1995: NUMERO 3

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REPUBBLICA CECA
UN FISCO INNOVATIVO A PROVA DI TRANSIZIONE.
di Nunzio Lanteri

LO SVILUPPO DI UN SISTEMA IMPOSITIVO ADEGUATO ALLE MUTATE ESIGENZE DELL'IMPRENDITORIA PRIVATA E' L'OBIETTIVO DEL GOVERNO CHE PROPONE ANCHE FINANZIAMENTI AGEVOLATI PER L'EXPORT.

Nata dalla scissione della ex Cecoslovacchia, avvenuta nel gennaio del 1993, la Repubblica Ceca sta affrontando con inaspettato vigore il nuovo corso economico e politico imposto dalla storia. Pur vivendo infatti un periodo di crisi, che attualmente si riflette in particolar modo sul settore industriale, il Paese sta cercando, a poco a poco, di rialzare la testa spingendo con forza l'acceleratore sulla strada della ripresa.

E che in tale contesto il ruolo dell'imprenditoria privata sia di fondamentale importanza le autorità ceche lo hanno capito; il fatto che il settore agricolo, molto sviluppato grazie ad una situazione morfologica favorevole, sia in fase di trasformazione e privatizzazione ne è la prova schiacciante. In verità il programma di privatizzazione delle imprese statali non rappresenta una vera e propria novità nell'ambito della politica economica della Repubblica Ceca; si è trattato solo infatti di rispolverare e mettere in atto i vecchi programmi di rilancio dell'economia interna già stabiliti dalla ex Cecoslovacchia e per troppo tempo tenuti "nascosti" nel cassetto.

Situazione analoga si è verificata nell'ambito fiscale. Già nel 1989 infatti era stato predisposto un ampio programma di riforma del sistema tributario finalizzato a favorire il processo di conversione all'economia di mercato; anche in tal caso però alle buone intenzioni, rimaste solo sulla carta, non hanno fatto seguito i programmi attuativi delle riforme.

E, forse, mai come in questo caso è valso il detto "di necessità virtù"; la profonda crisi economica che ha, nel corso degli ultimi anni, colpito il settore tessile, meccanico e metalmeccanico ha fatto sì che le autorità governative della Repubblica Ceca attuassero tutti quei programmi di sviluppo finalizzati ad incrementare gli investimenti, specialmente dall'estero, e a dare più ampio respiro ad un'economia che, ancora oggi, mal sopporta l'eccessivo peso di un evento verificatosi forse troppo repentinamente. Ed è proprio da qui che nasce l'esigenza di sviluppare un sistema fiscale adeguato alle mutate esigenze dell'imprenditoria privata; ma per fare questo lo Stato deve abbandonare il proprio ruolo di protagonista, facilitando il passaggio all'economia di mercato e favorendo l'afflusso di capitali freschi dall'estero. Ed in questo ambito il momento più delicato è sicuramente il periodo di transizione; ma la Repubblica Ceca si sta adoperando in modo da superarlo senza risentire dei traumi propri dei Paesi ex-socialisti.

La strada è sicuramente quella giusta; la conferma è negli indicatori economici in costante crescita. Per non parlare del tasso di disoccupazione che, attestandosi intorno al 4%, è il più basso se confrontato con quello degli altri Paesi europei. Secondo gli economisti più accreditati il boom economico della Repubblica Ceca è alle porte.

Ed è proprio su un mercato imprenditoriale come questo che, non risentendo ancora del "sovraffollamento" caratteristico delle economie occidentali, si deve focalizzare l'attenzione dell'investitore estero. Le autorità fiscali della ex Cecoslovacchia, dal canto loro, offrono un contributo allo sviluppo non irrilevante.

Basti pensare che, dal 1^ gennaio 1992, l'imprenditore straniero può costituire una propria controllata in territorio ceco alle stesse condizioni e con le stesse limitazioni imposte dalla legge al soggetto residente; e non è poco se si pensa che fino a pochi anni fa l'investitore straniero poteva operare in territorio cecoslovacco solo attraverso una "rappresentanza commerciale" previa autorizzazione del locale "Federal Ministry of Foreign Trade". Inoltre non era possibile per l'investitore straniero detenere la totalità delle azioni o quote di una società residente. Al giorno d'oggi le cose sono cambiate e, a parte alcune disposizioni ereditate dall'"ancien regime", non esistono limitazioni di sorta all'insediamento di attività produttive nel Paese da parte dell'imprenditore straniero; tuttavia ogni attività, condotta sia da soggetti residenti che stranieri, è soggetta a registrazione presso il locale Registro Commerciale.

