1993: NUMERO 3

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CEE
l'armonizzazione delle imposte sulle società nei Paesi della Comunità
di Enrico Santoro

Liberalizzazione valutaria e mercato dei capitali "globale". Questi due fatti, che hanno caratterizzato l'economia degli anni Ottanta e condizioneranno quella degli anni Novanta rendono "strategiche" le politiche fiscali. Gli elementi impositivi, infatti, influenzano sensibilmente i flussi di investimenti tra diversi paesi. Le stesse scelte di allocazione dei capitali possono essere - e spesso sono distorte dall'esistenza di imposte societarie particolarmente esose che riescono a condizionare l'imprenditore più di altri fattori, quali la situazione economica, il costo del capitale, la redditività dell'investimento, la presenza di aiuti pubblici agli investimenti, la bontà delle infrastrutture.

L'altezza delle aliquote, I'entità delle detrazioni d'imposta, la deducibilità degli interessi passivi o delle quote d'ammortamento possono essere fattori determinanti per un investimento in un paese piuttosto che in un altro. Dato per acquisito questo fatto ci si può chiedere se lo sviluppo economico può essere perseguito meglio lasciando in concorrenza i vari sistemi fiscali, cioè lasciando che sia la quantità dei capitali attratti da un sistema fiscale favorevole a premiarlo sufficientemente, costringendo i sistemi fiscali concorrenti ad adeguarsi. Oppure se non sia preferibile la ricerca esasperata di una armonizzazione fiscale, che arrivi al punto di inibire l'esigenza che i singoli paesi presentano, di godere dell'autonomia impositiva sufficiente a garantirli dal rischio di non riuscire a proteggere la propria base imponibile e quindi l'equilibrio dei conti pubblici.

Numerosi e qualificati sono gli studi compiuti per esaminare quanto le differenze impositive in capo alle società possono influenzare un'ottima allocazione degli investimenti, la formazione del capitale fisso, i movimenti di capitali; il Rapporto OCSE, il Rapporto Ruding, il Rapporto Treasury degli Usa, il Rapporto dell'Institute for Fiscal Studies (vedi Forum n.l/91) sono alcuni dei più importanti. Questi rapporti provano (vedi tabelle) che esiste una differenza notevole a livello CEE sia per quanto riguarda l'entità del gettito delle imposte societarie in percentuale del pil, sia per quanto concerne le differenze tra le singole aliquote, la base imponibile, le trattenute sui dividendi, il trattamento dei capital gains, i metodi di consolidamento a fini fiscali dei profitti, gli incentivi e le agevolazioni, l'esistenza o meno di ulteriori tributi locali. Queste differenze possono modificare sensibilmente ogni decisione di investimento.

E serve a poco sottolineare che negli anni Ottanta si è verificato un fenomeno di progressiva convergenza tra i vari sistemi fiscali, peraltro attenuatosi nell'ultimo periodo, che si è sostanziato soprattutto attraverso l'abolizione di alcune trattenute impositive - prevalentemente in Olanda, Danimarca, Gran Bretagna e Lussemburgo - nonché mediante l'adozione di sistemi per ridurre o eliminare la doppia tassazione. Restano in piedi infatti - come prova un'indagine presentata recentemente nel corso di un convegno organizzato dall'Iscona - rilevanti differenze nell'utilizzo degli incentivi fiscali, nel trattamento delle perdite, nella valutazione ai fini tributari della contabilità commerciale e di quella fiscale, nei sistemi di ammortamento.

Se si vanno a fare i conti si scopre che l'aliquota effettiva di tassazione nei diversi paesi della CEE - che si ottiene sommando all'imposta ufficiale tutti gli elementi che nella sostanza contribuiscono ad aumentarla, come ad esempio l'aggiunta ad una tassa pagata dalla società di un ulteriore tributo pagato dall'azionista - differisce sensibilmente.

II calcolo conduce ad osservare che il sistema di tassazione può disincentivare gli investimenti e che il sistema di tassazione sulle persone fisiche e quello sulle persone giuridiche di fatto possono interagire fra loro. Un aliquota effettiva, dunque, è costituita dal confluire su uno stesso dato di diversi fattori quali le aliquote societarie, le imposte personali, sui capital gain, sui redditi da capitale, il trattamento degli ammortamenti e così via. L'aliquota effettiva, nondimeno, varia da Paese a Paese, a seconda del tipo di attività svolta dall'impresa e del tipo di finanziamento richiesto. 

