| 1995: NUMERO 6 | TORNA ALL' INDICE GENERALE |
| GIAPPONE INTERESSANTI OPPORTUNITA' PER LE "HOLDING REGIONALI". di Alessandra Necci TOKYO, NONOSTANTE UN SISTEMA DI ALIQUOTE D'IMPOSTA PARTICOLARMENTE ELEVATE, OFFRE ALCUNI ELEMENTI DI INTERESSE PER L'INSEDIAMENTO DI UNA STRUTTURA SOCIETARIA DI QUESTO TIPO. Il Giappone non viene in genere considerato come un Paese di particolare interesse per la collocazione di una struttura societaria destinata a gestire uno o più complessi produttivi nell'area dell'Estremo Oriente o del Pacifico. Infatti, ad un primo esame, una "holding" giapponese non presenta quelle caratteristiche normalmente richieste ad una struttura di questo tipo. I costi operativi sono particolarmente elevati, soprattutto a causa della sopravvalutazione dello yen, dell'altrettanto elevato costo del lavoro e del non indifferente onere rappresentato dalle imposte sulle società, fra le più alte dell'Estremo Oriente. D'altro canto, dati alla mano, risulta che solo Singapore e Hong Kong, ove comunque i costi infrastrutturali sono altrettanto elevati, sono maggiormente utilizzate dagli operatori economici internazionali interessati alla creazione di una "intermediate holding" che abbia il compito di gestire tutte le partecipazioni acquisite nell'area. E fra le altre strutture di questo tipo presenti in Estremo Oriente solo l'Australia è oggetto di un consistente sviluppo. Viceversa Hong Kong con l'avvicinarsi del 1997, anno nel quale è prevista la riunificazione con la Cina, sta progressivamente perdendo parte del suo "appeal" proprio a causa dell'attesa per questa scadenza da parte degli operatori economici, interessati a conoscere gli effetti che produrrà il previsto ritorno dell'ex colonia inglese sotto la sovranità cinese. Molteplici sono le attività che una "holding" giapponese può essere chiamata a svolgere e che, in pratica, possono andare dalla tipica gestione di partecipazioni in società operative collocate nell'area, ad esempio in Cina, all'erogazione di finanziamenti alle proprie controllate, all'incasso di royalty connesse alla cessione di licenze relative a brevetti o a opere dell'ingegno e, infine, alla prestazione di servizi di supporto tecnico e commerciale alle proprie controllate. Alla luce dell'oramai consolidato successo del Giappone quale collocazione per una "holding" destinata a gestire le attività imprenditoriali svolte nell'area, pur in mancanza di una specifica normativa agevolativa per società di questo tipo, risulterà quindi senz'altro utile approfondire quali sono le ragioni che hanno determinato questo inaspettato successo delle "holding" giapponesi. A questo proposito è bene ribadire come il ricorso ad una struttura di questo tipo sia diffusa soprattutto fra le multinazionali con vasti interessi in Estremo Oriente, che possono trovare nella "holding" giapponese uno strumento particolarmente idoneo a gestire le proprie partecipazioni in questa regione. Non si tratta quindi di una struttura che, come ad esempio una "holding" olandese, presenta caratteristiche tali da poter trovare efficace utilizzazione nella maggior parte delle situazioni che richiedono la presenza di una struttura di questo tipo, ma piuttosto di una "holding" d'importanza esclusivamente regionale. In proposito, a prescindere dall'onere rappresentato dalle imposte sui redditi prodotti, frutto della somma di numerose imposte diverse che portano ad un'aliquota effettiva che può anche arrivare ad oltrepassare il 50%, è bene sottolineare come a fare del Giappone un Paese particolarmente interessante per gli operatori stranieri che ritengano utile disporre di una "holding" nell'area contribuisca soprattutto la vasta rete di Convenzioni contro le doppie imposizioni - 48 già in vigore e numerose altre in corso di negoziazione - delle quali esso può disporre. Ma anche altre sono le caratteristiche di questo Paese che, in pratica, possono rivelarsi estremamente utili nel contribuire a ridurre l'ammontare complessivo delle imposte dovute in Giappone. In questo senso di particolare utilità è la possibilità concessa alla capogruppo giapponese di usufruire sia del così detto "credito d'imposta indiretto", ossia del credito d'imposta non solo sulle ritenute corrisposte dalle proprie controllate ma anche sulle imposte dirette da esse pagate, sia della possibilità di beneficiare nel proprio Paese di residenza, sotto forma di credito d'imposta, delle imposte corrisposte da una controllata della propria controllata (second-tier subsidiary), a condizione però che a questo credito corrisponda un effettivo flusso di dividendi. Ne consegue che il credito d'imposta realmente spendibile in Giappone potrà in concreto incidere in modo rilevante sulle imposte dovute in questo Paese, consentendo quindi di ottenere un rilevante vantaggio di ordine fiscale, che si presenta infatti come una delle caratteristiche più interessanti offerte da una "holding" giapponese. A questo proposito bisogna comunque tener conto anche del fatto che il Giappone dispone di una delle più efficaci e moderne normative anti-paradiso oggi esistenti (vedi Forum n. 3/94) e che pertanto questa interessante possibilità di usufruire di un credito d'imposta particolarmente ampio andrà valutata anche alla luce di quanto previsto dalla locale normativa in materia che, in particolare, prevede l'assoggettamento ad imposizione in Giappone dei redditi maturati in Paesi ove siano stati sottoposti a tassazione con un'aliquota d'imposta inferiore al 25%. Aliquota, quest'ultima, calcolata come rapporto fra le imposte effettivamente corrisposte nel Paese in esame e il reddito imponibile netto della "subsidiary". Tra le caratteristiche che maggiormente contribuiscono a caratterizzare le "holding" giapponesi particolarmente interessante è la possibilità, concessa ad una "branch" di una società estera che gestisca delle partecipazioni in società straniere, svolgendo pertanto la tipica attività di "holding", di ricevere i dividendi corrisposti dalle proprie controllate senza doverli assoggettare ad imposizione in Giappone, avendo inoltre la possibilità di ritrasferirli alla propria casa madre estera senza dover scontare alcuna ritenuta alla fonte in questo Paese. Ne consegue che l'unico onere effettivamente dovuto su questi redditi è rappresentato dalle eventuali imposte scontate nel Paese nel quale gli utili sono stati effettivamente prodotti e dalla relativa ritenuta alla fonte Una "branch" di una società straniera può essere efficacemente utilizzata anche per gestire i diritti di sfruttamento di brevetti ed invenzioni ceduti alle diverse controllate presenti nell'area. Infatti anche i flussi di royalty connessi all'utilizzo di queste invenzioni non essendo prodotti in Giappone e non essendo di competenza di una società residente saranno del tutto esenti da imposizione in questo Paese, pur essendo possibile usufruire delle Convenzioni da esso sottoscritte. Dall'insieme di queste osservazioni appare quindi evidente come le "holding" giapponesi, pur non potendo contare su di uno specifico regime agevolativo, offrono alcune interessanti opportunità agli imprenditori che abbiano la necessità di usufruire di una base fissa in Estremo Oriente per mezzo della quale gestire le proprie partecipazioni in società residenti in questa parte del Mondo. |