| 1995: NUMERO 4 | TORNA ALL' INDICE GENERALE |
| CUBA LA VERA "REVOLUCION" DELLA PROPRIETA' PRIVATA di Arantxa Aguilar de Lizarralde IL PARLAMENTO HA APPROVATO UN PROGETTO DI LEGGE PER GLI INVESTIMENTI STRANIERI. LO STATO NON AVRA' PIU' IL 51% NELLE IMPRESE COSTITUITE. Il 1995 per Cuba può essere considerato l'anno della svolta. Sul fronte politico, su quello economico e, incredibile a dirsi, su quello "imprenditoriale". E bisogna dare atto a Fidel Castro di aver "imboccato" la strada giusta. La recente approvazione, da parte del Parlamento cubano, della nuova legge sugli investimenti stranieri ne è la riprova; al di là del lungo e faticoso cammino che ne ha portato alla stesura, la legge potrebbe ridisegnare nel medio periodo l'intero scenario economico cubano, "traghettandolo" dal socialismo estremo ad una sorta di capitalismo liberista. Attenzione però; la strada da percorrere è ancora molta, questa è solo una base di partenza. Un potenziale che può e deve essere valorizzato alla luce di una presa di posizione da parte del Governo cubano abbastanza esplicita, dettata più da ragioni economiche che politiche. Il Paese necessita di capitali freschi che, allo stato attuale delle cose, possono affluire unicamente dall'estero dato che l'economia cubana ha registrato negli ultimi anni una fase di forte declino, dovuta anche all'interruzione di gran parte dei rapporti commerciali con Mosca. Non c'è dubbio quindi che la strada della ripresa debba necessariamente passare attraverso un progressivo "disgelo" che tenga conto anche di quei fattori che generalmente influenzano le scelte dell'imprenditore straniero abituato ad operare secondo la logica della massimizzazione del profitto. In verità i primi segni del "disgelo" risalgono al 1982, anno di promulgazione della Decreto Legge n.50, che autorizzava la creazione di "joint venture" con partner stranieri; tuttavia, ed è qui il punto, lo stesso decreto, all'art. 15, limitava la partecipazione dell'imprenditore estero al 49%, lasciando così di fatto il pieno controllo sulla gestione degli affari al partner cubano. Un disgelo solo apparente quindi ? No, non del tutto dato che anche una piccola apertura all'economia di mercato come questa ha creato un significativo precedente per un futuro accesso dell'imprenditoria occidentale; e, del resto, tale "apertura" non è nemmeno passata inosservata agli occhi degli investitori stranieri. Ma la vera rivoluzione si è avuta con l'approvazione, da parte del Parlamento cubano, del progetto di legge per gli investimenti stranieri (Proyecto de Ley para la Inversion Extranjera) che, introducendo delle riforme a dir poco "storiche", ha segnato un vero e proprio cambio di rotta sia sotto il profilo economico che sotto quello politico. A cominciare proprio dall'abolizione di quel limite del 49% sulla partecipazione di capitale estero, che aveva spento gli entusiasmi della maggior parte degli imprenditori d'oltremare. Da oggi non solo è possibile investire nell'isola attraverso una società totalmente detenuta da investitori stranieri, ma questi possono addirittura acquistare e detenere beni immobili di proprietà dello Stato. Non è poco se si pensa che da trenta anni a questa parte la proprietà privata non era nemmeno contemplata dalle leggi cubane. Ma la costituzione di una società a totale partecipazione straniera non è l'unico mezzo per investire nell'isola. Esistono infatti altre due alternative di cooperazione economica con soggetti cubani, a disposizione dell'imprenditore straniero: - la "asociaciòn econòmica internacional" che, al contrario dell'impresa a totale partecipazione straniera, non implica la costituzione di un soggetto giuridico distinto dalle parti contraenti; - la "empresa mixta", attraverso la quale si dà vita, come nel caso dell'impresa a totale partecipazione straniera, ad una persona giuridica a sé stante che, secondo le nuove norme, deve necessariamente assumere la forma di società per azioni (Compania Anonima por Acciones Nominativas). Ed è proprio attraverso un'impresa mista che i primi investitori europei sono sbarcati nell'isola. E' di questi giorni infatti la notizia che il Governo cubano ha dato vita con imprenditori italiani e monegaschi, guidati dallo Studio Santoro di Roma, alla prima società mista i cui investimenti nel medio termine saranno di notevole entità. E tale operazione si configura di così grande importanza per la storia di Cuba che lo stesso Fidel Castro ha deciso di farne oggetto del suo discorso in occasione della festa della Repubblica di quest'anno. Un avvio di tutto rispetto se si pensa che fino allo scorso anno era addirittura impensabile un coinvolgimento così profondo delle autorità cubane in un'iniziativa di stampo imprenditoriale privato. Tuttavia è bene precisare che l'avvio di una qualsiasi attività imprenditoriale nell'isola necessita di un'apposita autorizzazione rilasciata dagli organi competenti. Inoltre, sempre secondo la nuova legge, è vietato l'accesso all'imprenditoria privata unicamente in quei settori che, è bene precisarlo, non avrebbero comunque catalizzato l'interesse dell'imprenditore, quali quello della difesa, della sicurezza nazionale e dei servizi sanitari, che di conseguenza restano di esclusiva competenza degli organi di Stato. A