| 1995: NUMERO 1 | TORNA ALL' INDICE GENERALE |
| BARBADOS UN "PARADISO" CON LE CONVENZIONI. di Elisabetta Massone VOLGE AL TERMINE LA STAGIONE DORATA DEI "TAX HAVEN". LE OPPORTUNITA' PER BANCHE E ASSICURAZIONI. La normativa "anti paradiso" dei principali Paesi industrializzati ha oramai raggiunto un notevole grado di maturità. In alcuni Paesi particolarmente avanzati in questo campo alla normativa originaria, basata solo su di una "black list" diretta ad individuare i Paesi con regime fiscale privilegiato, si è già sostituita una normativa più articolata che nel combattere le pratiche elusive non fa più riferimento alla localizzazione della controllata ma esclusivamente al regime fiscale effettivo al quale essa è assoggettata. Caratteristica distintiva di questa nuova normativa anti elusione è di ricomprendere nel proprio campo di intervento anche società collocate in Paesi assolutamente non classificabili come "paradisi fiscali" nei quali però una specifica normativa agevolativa consenta di usufruire di una regime fiscale di particolare favore. L'unica eccezione a questo nuovo regime anti elusivo - che trova nel Giappone il suo miglior interprete (Forum 3/94) e che si sta progressivamente estendendo a tutti i principali Paesi europei, è infatti recente la scelta anche di Finlandia, Danimarca e Spagna di aderire a questo nuovo regime anti elusivo già operativo in Francia, Germania e Gran Bretagna - è in alcuni casi rappresentato dalla presenza di una Convenzione contro le doppie imposizioni. La constatazione che il periodo d'oro per i "paradisi fiscali" tradizionali sta oramai volgendo al termine rende necessario un ripensamento da parte delle autorità fiscali ed amministrative di questi Paesi sul ruolo che essi dovranno svolgere nel mutato contesto internazionale. Di questa esigenza di rinnovamento rappresentano un chiaro esempio le Barbados che, con notevole lungimiranza, hanno abbandonato il ruolo di paradiso fiscale "puro" per assumerne uno che, pur non rinnegando il passato, sia più consono alla realtà economica odierna. Questo nuovo orientamento trova una precisa conferma sia nell'oramai avviata politica di incentivazione degli investimenti produttivi esteri che nella predisposizione, comunque ancora ben lungi dall'essere completata, di una rilevante rete di Convenzioni contro le doppie imposizioni con i principali Paesi industrializzati. Tali Convenzioni prevedono, in linea con i suggerimenti del OCSE, una progressiva riduzione dell'aliquota delle ritenute alla fonte a favore però, solo di quelle entità societarie assoggettate ad un regime fiscale normale, fermo restando che le tradizionali società offshore non potranno usufruire di quanto previsto dalle Convenzioni. Tra queste particolare importanza riveste quella del 1984 con gli Stati Uniti che è stata di recente (1° gennaio 1994) integrata dall'entrata in vigore di un importante Protocollo, che per le sue caratteristiche, rappresenta un importante elemento per contribuire a fare delle Barbados un efficace "trampolino di lancio" per operare negli Stati Uniti. Obiettivo delle autorità fiscali delle Barbados è quindi oggi soprattutto quello di contribuire a stimolare la crescita di attività economiche alternative a quelle bancarie ed assicurative che da lungo tempo oramai rappresentano uno dei principali motivi di attrazione per gli operatori economici stranieri. E che questa scelta possa rappresentare il futuro dell'Isola è testimoniato anche dalla scelta di una importante compagnia aerea statunitense di localizzare il proprio centro informatico alle Barbados usufruendo in tal modo dell'efficiente sistema di telecomunicazioni del quale il Paese si è recentemente dotato nonché di quanto previsto dal nuovo Protocollo con gli USA, sottoscritto già nel 1991, in materia di ritenuta alla fonte sui pagamenti di interessi e royalty ridotte dal precedente 12,5 al 5% odierno. Restano però escluse dai benefici sia di questa che delle altre Convenzioni sottoscritte dalle Barbados le cosiddette IBC (International Business Company), società assoggettate ad imposizione sul reddito prodotto con aliquota del 2,5%, esenti da imposte sui capital gain e di norma escluse da qualsiasi controllo sui cambi. Tuttavia il recente Protocollo con gli Stati Uniti ha in qualche modo