Una volta soddisfatte tutte le formalità burocratiche, in verità alquanto ridotte in seguito alla scissione della ex Cecoslovacchia, la società acquisisce personalità giuridica e in quanto tale è assoggettata a tassazione su tutti i redditi ovunque percepiti (worldwide income); a tale disposizione fanno eccezione, come di consueto, i soggetti non residenti che al contrario vengono assoggettati a tassazione unicamente sui redditi percepiti e prodotti in territorio ceco.

In ogni caso i redditi prodotti dalle persone giuridiche vengono tassati ad aliquota fissa del 41%; e se da una parte tale aliquota si presenta superiore alla media di quelle applicate dagli altri Paesi dell'Est, dall'altra è da notare la totale assenza di qualsiasi imposizione a livello locale. Inoltre, per quanto riguarda le persone giuridiche di nuova costituzione totalmente o parzialmente partecipate da soggetti non residenti, è previsto, a partire dal gennaio 1993, un periodo di "tax holiday" per il primo anno di attività, ed un'imposizione sui redditi di impresa ad aliquota ridotta del 30% per i successivi due anni a condizione che la partecipazione straniera non sia inferiore al 30% ovvero abbia un valore di almeno un milione di marchi tedeschi.

A ciò si aggiunga che l'esenzione è estendibile anche ai due anni successivi qualora le seguenti condizioni siano entrambe soddisfatte:

a) non meno del 75% della forza lavorativa utilizzata dalla società a partecipazione straniera sia impiegata in zone in via di sviluppo;

b) i profitti maturati in capo alla società siano totalmente reinvestiti.

Anche qualora tali condizioni non siano soddisfatte le autorità fiscali possono accordare un periodo di "tax holiday" di due anni a decorrere dall'anno di inizio dell'attività d'impresa che, salvo prova contraria, coincide con l'anno di costituzione; è tuttavia bene specificare che l'esenzione viene automaticamente revocata qualora, nell'arco dei primi due anni di attività, l'impresa non svolga una vera e propria attività commerciale e, di conseguenza, non produca profitti di una certa consistenza.

Inoltre le società di nuova costituzione che producono redditi non inferiori ad un milione di corone (una corona corrisponde a circa 63 lire) possono negoziare dei ruling particolari con le autorità governative della Repubblica Ceca; in tale ipotesi però la durata dell'esenzione non è prefissata e, di conseguenza, è soggetta alla valutazione soggettiva, caso per caso, da parte delle autorità preposte. A ciò si aggiunga che, sempre alle società di nuova costituzione, e in tal caso non è rilevante che siano partecipate o meno da capitali stranieri, è concesso un credito d'imposta pari al 10% del costo di acquisto dei beni materiali strumentali all'esercizio dell'attività di impresa semprechè:

a) tali beni non siano utilizzati per un periodo superiore ai 183 giorni all'esterno della Repubblica Ceca;

b) l'effettivo beneficiario del credito di imposta sia il primo acquirente;

c) tali beni non siano ceduti o dati in locazione a terzi per tre anni a partire dalla data di acquisto.

Inoltre qualora nel primo anno di attività non fosse possibile utilizzare il credito d'imposta così determinato, è concesso il riporto a nuovo al fine di compensare le eventuali imposte dovute negli anni successivi.

Particolari agevolazioni fiscali sono previste per tutte le imprese che utilizzano, nel pieno rispetto della tutela ambientale, le risorse naturali; ricadono in tale fattispecie, ad esempio, i redditi prodotti da imprese che trattano biogas ovvero utilizzano energie geotermali, eoliche o solari. In tal caso l'impresa produttrice potrà beneficiare di una totale esenzione da imposte per il primo anno di attività e, qualora siano soddisfatti determinati requisiti, automaticamente per i successivi cinque.

Ma le sorprese non finiscono qui ! Accanto, infatti, alle tradizionali agevolazioni fiscali le autorità governative della Repubblica Ceca hanno affiancato una serie di incentivi che prevedono, tra l'altro, finanziamenti a tasso agevolato alle piccole e medie imprese, assenza di dazi all'esportazione per determinate categorie di beni, esenzione da Imposta sul Valore Aggiunto per le merci esportate da particolari zone in via di sviluppo. Sarà quindi possibile, ad esempio per un'impresa a partecipazione straniera che sia "export oriented", usufruire di una completa esenzione da dazi doganali, sia sull'importazione di materie prime che sull'esportazione dei prodotti finiti, secondo quanto stabilito dalla "Free Trade Zone Law" del 1992.

