| 1995: NUMERO 1 | TORNA ALL' INDICE GENERALE |
UCRAINA LE RIFORME TRIBUTARIE SONO IL PERNO DEL NUOVO CORSO. LO SCOGLIO E' DOVUTO ALLA VECCHIA CULTURA STATALISTA. Investire in Ucraina; nel recente passato nessun imprenditore occidentale avrebbe mai pensato che fosse possibile. Eppure, bisogna prenderne atto; l'ondata di repentini cambiamenti che negli ultimi anni ha investito l'ex Unione Sovietica, rende oggi fattibile ciò che fino al decennio scorso non era neanche lontanamente ipotizzabile. In linea con la sua dichiarazione d'indipendenza, questo nuovo Stato sta cercando di portare a termine un lungo e faticoso processo di rinnovamento, già iniziato nel 1991; e lo fa con un insolito vigore, realizzando importanti riforme fiscali ed economiche in modo da rendersi maggiormente appetibile agli occhi dell'investitore occidentale. Ma se da un lato tale processo di rinnovamento non può che dare "ossigeno" all'economia interna, dall'altro, bisogna fare i conti con il passato; rompere definitivamente con una cultura basata sul ruolo centrale dello Stato è un passaggio molto delicato da affrontare con le dovute cautele. La strada, però, sembra essere quella giusta. Tuttavia, oltre che con il passato, bisogna fare i conti anche con l'inesperienza, sotto il profilo economico, dei Paesi dell'Est: aprire nuove frontiere per incoraggiare le imprese occidentali ad investire in un terreno "sconosciuto" all'imprenditoria privata può non bastare. Ed allora gioca un ruolo di fondamentale importanza il sistema "fisco" che, se amministrato come si deve, può portare ai risultati sperati. Le autorità governative dell'Ucraina lo hanno capito e, attraverso la promulgazione della "Law on the Taxation System" nel giugno del 1991, riaffermando la sovranità della "Supreme Rada", il parlamento locale, sull'emanazione di norme riguardanti il regime fiscale applicabile nel proprio territorio, hanno intrapreso il lungo e difficile cammino verso l'economia di mercato. Allo stato attuale, però, regna un clima di notevole incertezza. Infatti per ben quattro volte, nel giro di due anni, le norme che regolano la tassazione delle imprese hanno subito cambiamenti sostanziali; si è passati da un'aliquota del 35% sui profitti nel '92, ad una del 18% sui redditi all'inizio del '93 e poi, di nuovo, al 22% sui profitti dopo appena pochi mesi. Di pari passo sono andate le leggi volte ad incentivare gli investimenti dall'estero e ad attirare i capitali stranieri verso determinate aree depresse o verso particolari settori economici attualmente in crisi. In tal senso di particolare interesse è il "Decree on the Regime for Foreign Investments" del 20 maggio 1993 che, prendendo spunto dalla "Law on Foreign Investment" (Legge sugli investimenti stranieri) del 13 marzo 1992, offre particolari agevolazioni alle imprese residenti partecipate da azionisti stranieri. Il decreto in oggetto prevede un periodo di "tax holiday" di 5 anni, dalla data di effettuazione dell'investimento, per tutte le imprese che, indipendentemente dal settore di attività, soddisfino i seguenti requisiti: - partecipazione del socio straniero non inferiore al 20% del capitale della società residente e, comunque, non inferiore a 500.000 dollari statunitensi se il conferimento avviene in denaro, ovvero non inferiore a 50.000 dollari se il conferimento è effettuato tramite l'apporto di beni materiali od immateriali; - la partecipazione, oggetto dell'investimento, non deve essere ceduta per almeno 5 anni. A ciò si aggiunga che nel dicembre del 1993 il Parlamento ucraino ha approvato il "Government Programme for Encouraging Foreign Investment in Ukraine" che offre ulteriori agevolazioni alle imprese impegnate in settori strategici per l'economia del Paese, quali quello nucleare, quello energetico e quello manifatturiero. Secondo il programma le imprese a partecipazione straniera, che già soddisfano i requisiti fissati dal "Decree on the Regime for Foreign Investments", possono usufruire di un ulteriore periodo di "tax holiday" se, oltre a creare nuovi posti di lavoro, utilizzano