TAB.1 - IMPOSTE SUL REDDITO SOCIETARIO IN % DEL PIL
PAESI 1980 1989
Belgio 2.5 3.0
Danimarca 1.5 2.1
Francia 2.1 2.4
Germania 2.1 2.1
Gran Bretagna 2.9 4.5
Grecia 1.1 1.5
Irlanda 1.5 1.3
Italia 2.4 3.8
Lussemburgo 6.8 7.5
Olanda 3.0 3.5
Portogallo - 1.4
Spagna 1.2 3.0
Fonte: Oecd. Revenue Statistics of Oecd Member Countries, Paris - 1991

Alcune simulazioni compiute sulla base del sistema impositivo vigente nel 1990 mostrano le diversità nella tassazione effettiva del reddito di capitale che possono essere calcolate in presenza di un finanziamento con azioni o di un finanziamento con ricorso all'indebitamento e in presenza di alcuni scenari diversi - legati al sistema fiscale attuale (ipotesi 1), all'armonizzazione della base imponibile a livello CEE (ipotesi 2), all'armonizzazione delle aliquote e della base imponibile (ipotesi 3), all'armonizzazione di aliquote, base imponibile e sistema comune di imputazione (ipotesi 4), all'armonizzazione delle aliquote, eliminazione di imposte basate sul capitale e sistema comune di imputazione (ipotesi 5), alla completa armonizzazione (ipotesi 6). Si scopre che finanziarsi indebitandosi, per lo più, conviene.

TAB.2 - IMPOSTE SUL REDDITO SOCIETARIO IN % DELLE ENTRATE TOTALI
PAESI 1980 1990
Belgio 5.7 6.7 (*)
Danimarca 3.2 3.0
Francia 5.1 5.0
Germania 5.5 5.0
Gran Bretagna 8.3 17.0
Grecia 3.8 4.6 (*)
Irlanda 4.5 4.0
Italia 7.8 10.1 (*)
Lussemburgo 16.5 17.7 (*)
Olanda 6.6 8.0
Portogallo - 7.0
Spagna 5.1 8.6
(*) Dati 1989
Fonte: Oecd. Revenue Statistics of Oecd Member Countries, Paris - 1991

Lo stesso OCSE sottolinea che si tende a favorire questa formula. Esistono situazioni in cui vige la deducibilità dei pagamenti con interessi; altre in cui l'imposta societaria in caso di finanziamento con debito è neutrale o favorevole all'investimento, e quella del finanziamento con azioni è più onerosa. L'OCSE arriva a stigmatizzare questa tendenza, rimarcando che essa può mettere in pericolo la stabilità finanziaria del settore imprese stimolando queste ultime a ricorrere all'indebitamento.

Alcune distorsioni potrebbero essere eliminate mettendo in competizione i vari sistemi fiscali? L'interrogativo è d'obbligo. Da un lato si sostiene che tale scelta potrebbe creare stabilità, conducendo gradualmente ad uniformità di incentivi, ad abbassamento di aliquote. Dall'altro si ricorda che la riduzione del gettito dell'imposta societaria per un bilancio statale può essere perniciosa e condurre alla tassazione di altri fattori come il lavoro, creando altri tipi di distorsioni.

Per ora la CEE si muove con prudenza. Mentre a Bruxelles venivano approvate tre direttive: sulle fusioni, sulla convenzione d'arbitraggio e sulle società madre/figlia, che puntano verso l'armonizzazione, veniva dato il via al lavoro del Comitato presieduto da Otto Ruding. Ne è venuto fuori un rapporto - il Rapporto Ruding - secondo cui le differenze nella tassazione societaria comportano distorsioni "ampie" nel funzionamento del mercato comune e nelle decisioni di investimento che la competizione fiscale non è in grado di rimuovere. Di qui la necessità di adottare provvedimenti di riforma in tre fasi. Nella prima andrebbe ulteriormente ampliata la direttiva madre/figlia consentendo un'ancor più libera distribuzione dei profitti tra le frontiere, andrebbe migliorata la convenzione d'arbitraggio sul modello vigente in Usa, andrebbero abolite le trattenute su interessi e royalty nella CEE, andrebbero compensate perdite e profitti anche in paesi diversi, andrebbe creata una nuova rete di trattati bilaterali sulla doppia tassazione nella CEE. Nella seconda e nella terza fase - dice il Rapporto Ruding - andrebbero armonizzate la base imponibile e le regole per determinarla nonché le norme di tassazione dei capital gains.

La CEE però è meno "stringente". Punta ad un'armonizzazione meno forte e ad un maggior ruolo del principio di sussidiarietà poiché le forze di mercato e la concorrenza fra sistemi-paese di fatto crea la tendenza alla convergenza. La CEE però concorda sull'esigenza di eliminare subito le doppie imposizioni - in questo senso vanno le recenti Direttive su fusioni e società madre/figlia - e di eliminare le distorsioni. Con un processo graduale, poiché queste ultime, che mettono in pericolo il mercato interno, e che sono determinate dalle diversità sulle imposte societarie, a loro volta favoriscono possibilità di elusione ed evasione. Ma non possono essere eliminate di colpo senza che si tenga conto delle caratteristiche dei sistemi economici e degli obiettivi della politica economica degli Stati che le hanno create.