Non poche sono quindi le opportunità "fiscali" che il Governo ceco sta, non senza notevoli sacrifici, attualmente offrendo all'imprenditore "occidentale". A titolo di esempio ipotizziamo il caso di un investitore italiano che, nell'esigenza di ampliare la capacità produttiva della propria impresa, desideri impiantare in territorio ceco una propria controllata (subsidiary). Una volta ottenuto un "ruling" favorevole per la propria "subsidiary" il problema più importante che l'imprenditore dovrà affrontare sarà quello di "reimpatriare" nel proprio Paese i redditi prodotti.

Le alternative a disposizione dell'investitore italiano sono sostanzialmente due:

1) attuare un controllo diretto della "subsidiary"; ovvero

2) attuare un controllo "mediato" attraverso una "intermediate holding" situata, per ragioni che esamineremo in seguito, in un Paese membro della Comunità Europea.

Nel primo caso (Tab. A) la "madre" italiana vedrà assoggettati a tassazione solo il 40% di quanto percepito dalla propria controllata ceca, in virtù dell'applicazione del cd "beneficio di affiliazione"; il carico fiscale totale sui redditi del gruppo sarà quindi del 55,1%.

Sicuramente più conveniente è il discorso nell'eventualità in cui la madre italiana controlli la propria "subsidiary" ceca attraverso, ad esempio, una "intermediate holding" domiciliata in un Paese della Comunità Europea ( nel nostro caso la Svezia - Tab. B); in tal caso infatti non solo non viene applicata alcuna ritenuta alla fonte sulla distribuzione dei dividendi dalla figlia ceca alla propria madre svedese, ma, una volta in Svezia, tali redditi non vengono assoggettati ad alcuna imposizione in virtù dell'applicazione del principio della "partecipation exemption" così come stabilito dalla normativa interna. Non solo ! Usufruendo infatti della Direttiva CE 435/90 (madre-figlia) solo il 5% dei redditi distribuiti, sotto forma di dividendi, dalla "figlia" svedese saranno assoggettati ad imposizione in Italia; il carico fiscale totale sui redditi del gruppo sarà, in tal caso, appena del 42,1%. Un risultato piuttosto interessante; non c'è che dire !

L'insieme quindi di tutte le agevolazioni finora esposte, se "miscelate" con cura con gli incentivi di ordine finanziario offerti dal Paese, potranno da una parte offrire notevoli opportunità di sviluppo all'impresa che desideri internazionalizzare la propria attività e, dall'altra, far superare senza grossi traumi e con notevoli possibilità di successo il delicato periodo di crisi "transazionale" che la Repubblica Ceca sta attualmente vivendo.

 

Tabella A   Pagamento diretto di dividendi Repubblica Ceca - Italia

Profitti prodotti nella Repubblica Ceca prima delle imposte

100 -
Imposta sulle società (41.0%) 41.0 =
Dividendo netto 59.0 -
Ritenuta alla fonte (15,0%) 8.9 =
Dividendo lordo ricevuto in Italia 50.1

Credito per le imposte subite nella Repubblica Ceca ( 40% della ritenuta alla fonte subita = 3.5)

3.5
Imponibile in Italia ( 40% del lordo ricevuto) 23.6
Imposta sulle società in Italia (37%) 8.7

Imposta effettivamente pagata in Italia ( imposta sulle società - credito d'imposta)

5.2

Dividendo al netto delle imposte effettivamente pagate in Italia (50.1 - 5.2)

44.9

 

Tabella B  Pagamento di dividendi attraverso una società holding svedese

Profitti prodotti nella Repubblica Ceca prima delle imposte 100 -
Imposta sulle società (41.0%) 41.0 =
Dividendo netto 59.0 -
Ritenuta alla fonte (0.0%) 0 =
Dividendo lordo ricevuto in Svezia 59.0
Credito per le imposte sostenute nella Repubblica Ceca 0

Imponibile in Svezia (0% secondo il principio della "partecipation exemption")

0
Dividendo al netto delle imposte in Svezia 59.0
Ritenuta alla fonte (0% del dividendo da distr.) 0
Dividendo lordo ricevuto in Italia 59.0
Credito per le imposte sostenute in Svezia 0
Imponibile in Italia ( 5% del lordo ricevuto) 3.0
Imposta sulle società in Italia (37%) 1.1 -

Imposta effettivamente pagata in Italia ( imposta sulle società - credito d'imposta)

1.1

Dividendo al netto delle imposte effettivamente pagate in Italia (100 - 1.9)

57.9