ciò si aggiunga che, sia per quanto riguarda le società a totale partecipazione straniera che per le imprese miste, è necessaria, ai fini dell'acquisizione della personalità giuridica, la registrazione presso il locale "Registro de la Càmara de Comercio de la Repùblica de Cuba". Nel caso dell'impresa mista, inoltre, non è possibile sostituire nessuno dei partecipanti senza il consenso di tutti gli altri azionisti riuniti in assemblea generale, e senza l'approvazione da parte dell'organo statale che ha rilasciato l'autorizzazione all'esercizio dell'attività imprenditoriale. Lo stesso vale per il "contrato de asociaciòn econòmica internacional" che, tuttavia, si differenzia dalle altre due forme per le seguenti caratteristiche: - non costituisce una persona giuridica distinta dalle parti contraenti; - può avere come oggetto dell'attività imprenditoriale la realizzazione di un qualsiasi investimento anche qualora una sola delle parti contraenti abbia ottenuto la necessaria autorizzazione; - al momento della stesura del contratto devono essere stabilite le quote di partecipazione agli utili ed alle perdite. In ogni caso, qualsiasi sia la forma scelta dall'imprenditore straniero come mezzo attraverso il quale "veicolare" i propri investimenti in territorio cubano, la nuova legge prevede una serie di agevolazioni di considerevole importanza. A cominciare dal libero reimpatrio degli utili, conseguiti nell'esercizio dell'attività d'impresa, in una qualsiasi divisa convertibile; inoltre questa libertà si estende anche a livello del singolo individuo che presta la propria opera all'interno dell'impresa, purché non risulti essere cittadino cubano o cittadino straniero residente a Cuba. Per quanto riguarda il regime fiscale, la nuova legge fissa un'aliquota d'imposta del 30% da applicare sugli utili derivanti dall'esercizio di un'attività imprenditoriale; tuttavia è possibile che le autorità cubane concedano un periodo di "tax holiday", limitato nel tempo, alle imprese che investono in settori di interesse nazionale. A ciò si aggiunga che le autorità governative cubane, allo scopo di stimolare ulteriormente lo sviluppo e la costituzione di attività imprenditoriali in determinate aree del territorio nazionale, stanno predisponendo una serie di leggi finalizzate alla creazione di cd. "zone franche" all'interno delle quali, probabilmente, vigerà un sistema normativo basato fondamentalmente sulla concessione di ulteriori incentivi sia sotto il profilo fiscale che quello doganale. In ogni caso, ed è bene ribadirlo, ogni attività imprenditoriale che coinvolga un investitore straniero necessita di apposita autorizzazione da parte del Comitato Esecutivo del Consiglio dei Ministri. E come ogni Paese che per anni è stato governato secondo la logica statalista, anche Cuba deve fare i conti con il proprio passato; la macchina burocratica è spesso la chiave di volta che regge l'intero apparato statale. Ma questa volta le ragioni che hanno spinto le autorità cubane ad inserire nella nuova legge delle norme che subordinano l'avvio dell'attività imprenditoriale al rilascio di un'apposita autorizzazione, non sono più volte, come in passato, a contenere l'avanzata del capitalismo. Anzi, e anche se ciò può sembrare assurdo, è proprio il contrario ! Ben vengano i nuovi investitori capaci di dar vita a nuove iniziative imprenditoriali sull'isola, capaci di creare nuova ricchezza, capaci di dare un pò di ossigeno ad un'economia disastrata come quella dell'isola. La conferma è nei fatti; il mercato cubano è aperto a tutti gli imprenditori occidentali. Addirittura anche agli americani. Ma allora perchè condizionare l'avvio di un'attività di stampo imprenditoriale al rilascio di un'autorizzazione ? La risposta è molto semplice. Per non ripetere lo stesso errore degli altri Paesi comunisti che, aprendosi troppo repentinamente al capitalismo, hanno creato un terreno talmente fertile da attirare, non solo valide iniziative imprenditoriali, ma anche, e soprattutto, la criminalità organizzata. L'imperativo è quindi solo uno; incentivare l'afflusso di capitali "freschi" dall'estero, ma nel contempo sbarrare la porta a quelli "sporchi". Le premesse per una futura esplosione dell'economia cubana esistono. Esiste un sistema fiscale, anche se ancora "in fieri", che non potrà fare altro che adattarsi alle esigenze dell'imprenditore occidentale; esistono le infrastrutture necessarie all'insediamento di attività imprenditoriali e, soprattutto, esiste la volontà da parte delle autorità cubane di "aiutare" l'investitore a sbarcare nell'isola. Una cosa è certa: anche se le grandi multinazionali occidentali forse aspetteranno un pò prima di investire a Cuba, non è certo il caso di restare fermi a guardare. I giochi sono aperti e coloro che riusciranno a trarne il massimo profitto saranno sicuramente gli imprenditori che per primi "sbarcheranno" sull'isola. E ciò vuol dire che si può e si deve "puntare", anche subito, sul futuro dell'isola, precedendo di qualche "lunghezza" le scelte degli altri imprenditori. E anche se tali scelte devono essere più che meditate, valutando bene gli obiettivi di espansione aziendale, bisogna tener conto anche di un'altra cosa: il gioco si fa più "febbrile" quando la pallina comincia a girare. |