ridotto la portata di tale esclusione prevedendo alcune specifiche eccezioni. Ad esempio, qualora una IBC pur producendo un reddito negli Stati Uniti disponga di una stabile organizzazione effettivamente operativa nell'Isola, la quale si riveli indispensabile per l'attività svolta negli USA, potrà usufruire di quanto previsto dalla Convenzione fra i due Stati. Al fine di chiarire la maggior parte dei possibili dubbi interpretativi relativi a questa Convenzione, al relativo Protocollo è stato affiancato un "Memorandum of Understanding" destinato a fornire le corrette chiavi di lettura di quanto previsto dalla Convenzione stessa. In particolare esso prevede che una società residente nelle Barbados, controllata da persone fisiche o giuridiche residenti all'estero, che svolga la propria attività nell'Isola e che produca il proprio reddito negli Stati Uniti pur senza avere una propria stabile organizzazione in questo Paese, potrà usufruire delle agevolazioni previste dalla Convenzione. Ulteriori positivi effetti delle modifiche apportate alla Convezione fra Barbados e Stati Uniti interessano le "banche offshore" e le "assicurazioni esenti" con sede nelle Barbados, ove le strutture di questo tipo sono assoggettate ad una specifica normativa, del 1983 per le assicurazioni e del 1979 per le banche, che in entrambi i casi prevedono un regime impositivo di particolare favore, non dissimile da quello delle IBC (per le società assicurative il regime è addirittura di sostanziale esenzione fiscale ad eccezione di una modesta imposta di registro). In particolare, secondo quanto previsto dal citato Protocollo, una "banca offshore" delle Barbados che abbia aperto una linea di credito a favore di una soggetto residente negli Stati Uniti avrà diritto di ricevere i relativi interessi vedendoli assoggettati alla ritenuta convenzionale del 5% in luogo di quella del 30% prevista dalla previgente normativa. Non dissimili sono i vantaggi dei quali possono usufruire le cosiddette "assicurazioni esenti", in sostanza assicurazioni "captive", che qualora abbiano investito parte del proprio attivo in società statunitensi potranno ricevere i relativi dividendi vedendoli assoggettati solo ad una ritenuta del 5% (oppure del 15% nel caso l'investimento si possa classificare come di "portfolio investment" ossia sia relativo solo ad una piccola partecipazione di minoranza) in luogo della precedente ritenuta del 30%. Alla luce di queste considerazioni appare evidente come le Barbados, anche grazie alla propria rete di Convenzioni contro le doppie imposizioni, unico Paese tra quelli dell'area caraibica ad aver fatto una scelta di questo tipo, possano rappresentare non solo un utile "trampolino di lancio" per operare negli Stati Uniti ma anche una scelta razionale sia per insediarvi attività collaterali alla presenza diretta negli USA che per operare in altri Paesi con i quali siano in vigore Convenzioni con caratteristiche non dissimili da quella, integrata dal recente Protocollo, sottoscritta con gli USA. Per gli operatori italiani un ostacolo al possesso diretto di una partecipazione in una IBC o in una società assicurativa "esente" è però senz'altro rappresentato dalla nota normativa anti paradiso del nostro Paese che se da un lato, salvo prova contraria, non riconosce le spese provenienti da una controllata residente in un Paese rientrante nella "black list" predisposta dal nostro ministero delle Finanze, e le Barbados rientrano, anche se solo con riferimento a queste due forme societarie in questa "lista nera"; dall'altro non consente alla controllante italiana, in questo caso senza la possibilità di fornire una prova contraria, di godere del beneficio d'affiliazione sui dividendi provenienti dalla controllata nelle Barbados. Peraltro, pur in presenza di tale normativa, l'utilità di usufruire di una base operativa nelle Barbados per operare negli USA può essere tale che, soprattutto per un gruppo con interessi in molteplici Paesi, potrà essere utile ricorrere ad una "holding", ad esempio collocata in Olanda, per controllare una società in questa isola caraibica, interessante non solo per il turista ma anche per l'imprenditore alla ricerca di nuove opportunità che gli consentano di affrontare in modo più competitivo il difficile mercato statunitense. |