| 1995: NUMERO 4 | TORNA ALL' INDICE GENERALE |
IL PROJECT FINANCING NELLO SVILUPPO DELL'ITALIA Nei prossimi anni l'Italia sarà un cantiere a cielo aperto grazie al project financing. La conferma ci viene dalla Presidenza del Consiglio dei ministri che, agli inizi d'agosto, ha reso noto un "libro bianco" sul rilancio della grandi opere infrastrutturali soprattutto nel Mezzogiorno: una vera e propria Bibbia su quanto ancora c'è da fare affinché il Sistema - Italia possa spiccare definitivamente il volo verso il terzo millennio. Di lavoro ce n'è molto considerato che il piano governativo prevede circa 229 progetti per un importo complessivo di circa 58.100 miliardi di lire con una mappa dettagliata sulle Regioni e sulle opere infrastrutturali da mettere in atto. Diciamo subito che buona parte dei progetti ha una completa copertura finanziaria. Tra questi le opere che riguardano ambiente, energia elettrica, idrocarburi, ferrovie, interporti, metanizzazione, trasporti marittimi ed autostrade. Soffrono per mancanza di fondi i progetti relativi al potenziamento del sistema idrico, allo sviluppo industriale, alle opere di irrigazione ed al sistema viario ordinario. Complessivamente sugli oltre 58.000 miliardi preventivati di costi soltanto 45.000 hanno la relativa copertura finanziaria: all'appello mancano, quindi, 13.000 miliardi di lire. Il governo ha lanciato nel "libro bianco" un importante segnale all'imprenditoria privata affermando che il sistema del "project financing" potrà rappresentare una prospettiva in grado di produrre utili risultati in un momento in cui il declino degli investimenti pubblici sta cominciando a porre seri problemi all'economia nazionale. E questo è tanto più vero se si considera che proprio il taglio dei flussi finanziari dello Stato (39,1% in meno nel 1994) ha prodotto due effetti non desiderati dalla comunità nazionale: l'aumento del problema occupazionale ed il deterioramento (con conseguente aumento dei costi di ristrutturazione) del già carente sistema infrastrutturale. Tutto ciò in un quadro di lievitazione della massa del debito pubblico che ha portato, nel corso di questi ultimi anni, ad una politica restrittiva del governo nella concessione di finanziamenti.
LA CARENZA DI INFRASTRUTTURE
L'Italia è al centro della competizione economica internazionale e, secondo lo stesso Fondo Monetario Internazionale, sta aumentando la propria capacità produttiva ed è la Nazione più competitiva nell'ambito dei Paesi industrializzati. Ciò non può che far piacere, considerato che questo risultato è stato raggiunto con un sistema-paese non in perfetta efficienza. A questo punto è necessario chiedersi cosa potrebbe succedere se tutto funzionasse alla perfezione, soprattutto sul fronte della dotazione di infrastrutture oggi pari a circa i due terzi di quella francese e tedesca. Il richiamo del governo a considerare percorribili strade alternative al finanziamento pubblico ci pare, a questo punto, molto importante considerato che la riduzione delle disponibilità per la realizzazione di opere pubbliche e di grandi infrastrutture ha causato fino ad oggi la chiusura di 30.000 imprese, la caduta del 20% degli investimenti e la perdita di circa 115.000 posti di lavoro. Il "gap" infrastrutturale può essere colmato proprio attraverso lo strumento del project financing già conosciuto in Italia fin dagli anni sessanta, ma poco applicato (recentemente un esempio valido è costituito dalla riattivazione del porto di Gioia Tauro che diventerà, attraverso un sistema gestito da privati, lo scalo portacontainers più importante del Mediterraneo).
