| 1995: NUMERO 5 | TORNA ALL' INDICE GENERALE |
| OLANDA ATTRAZIONE FATALE di Enrico Santoro IL GOVERNO HA ESTESO I "TAX RULING" A MOLTISSIMI CASI CHE INTERESSANO ANCHE LE IMPRESE STRANIERE Fisco amico. Fisco alleato del contribuente. Un "non sense" in Italia, una realtà in Olanda. La conferma è nei fatti; altrimenti non si spiegherebbe la crescente affezione dimostrata dagli investitori esteri al Paese. E non si spiegherebbe nemmeno il perchè l'Olanda rappresenti, ed è una prassi oramai consolidata, un "passaggio obbligato" per le imprese impegnate in un processo di espansione su scala internazionale. Un fisco consapevole, quindi, che solo aiutando le imprese a crescere potrà veder aumentate le proprie entrate. Una consapevolezza che di anno in anno aumenta, portando l'Olanda ai vertici della classifica dei Paesi più appetibili sotto il profilo fiscale. Basti pensare che la pratica tributaria del Paese ha sviluppato i cosiddetti "tax ruling", attraverso i quali le imprese, siano esse residenti o a capitale straniero, possono ottenere dalle autorità governative locali una serie di benefici fiscali strettamente connessi all'attività esercitata dalla società stessa. In questo modo il contribuente olandese ha l'assoluta certezza sulle eventuali conseguenze di carattere fiscale generate dall'operazione posta in essere. Una pratica che ha fatto riscontrare un così ampio consenso da parte degli investitori residenti e non, da convincere le autorità governative olandesi ad inserire nel proprio quadro normativo i "tax ruling" riguardanti le fattispecie più importanti e statisticamente più diffuse. Ciò ha comportato che le società che svolgevano un'attività sostanzialmente simile a quelle per le quali era stato rilasciato un "ruling", non avevano la necessità di avanzare un'apposita richiesta agli organismi preposti per poter beneficiare delle medesime agevolazioni fiscali. Unico neo di una prassi tributaria come questa era rappresentato, fino allo scorso anno, dalla politica volutamente restrittiva perseguita dalle autorità governative olandesi nel rilascio di "ruling" particolari; l'imprenditore che investiva in Olanda aveva infatti a disposizione solo cinque tipologie di "ruling" applicabili ad altrettante strutture societarie che, in effetti, erano le più utilizzate soprattutto da parte delle multinazionali straniere. In tal senso il contribuente, sia esso straniero o residente, per avere la certezza di poter beneficiare delle particolari condizioni derivanti dall'applicazione del "ruling" doveva verificare che la struttura societaria posta in essere svolgesse una delle seguenti attività, corrispondenti per l'appunto agli "standard ruling": 1) "Holding activities ruling"; secondo questo "ruling" la società domiciliata in Olanda può usufruire di una completa esenzione fiscale sia sui dividendi ricevuti dalla "subsidiary" estera sia sugli eventuali "capital gain" derivanti dalla cessione di quote di partecipazione della "subsidiary" stessa. Tuttavia affinché la società olandese possa beneficiare della "partecipation exemption" essa deve dimostrare che: a) le partecipazioni non sono detenute a scopo speculativo (portfolio investment). Per partecipazioni maggiori al 25% in società residenti in Paesi membri della UE questa condizione è automaticamente soddisfatta; b) la base imponibile della "holding" ammonti a non meno del 25% dei costi di gestione; c) l'acquisto della partecipazione deve essere stato finanziato per non meno del 15% da mezzi propri. 2) "Finance activities ruling"; questa seconda forma di "ruling", studiata appositamente sia per le "subsidiary" che per le "branch" olandesi di società non residenti, permette alla società che eroga un finanziamento, nell'ambito di un'operazione "back to back loan", di dichiarare come base imponibile una percentuale fissa del prestito concesso, indipendentemente da quanto effettivamente percepito a titolo di interessi dalla propria collegata. Questa percentuale può variare da un minimo dello 0,125% ad un massimo del 10% del finanziamento erogato a seconda del tipo di operazione di finanziamento posta in essere. 3) "Royalty activities ruling"; anche in questo caso le società residenti in Olanda, la cui attività principale consiste nella gestione dei diritti e dei marchi per conto di altre società, possono dichiarare come base imponibile una percentuale minima dell'utile effettivamente maturato. 4) "Cost-plus ruling"; secondo questo accordo il reddito imponibile delle "subsidiary" olandesi che svolgono un'attività ausiliaria e di supporto per conto delle proprie controllanti estere, viene determinato sulla base di una percentuale, variabile dal 5 al 10%, dei costi operativi. 5) "Foreign sales corporation ruling"; quest'ultimo tipo di "ruling" è del tutto simile al precedente per ciò che concerne le modalità applicative; l'unica differenza è rappresentata dal fatto che è applicabile unicamente alle società commerciali. Solo dopo aver verificato, quindi, che sia la struttura societaria posta in essere che le operazioni per le quali era stata costituita, rientravano nelle fattispecie previste dai uno dei cinque "standard ruling" il contribuente poteva ottenere il riconoscimento dei benefici di natura fiscale ivi previsti. Di contro, qualora l'attività svolta dalla società olandese non fosse ricompresa nelle cinque fattispecie previste, il contribuente aveva, in pratica, scarse possibilità di ottenere un "ruling ad hoc"; e ciò derivava dal fatto che lo specifico "ruling" poteva essere rilasciato unicamente dall'ispettore fiscale solo dopo che la richiesta del contribuente era passata al vaglio di un'apposita commissione per i "ruling" costituita da rappresentanti del Ministero delle Finanze da una parte e da membri del "Ruling Team" di Rotterdam dall'altra. Un sistema di approvazione che richiedeva tempi talmente