1993: NUMERO 5

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NORVEGIA
agevolazioni tra i fiordi
di Nunzio Lanteri

II Presidente del Consiglio Ciampi, lo scorso 29 ottobre, ha proposto ai partner europei la costituzione di un comitato di saggi che si occupi di studiare gli adattamenti istituzionali necessari al progetto di inclusione nella Comunità europea di tre Paesi più uno. I tre sicuri sono la Svezia, la Finlandia, l'Austria. Quello probabile è la Norvegia. Molto probabile, perché non è certo necessario ricorrere ad elaborate indagini per scoprire che oggi la Norvegia è senza dubbio una nazione in "buona salute".

Dopo la grave recessione del 1988, causata dall'improvviso ribasso dei prezzi del petrolio, il Paese si è impegnato al massimo per ripristinare la situazione precedente, con risultati al di sopra di ogni più rosea previsione e con prospettive di ulteriore crescita per i prossimi anni. Con tassi di disoccupazione e di inflazione tra i più bassi d'Europa, un saggio di crescita della domanda aggregata nazionale di circa il 2% annuo (con previsione di ulteriori incrementi), un reddito pro-capite di 13.215 dollari annui ed un livello medio di redditività del capitale investito per l'industria di circa il 20% annuo, la Norvegia sembra una meta ideale - per stabilità, affidabilità e per l'esistenza di oltre 30 trattati contro le doppie imposizioni - per gli imprenditori stranieri intenzionati a costituire joint ventures con partners locali.

II settore petrolifero è senza dubbio il polo trainante nell'economia del Paese scandinavo. Accanto ad esso, grazie alla grande disponibilità di risorse idroelettriche, si sono sviluppati anche il settore elettrochimico ed elettrometallurgico. Una struttura industriale che ha creato una consistente domanda di macchinari, apparecchiature e di componenti per una maggiore automazione delle attività produttive che, prodotti in numero insufficiente in Norvegia, vengono importati in gran quantità dall'estero. Questa carenza ha attirato l'attenzione di molti imprenditori stranieri interessati al mercato norvegese, infatti circa il 50% del totale degli investimenti stranieri in Norvegia riguarda macchinari, apparecchiature e componentistica.

La Norvegia- può essere utile precisarlo - non fa parte della CEE, avendo bocciato la proposta di adesione con un referendum nel 1972, ma è parte di quel gruppo di Paesi (Austria, Finlandia, Islanda, Liechtenstein, Svezia, Svizzera) che hanno aderito all'EFTA (European Free Trade Association, zona di libero scambio realizzata attraverso l'abolizione di barriere doganali tra i suddetti Paesi). Proprio grazie all'EFTA si è verificato il notevole sviluppo nei Paesi scandinavi che hanno visto crescere le loro reciproche relazioni commerciali ad una velocità doppia rispetto a quelle con la CEE.

Solo recentemente le relazioni tra Norvegia e CEE si sono ravvivate, grazie all'intensificarsi dei rapporti tra i Paesi aderenti all'EFTA e quelli aderenti alla CEE culminati il 2 Maggio 1992 nell'accordo di Porto che ha previsto, sin dal 1 gennaio 1993 (anche se in regime transitorio), la creazione di uno Spazio Economico Europeo (SEE) all'interno del quale sono previste per i suddetti Paesi "eguali condizioni di concorrenza, eguali vantaggi e svantaggi, diritti ed obblighi", da realizzarsi attraverso la libera circolazione di beni, servizi, persone e capitali. Va inoltre segnalato che la Norvegia ha aderito alle tre Convenzioni del Nord (tra i Paesi del Nord Europa: Islanda, Finlandia, Svezia e Danimarca), volte a disciplinare le relazioni economiche tra detti Paesi, attraverso l'eliminazione della doppia imposizione nelle loro reciproche relazioni economiche e in materia successoria, nonché attraverso l'offerta ai contribuenti dei diversi Stati aderenti alle Convenzioni di una mutua assistenza in materia fiscale.

In tale contesto è la Danimarca che si trova in una posizione di particolare importanza dal punto di vista del pianificatore fiscale: essa, infatti, oltre ad aver sottoscritto le tre Convenzioni del Nord è anche un Paese membro della CEE. La Danimarca, quindi, potendo usufruire tanto delle Convenzioni del Nord, quanto dello status di Paese appartenente alla CEE può rappresentare un valido "ponte" fra la Comunità Europea e i Paesi scandinavi. In particolare essa consentirà agli imprenditori di Paesi appartenenti alla CEE che investano in Norvegia per il tramite di una stabile organizzazione in Danimarca, di beneficiare di interessanti possibilità di risparmio fiscale.

