1995: NUMERO 4

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TAIWAN
PORTE PIU' APERTE AL BUSINESS

di A. Elena Pollari

GLI IMPRENDITORI, ANCHE NON RESIDENTI, POSSONO CONTARE SU NUMEROSE AGEVOLAZIONI E INCENTIVI FISCALI.

Taipei fa sognare gli imprenditori di mezzo mondo perchè il "made in Taiwan" piace, e molto, soprattutto per la possibilità di produrre determinati beni a costi estremamente bassi. Ed è proprio questa una delle principali ragioni che ha spinto le multinazionali occidentali ad "approdare" in estremo oriente.

Negli ultimi anni, la concorrenza degli altri Paesi orientali sotto il profilo del costo della manodopera, si è fatta sempre più agguerrita; basti pensare alla Cina o all'Indonesia dove il costo medio orario di un operaio specializzato è notevolmente più basso rispetto a Taiwan. Ciò non toglie che il Paese dell'estremo oriente continui a rimanere comunque ai vertici di questa particolare classifica grazie ad un rapporto qualità/prezzo eccellente.

A ciò si aggiunga che l'economia locale ha risentito positivamente del repentino sviluppo che l'industria ha registrato nel corso degli ultimi venti anni. Come in tutti gli altri Paesi industrializzati, infatti, il settore agricolo ha lasciato il posto a quello dell'industria e dei servizi passando dal 28% del Prodotto Interno Lordo nel '70 al 3,5% nel '90.

Le autorità governative locali, dal canto loro, non sono rimaste certo a guardare e hanno emanato una serie di norme agevolative al fine di facilitare l'insediamento di attività produttive in particolar modo da parte di imprenditori stranieri. Ed è proprio per incoraggiare l'afflusso di capitali freschi dall'estero che il Governo ha avviato, lo scorso anno, un articolato programma di incentivazione, aprendo agli investitori esteri settori che fino a pochi anni fa erano comunque vietati all'imprenditoria privata, e diminuendo contestualmente i tempi di approvazione dei progetti presentati.

Il tutto ha creato un clima decisamente favorevole all'insediamento di attività imprenditoriali da parte di soggetti privati. La riprova è nel settore finanziario che per primo ha risentito di tale cambiamento di rotta; basti pensare che nel corso del 1992 sono diventate operative ben 15 banche commerciali facenti capo a imprese private.

Ed è proprio in un contesto economico in continua evoluzione, come quello di Taiwan, che si inseriscono le nuove manovre promosse dalle autorità locali al fine di dare una "spinta decisiva" allo sviluppo del Paese. Tra queste merita sicuramente di essere menzionato lo "Statute for the Encouragement of Private Partecipation in Transportation Infrastructure Projects", di recente emanazione, che permette agli imprenditori privati, siano essi residenti o meno, di dar vita, tramite investimenti mirati, alle infrastrutture necessarie allo sviluppo del sistema dei trasporti locale; e non dimentichiamo che all'intervento del privato in tale settore era posto espresso divieto da parte delle autorità governative di Taiwan.

Al giorno d'oggi tale intervento non solo è concesso ma è addirittura incentivato tramite alcune agevolazioni di ordine fiscale e finanziario. Tra queste le più importanti sono rappresentate da:

a) finanziamenti per copertura degli interessi relativi a prestiti contratti dalla società appaltatrice per l'acquisizione dei beni strumentali all'avvio del progetto;

b) esenzione totale da imposte (tax holiday) per 5 anni;

c) concessione di un credito di imposta sugli investimenti effettuati;

d) totale esenzione da dazi doganali sull'importazione dei beni strumentali.

Una ulteriore conferma di questo progetto di rilancio dell'economia interna proviene dall'emanazione, nel gennaio del 1995, di una serie di norme agevolative che confluiscono in un unico programma denominato "Statute for Upgrading Industries" (S.U.I.) che, se non prorogato, produrrà i suoi effetti fino al 31 dicembre 1999. E' bene tuttavia specificare che, secondo tale programma, a beneficiare delle agevolazioni ivi previste saranno unicamente le imprese locali anche se interamente detenute da azionisti stranieri; da tali benefici sono infatti espressamente escluse le "branch" di società estere.