lunghi da rendere di fatto inaccessibile al contribuente il rilascio di un "ruling" specifico per la singola attività. Ma dal 17 febbraio 1995 le cose sono cambiate. A cominciare dalla semplificazione delle procedure di ottenimento dei "tailor-made ruling", ossia fatti su misura, per le imprese che svolgono attività non rientranti tra le fattispecie previste dagli "standard ruling". E' stata infatti abolita la commissione per i "ruling" e, allo stato attuale, la richiesta di un accordo fatto "ad hoc" viene presentata unicamente agli ispettori fiscali di Rotterdam che, dal canto loro, sono autorizzati a rilasciarlo direttamente. Inoltre è bene sottolineare che, nell'ambito del processo di revisione della politica dei "ruling", la possibilità di richiedere un'autorizzazione fatta su misura è aperta a tutti i contribuenti. Tuttavia il rilascio di un "ruling" particolare è subordinato al verificarsi delle seguenti condizioni; - l'attività svolta dalla società olandese non sia in contrasto con le leggi, le circolari e la prassi giurisprudenziale vigente nel Paese; - la società olandese riceva, per i servizi resi alla propria controllante straniera, un compenso annuale che rispetti il principio del "valore normale" (arm's length). Tuttavia non è ancora ben chiaro se, una volta rilasciato, il singolo "ruling" possa essere reso di pubblico dominio o se si debba rispettare il principio della segretezza a salvaguardia delle scelte strategiche operate dalla singola azienda. Ed è proprio per questo motivo che è tuttora in atto una dibattito sul problema la cui soluzione, a parere degli esperti, sarà in linea con quanto decretato dalla sentenza del Consiglio di Stato del 7 luglio 1994 nella quale fu sancito l'obbligo di pubblicazione, in forma anonima, dei "ruling" che, per forma o contenuti, deviavano dagli "standard ruling". Questa decisione che risale, ed è bene precisarlo, ad un periodo anteriore alla nuova politica di apertura in materia di "ruling", avrà ovviamente un notevole impatto sull'emanazione, e conseguente pubblicazione, degli attuali "tailor-made ruling"; in questo modo gli investitori, conoscendo in anticipo la linea di tendenza seguita dalle autorità olandesi, potranno prendere le decisioni strategiche più importanti in tutta tranquillità adattandole, ove se ne ravvisi il bisogno, alla variabile "fisco". Ma questa è solo una delle novità che caratterizza la nuova politica in materia di accordi preventivi. E' stata infatti ampliata la lista dei cosiddetti "standard ruling" attraverso l'aggiunta dei seguenti regimi agevolativi predeterminati, la cui valenza è di carattere generale: a) "Disguised Capital Contribution"; secondo questo "ruling" la società che riceve dai propri azionisti un finanziamento a tasso zero può comunque dedurre dalla propria base imponibile gli interessi che avrebbe dovuto corrispondere nel caso in cui il finanziamento soci fosse stato fruttifero. E' bene tuttavia sottolineare che gli interessi dedotti dalla società sono comunque da ricomprendersi nel calcolo del reddito imponibile dell'azionista, persona fisica o giuridica residente in Olanda, che avrebbe dovuto percepirli a titolo di remunerazione del capitale prestato. b) "Resale-minus"; secondo questo "ruling" il reddito imponibile della società che svolge in Olanda un'attività di marketing per conto del gruppo cui appartiene, viene determinato in base ad una percentuale, variabile dall'1 al 2%, del fatturato. In generale la durata massima di uno " standard ruling" è di 4 anni con la possibilità di estenderlo per altri 4 anni; tuttavia nel caso in cui tale durata sia insufficiente per garantire all'impresa interessata lo sviluppo dell'attività posta in essere, le autorità fiscali olandesi possono stabilire limiti temporali più lunghi. Diverso è invece il discorso per ciò che concerne i "ruling" fatti su misura e rilasciati, quindi, per attività particolari; in tal caso non vi è infatti alcun limite temporale determinato aprioristicamente, bensì la durata viene stabilita di caso in caso in base anche all'attività imprenditoriale svolta dall'azienda interessata. Un sistema quindi che, presentando caratteristiche di elevata flessibilità applicativa, ben si sposa con i sempre più frequenti cambiamenti della realtà imprenditoriale odierna. Inoltre, a supporto di un sistema di "ruling" già di per sé altamente efficace, è stato introdotto, nel gennaio del 1993, il cosiddetto "central information desk for foreign investors" le cui finalità sono quelle di fornire un supporto informativo alle imprese straniere che intendono effettuare investimenti rilevanti in territorio olandese. Il centro opera in stretta cooperazione con il "ruling team" di Rotterdam ed è quindi in grado di fornire alle imprese un servizio ad ampio spettro. Tuttavia, affinché l'imprenditore straniero possa avvalersi del supporto dell'"information desk", gli investimenti effettuati per avviare l'attività in Olanda devono necessariamente essere superiori ai 10 milioni di fiorini olandesi; solo infatti in casi estremamente particolari, ad esempio quando la costituzione della società a capitale straniero implica la creazione di un numero consistente di posti di lavoro, il supporto dell'"information desk" è disponibile per investimenti di importo inferiore. Alla luce di queste novità, che non fanno altro che rafforzare la posizione di leadership dell'Olanda nell'ambito dei Paesi più attraenti sotto il profilo fiscale, appare quindi evidente come l'aiuto del fisco sia di fondamentale importanza nell'ambito del processo di espansione su scala internazionale che le imprese europee stanno affrontando con rinnovato vigore. E l'Olanda questo lo ha capito molto bene; la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti. E non sarebbe sicuramente un errore se a pensarci fossero anche le autorità fiscali italiane. |