette all'azienda esportatrice di importare i beni utilizzati nel processo di produzione in totale esenzione d'imposta doganale a condizione che tali beni abbiano le medesime caratteristiche e siano qualitativamente similari a quelli in precedenza utilizzati per la lavorazione dei prodotti finiti venduti nei mercati esteri;

3) "sistema dell'importazione temporanea", attraverso il quale la società panamense può importare, oltre alle materie prime, anche il prodotto finito a patto che i beni oggetto dell'importazione debbano essere riparati o comunque debbano subire ulteriori fasi di lavorazione per poi essere esportati entro un certo periodo di tempo prefissato dalla legge;

4) "sistema dell'esportazione temporanea", del tutto simile a quello precedente, con la sola differenza che il bene può essere reimportato in esenzione d'imposta entro un lasso di tempo predeterminato.

E' bene tuttavia sottolineare che, a giudizio insindacabile delle autorità fiscali panamensi, determinate categorie di materie prime o semilavorati possono essere escluse dall'ambito di applicazione delle nuove norme riguardanti il recupero dei dazi doganali. Alla base di tali scelte di esclusione vi sono motivazioni facilmente riconducibili alle politiche protezionistiche messe in atto dalle autorità governative, e in verità pienamente appoggiate dai principali gruppi industriali locali, al fine di non intasare eccessivamente il mercato panamense con materie prime o semilavorati provenienti dall'estero. Spesso, infatti, una delle condizioni di base sia per l'ottenimento del rimborso che per l'esenzione dai dazi doganali è la "non reperibilità" sul mercato nazionale delle materie prime utilizzate nel processo produttivo della società di "import - export". Ciò comunque non intacca, se non superficialmente, la validità delle nuove norme agevolative che se da una parte, nel breve termine, faciliteranno sicuramente la vita alle imprese già operanti nel settore dall'altra, nel medio-lungo, non faranno altro che attirare nuovi capitali dall'estero.

Ma non è questa l'unica caratteristica che conferisce a Panama un "fascino fiscale" particolare. Nella continua ricerca, infatti, di nuovi strumenti normativi che mantenessero immutata la reputazione del Paese come migliore allocazione di società "offshore" nel panorama mondiale, le autorità governative panamensi hanno messo a punto una serie di norme che disciplinano la costituzione di una particolare struttura societaria, del tutto nuova per il Paese, che consente il raggiungimento di notevoli vantaggi sia sotto il profilo del risparmio fiscale che sotto quello strettamente operativo.

La "fondazione privata", è questo il nome della nuova forma giuridica, da una parte presenta le caratteristiche tipiche del "trust" così come conosciuto nell'ambito anglosassone, dall'altra, ed è questa la peculiarità di maggior rilievo, consente all'imprenditore di gestire la fondazione come una qualsiasi altra società di capitali; in altre parole la "fondazione privata panamense" rappresenta la giusta via di mezzo tra il "trust" e le società di capitali.

Vediamone le caratteristiche principali. Innanzitutto il diritto panamense, così come quello austriaco e quello del Liechtenstein, riconosce alla fondazione privata una sua personalità giuridica. Tuttavia, ed è questo un limite imposto dalle nuove norme, la fondazione privata di Panama non può essere "profit oriented"; ciò non toglie comunque che la fondazione possa svolgere una serie di attività collaterali a quella principale, quali l'alienazione di immobili o la gestione di partecipazioni in società commerciali, i cui profitti devono però essere necessariamente reinvestiti per il raggiungimento degli obiettivi della fondazione stessa.

In secondo luogo, la fondazione privata di Panama offre notevoli garanzie di segretezza ed anonimato non essendo richiesta, in nessun caso, né l'identità degli effettivi beneficiari né la compilazione di eventuali dichiarazioni dei redditi; al riguardo è bene specificare che, essendo considerata dal Codice Fiscale panamense una vera e propria società di capitali, la fondazione privata, alla stregua delle società "offshore", beneficia della totale esenzione dalle imposte sui redditi maturati al di fuori del territorio di Panama.

Altra caratteristica che rende unica tale struttura è rappresentata dal fatto che in quasi nessun caso il patrimonio della fondazione può essere utilizzato per soddisfare i crediti verso terzi a fronte di obbligazioni contratte dai soci fondatori ovvero dagli effettivi beneficiari; alla base di questo assunto risiede il principio, comune per tutte le società di capitali, della separazione tra il patrimonio della società e quello personale dei singoli soci.

Eccezione a tale regola di carattere generale è rappresentata, per la fondazione, dalla possibilità offerta ai creditori dei soci di escutere il patrimonio conferito in fase di costituzione ovvero trasferito in seguito alla nascita della fondazione stessa, quando il creditore riesce a dimostrare che il trasferimento, o il conferimento, del bene è stato attuato a scopo fraudolento. Tuttavia anche nel caso in cui venga ravvisata una manovra fraudolenta il creditore personale del socio non può esercitare tale facoltà se non entro tre anni decorrenti dal conferimento ovvero dal trasferimento del bene alla fondazione.

Non vi è alcun dubbio quindi che la fondazione privata di Panama rappresenti, almeno a livello teorico, una delle più valide alternative al classico "trust" di diritto anglosassone offrendo, da una parte, le medesime garanzie di riservatezza sulla reale identità degli effettivi beneficiari del patrimonio, e beneficiando dall'altra della completa esenzione da imposte sui redditi maturati in territorio straniero frutto di "eventuali" attività collaterali poste in essere dalla stessa fondazione.

E' chiaro, quindi, l'intento delle autorità panamensi di rilanciare l'immagine del Paese come migliore allocazione non solo per le società "offshore" ma anche per tutti coloro, siano essi persone fisiche ovvero rappresentati da entità giuridiche, che desiderino mantenere un certo livello di riservatezza sulla proprietà del patrimonio minimizzando nel contempo l'eventuale carico fiscale derivante, ad esempio, dal trasferimento, sia "mortis causa" che "inter vivos", dei beni che rientrano nel patrimonio della fondazione privata.