Secondo il programma potranno usufruire dei benefici previsti unicamente le imprese che rientrano in uno dei seguenti casi:

a) "Important Technological Industries" ossia le imprese impegnate nella produzione di beni ad alto contenuto tecnologico (ad es. apparecchi per le telecomunicazioni, produzione di strumenti medici ad alta precisione e di strumenti aerospaziali). Queste imprese, per poter accedere alle agevolazioni previste dallo "Statute for Upgrading Industries", dovranno necessariamente rispondere a determinati requisiti tra i quali merita di essere menzionato quello che richiede che non meno del 50% del capitale della società sia investito per acquisire beni strumentali all'esercizio dell'attività stessa;

b) "Important Investment Projects" ossia le imprese impegnate nello sviluppo di determinati progetti, diversi da quelli previsti per le "Important Technological Industries", sempreché siano ad alto livello qualitativo. Di volta in volta le autorità governative di Taiwan decideranno i criteri e le modalità attraverso le quali individuare i progetti che potranno accedere alle agevolazioni di natura fiscale previste dallo "Statute for Upgrading Industries".

Qualora la società, sia essa partecipata o meno da capitali stranieri, rientri in uno dei due casi appena prospettati sarà possibile per l'imprenditore scegliere due alternative:

1) un regime di totale esenzione da imposte per i primi cinque anni di attività. Qualora si opti per tale alternativa le autorità fiscali del Paese permettono alla società di "rinviare", ai fini della decorrenza del periodo di "tax holiday", la data d'inizio attività. E' tuttavia bene specificare che la data di inizio attività può essere rinviata per un periodo massimo di quattro anni, ed inoltre, tale decisione dovrà essere presa dall'assemblea degli azionisti entro due anni, decorrenti dal giorno in cui il "primo" bene è stato venduto ovvero il "primo" servizio è stato prestato; o in alternativa

2) un credito d'imposta pari, al massimo, al 20% dell'ammontare pagato per l'acquisizione dei beni strumentali all'esercizio dell'attività d'impresa.

A ciò si aggiunga che le imprese che rientrano in una delle due categorie previste dallo "Statute for Upgrading Industries" possono usufruire di ulteriori forme di sgravio fiscale che si concretizzano in:

- un ammortamento accelerato sul costo di acquisto dei beni utilizzati nella ricerca e sviluppo;

- un credito d'imposta, variabile da 5 al 20%, sull'ammontare investito nell'ambito della ricerca e sviluppo;

- un'imposizione ad aliquota ridotta (20%) sui dividendi percepiti da una società straniera i cui investimenti effettuati in territorio di Taiwan rispondano ai requisiti fissati dallo "Statute for Investment by Foreign Nationals".

L'insieme di queste agevolazioni ed il continuo evolversi del quadro normativo, che sempre più si adatta alle esigenze imprenditoriali del "privato", sembrano comunque più che sufficienti per fare di Taiwan una meta ideale per gli investitori occidentali. E se da una parte il clima odierno è più che favorevole all'insediamento di nuove attività imprenditoriali, dall'altra è facilmente ipotizzabile che in un prossimo futuro la situazione economica migliorerà ulteriormente.

E tale affermazione è, nella realtà di tutti i giorni, supportata dall'emanazione di ulteriori norme finalizzate proprio a facilitare l'ingresso di "nuove" imprese (in particolar modo quelle a partecipazione straniera) in "nuovi" mercati. La conferma è nei fatti; risale a meno di un anno fa la legge sulla liberalizzazione del settore finanziario ed assicurativo che permette agli imprenditori stranieri di costituire sia compagnie assicurative che banche commerciali, seppur con qualche limite. A ciò si aggiunga che è stato di recente innalzato, dal 5 al 10%, il tetto massimo di partecipazione da parte di un soggetto non residente in una società quotata. Per non parlare del preciso impegno preso dalla Commissione per i Titoli e la Borsa, di eliminare qualsiasi restrizione agli investimenti effettuati in valute estere.

Nel complesso appare quindi evidente come sia tuttora in atto, sia sotto il profilo fiscale che quello economico, un processo evolutivo che, se portato a compimento, non mancherà certo di produrre i risultati sperati. E se da una parte è vero che il ruolo dell'imprenditore straniero in una fase come questa è di fondamentale importanza, dall'altra le autorità governative di Taiwan dovranno necessariamente rivedere i propri rapporti con gli altri Paesi al fine di dar vita ad una fitta rete di Convenzioni contro le doppie imposizioni che renda ancora più "fluido" l'afflusso di capitali freschi dall'estero. In caso contrario tutti gli sforzi profusi dal Governo potrebbero essere stati vani.