Di rilievo sono anche le opportunità di risparmio fiscale offerte dai trattati contro le doppie imposizioni sottoscritti dalla Norvegia con Olanda e Irlanda. Infatti, a parte la ritenuta d'acconto rispettivamente del 15% e del 10% sulla distribuzione di dividendi dalla società controllata in Norvegia alle società controllanti nei rispettivi Paesi, di particolare importanza è la possibilità di evitare tale ritenuta qualora la società percipiente abbia una partecipazione di almeno il 25% nella società controllata.

Ma a parte i benefici realizzabili attraverso lo studio della rete dei trattati sottoscritti dalla Norvegia e quindi con l'individuazione dei percorsi più favorevoli dal punto di vista fiscale, è particolarmente interessante approfondire la realtà che un imprenditore straniero deve affrontare nel momento in cui decide di investire in Norvegia. Le leggi norvegesi che regolano la formazione di capitali non pongono limiti alle partecipazioni straniere al capitale di un'impresa. Tali partecipazioni frequentemente raggiungono e addirittura superano il 90% del capitale sociale. Per gli investimenti stranieri è prevista l'approvazione (normalmente accordata) da parte della Banca di Norvegia, necessaria per poter trasferire i capitali stranieri sul posto. E' inoltre obbligatorio che i direttori (per le filiali) ed il consiglio di amministrazione (per le società controllate) siano formati per almeno il 50% da persone residenti in Norvegia da non meno di due anni.

Va detto, però, che società con almeno uno straniero nel consiglio d'amministrazione o con partecipazioni straniere superiori al 33,3% del capitale sono considerate straniere e devono quindi sottostare ad alcune particolari limitazioni. Gli individui e le società straniere hanno bisogno di un'autorizzazione da parte del governo norvegese per poter effettuare determinate transazioni quali l'acquisto o la conclusione di contratti d'affitto di lunga durata di proprietà immobiliari (oltre 10 anni), oppure l'acquisto di una quota prefissata di società norvegesi che a loro volta possiedano beni immobili. Le società non residenti in Norvegia sono sottoposte in questo Paese alle locali imposte sui redditi se l'attività svolta è esercitata e diretta in territorio norvegese. Tuttavia nel caso in cui la Norvegia abbia sottoscritto un trattato contro le doppie imposizioni, saranno tassati sul posto solo quei redditi che siano direttamente imputabili a stabili organizzazioni residenti nel Paese. Sia le società che le filiali norvegesi controllate da società straniere sono tassate in Norvegia sulla base del loro reddito ivi prodotto ad una aliquota del 28%, e sul loro capitale netto con l'aliquota dell'1,3% (fatta eccezione per tutte le società di capitale).

Per quanto riguarda la ritenuta d'acconto sui dividendi, essa non è in genere prevista per le filiali che trasferiscono i loro profitti alla casa madre all'estero. Diversamente dalle società per le quali è prevista, in assenza di trattati, una ritenuta del 25% sui dividendi trasferiti ad azionisti o società estere (interessi e royalty ne sono esenti). Aliquote minori sono previste dalle convenzioni contro le doppie imposizioni (Italia, 15%). Per quanto riguarda invece incentivi e sovvenzioni speciali, bisogna purtroppo sottolineare come dal 1 gennaio 1992 esse siano state in gran parte abolite impedendo quindi l'accesso ai precedenti fondi di sviluppo regionali, nonché alle sovvenzioni previste per chi investiva una somma minima prefissata (30.000 Kr) in determinate attività.

Va comunque detto che pur in mancanza di tali agevolazioni la situazione fiscale norvegese rimane pur sempre favorevole in quanto l'aliquota dell'imposta sui redditi delle società è passata dal precedente 50,8% all'odierno 28%. Dall'insieme di queste osservazioni la Norvegia si presenta, per stabilità e tenore di vita, senz'altro come un mercato molto interessante e soprattutto come un Paese in grado di attirare imprenditori stranieri.

In questo quadro positivo resta comunque auspicabile la reintroduzione di almeno alcune delle agevolazioni fiscali presenti nel passato, in particolare se articolate per settore economico o per regione, allo scopo di attirare una sempre maggior quantità di investimenti esteri che altri Paesi, anche vicini, tentano di conquistarsi utilizzando ampiamente anche lo strumento degli incentivi di ordine fiscale.