processi produttivi ad alto contenuto tecnologico ed a basso consumo di energia. Sempre secondo il programma, il periodo di esenzione dall'imposta sui redditi delle persone giuridiche sarà commisurato all'ammontare di capitale investito, sotto forma di partecipazione, nella società residente. Di conseguenza il "tax holiday" potrà essere esteso di: - 1 anno per investimenti inferiori a 500.000 US$; - 2 anni per investimenti compresi tra 500.000 e 5.000.000 US$; - 3 anni per investimenti compresi tra i 5 ed i 50 milioni di US$; - 5 anni per investimenti superiori a 50 milioni di US$. In tal modo sarà possibile, per le imprese di grandi dimensioni, estendere il periodo di "tax holiday" fino a 10 anni; è comunque bene specificare che tale agevolazione è subordinata al rilascio di un'apposita autorizzazione da parte delle autorità governative locali. Una volta ottenuta l'approvazione la società potrà beneficiare di un ulteriore incentivo fiscale che si sostanzia nel rimborso dei dazi doganali pagati sui beni importati dall'impresa stessa; il rimborso è pari al 50% del dazio pagato sull'importazione di beni strumentali all'esercizio dell'attività d'impresa, ed è del 100% sull'importazione delle materie prime. A ciò si aggiunga che anche le "joint venture" possono beneficiare delle medesime agevolazioni fiscali concesse alle imprese a partecipazione straniera. Inoltre anche nel caso in cui non soddisfino i requisiti fissati dal "Decree on Foreign Investment", alle "joint venture", partecipate per almeno il 30% da capitali stranieri e che operano nei settori manifatturiero ed agricolo, verrà applicata un'aliquota d'imposta sugli utili d'esercizio ridotta al 15%. Sono questi una serie di incentivi che se da una parte testimoniano la capacità di adattamento dell'Ucraina alla nuova condizione di Stato indipendente, dall'altra non potranno portare ai risultati sperati se non inseriti nell'ambito di una manovra unitaria di riforma, non solo fiscale, ma anche socio-economica. Solo in tal modo, infatti, sarà possibile per l'Ucraina fare un "salto di qualità", disancorando l'economia dall'attuale stato di crisi e creando quindi le condizioni favorevoli all'insediamento di nuove attività di stampo imprenditoriale. Tuttavia non bisogna dimenticare che esistono ancora delle disposizioni ereditate dall'"ancien regime" che, qualora non contrastino con le norme emanate a seguito della dichiarazione d'indipendenza, continuano a produrre la loro efficacia; basti pensare che tutte le iniziative private sono subordinate al "benestare" delle autorità governative preposte che, dopo averle esaminate caso per caso, rilasciano un'apposita autorizzazione. Ciò non può che rappresentare un notevole svantaggio data la proverbiale lentezza dell'apparato burocratico dell'ex Unione Sovietica. Ma c'è anche un rovescio della medaglia; in linea con il principio di continuità tra le vecchie e le nuove norme, il Governo ucraino ha deciso di onorare anche le Convezioni contro le doppie imposizioni già sottoscritte dall'ex URSS con gli altri Paesi occidentali; e non è poco se si pensa che, data la nascita abbastanza recente di questo Stato, le Convenzioni sottoscritte fino ad oggi sono appena due (Stati Uniti ed Inghilterra). In linea generale, comunque, il trasferimento degli utili sotto forma di dividendi da una società controllata ucraina alla propria madre estera è assoggettato ad una ritenuta alla fonte del 15% a meno che la Convenzione non disponga diversamente; ma la cosa più singolare è che anche i dividendi in entrata, cioè quelli distribuiti dalla partecipata estera alla controllante ucraina, scontano una ritenuta del 15%. Nel complesso appare quindi evidente come sia in atto, sotto il profilo fiscale, un processo evolutivo che ben presto porterà il nuovo Paese dell'Est alla ribalta nello scenario economico asiatico. Le premesse ci sono; il settore pubblico, però, dovrà necessariamente passare il testimone al privato. Il "terremoto" politico c'è già stato; adesso sono necessarie solo alcune piccole "scosse di assestamento". |