IL PROJECT FINANCING
Il mercato finanziario non ha ancora codificato il project financing, ma l'esperienza lo identifica come un'operazione di finanziamento in cui una specifica iniziativa economica viene valutata principalmente per le sue capacità di generare ricavi e dove i flussi di cassa previsti dalla gestione costituiscono la fonte primaria per il servizio del debito. La caratteristica di un'operazione di project financing consiste nella circostanza che le prospettive rilevanti ai fini della valutazione della capacità di rimborso del debito siano basate quasi esclusivamente sulle previsioni di reddito dell'iniziativa finanziata e non - o non esclusivamente - sull'affidabilità economico-patrimoniale dei promotori. In sostanza il project financing, secondo una definizione più sintetica, è un finanziamento concesso ad una particolare unità economica, soggetto o gruppo, nel quale il finanziatore fa affidamento sui flussi di reddito di quell'unità come fonte di fondi per il rimborso di un prestito e sul patrimonio dell'unità come garanzia per lo stesso. Gli elementi principali nell'ideazione di quest'operazione di finanziamento misto privato-pubblico sono essenzialmente tre: previsioni di tempo, previsioni di spesa, flussi di cassa. Nel primo caso, il progetto deve essere sviluppato seguendo dei tempi prestabiliti in modo tale che l'operatività dell'iniziativa sia in grado di generare ricavi nei tempi e nei modi stabiliti. Nel secondo caso, l'iniziativa deve essere realizzata sulla base di costi concordati nel contratto. Per quanto riguarda, infine, i flussi di cassa il progetto deve dimostrare una soddisfacente redditività sulla base di proiezioni "prudenziali" che assicurino il puntuale servizio del debito. Il project financing può applicarsi a svariati settori d'intervento come energia, telecomunicazioni, turismo, ambiente, siderurgia, infrastrutture e trasporti e può essere applicato anche ai finanziamenti misti o nella realizzazione di opere integralmente a carico del pubblico. Le modalità d'intervento del privato per il finanziamento di infrastrutture può avvenire tramite joint-venture, concessione o privatizzazione. Tuttavia è molto importante tenere ben presenti alcuni parametri di riferimento rilevati dall'esperienza internazionale e cioè: affidabilità ed esperienza consolidata dei promotori, dimensione dell'iniziativa che giustifichi importi elevati di risorse finanziarie, definizione del settore d'intervento, piano di fattibilità definito. Le parti coinvolte in un progetto di project financing sono i promotori, i realizzatori dell'iniziativa, i legali, i consulenti finanziari, le controparti commerciali, gli istituti finanziatori e le società private. La presenza di legali è fondamentale anche perchè un progetto si forma attraverso una serie di obbligazioni che vengono rappresentate attraverso i contratti. La stesura di questi accordi - che identificano in dettaglio la volontà delle varie controparti - è affidata a studi legali con una specifica esperienza in materia. E questo fatto non deve stupire perchè un'operazione di project financing può avere due finali differenti a seconda che il soggetto concessionario costruisca, gestisca e trasferisca l'opera dopo un certo numero di anni oppure il contratto non preveda il trasferimento finale dell'opera. Le strutture del finanziamento possono assumere due forme: quella del "non-recourse", cioè rimborso esclusivo tramite il "cash-flow" del progetto e senza diretta responsabilità dei soci, oppure quella del "with-recourse" cioè l'acquisizione di partecipazioni del progetto da parte dei finanziatori. Le tipologie di finanziamento sono anch'esse distinguibili in due gruppi: il capitale e il debito. Nel primo caso, il capitale di rischio è rappresentato da azioni sottoscritte dai promotori. Sono considerate forme di finanziamento simili anche il debito subordinato (o subordinated debt) e il mezzanino (mezzanine). Nel secondo caso rientrano il debito principale (senior debt) che è in sostanza il debito a breve, medio o lungo termine e le obbligazioni - emesse dall'entità creata per il progetto d'investimento - che sono negoziabili e rappresentano, quindi, un debito rimborsabile a scadenza.
LE PROSPETTIVE
Il project financing avrà nei prossimi anni un sicuro avvenire perchè l'Italia ha la necessità di definire il proprio "gap" infrastrutturale nell'ambito di forti processi di globalizzazione economica che premieranno i sistemi - paese maggiormente competitivi. Tuttavia lo Stato non potrà far fronte a tutti i finanziamenti necessari perchè la crisi fiscale ed il debito pubblico hanno ridotto ampiamente le disponibilità d'erogazione. Il privato, quindi, attraverso un'attenta opera ricognitiva sui progetti potrà fornire l'agibilità del finanziamento che altrimenti non verrebbe mai ad essere identificata. Il ricorso a forme miste d'intervento per la costruzione di infrastrutture è da tutti gli esperti ritenuta l'unica strada percorribile per l'Italia. I benefici, per entrambi i partner, sono molteplici e vanno dall'impatto positivo sul budget statale all'acquisizione di nuovo know-how, dal marcato decentramento delle iniziative cantierabili ai costi "chiavi in mano", dal celere reperimento dei fondi sul mercato allo sviluppo di nuovi progetti sempre più arditi. Dal punto di vista governativo un piano di project financing ha degli indubbi vantaggi economici per la possibile parcellizzazione dei rischi d'impresa. Le imprese, dal canto loro, possono acquisire la gestione in concessione di importanti opere che serbano in sè un ampio margine di ritorno economico ed un'indubbia proiezione dell'immagine aziendale. Alcuni fanno osservare che, ad esempio, l'annoso progetto della costruzione di un ponte sullo Stretto di Messina potrebbe essere risolto ricorrendo proprio a questa formula di finanziamento. Ed il project financing, in questo come in tanti altri casi, potrebbe rappresentare la vera manna dal cielo se si considera che nei prossimi anni l'Italia diventerà un punto nevralgico di tutti gli scambi commerciali dell'area mediterranea. |